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venerdì 16 settembre 2022

Letture - 499

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Marta Abba – “Figlia-musa-amante” definisce Annamaria Andreoli – introduzione a “L’attrice ideale. Marta Abba nella vita e nell’arte di Luigi Pirandello” - la venticinquenne attrice milanese molto determinata e carrierista, del sessantaduenne Pirandello, che per lei si svenerà, creando e finanziando a perdere un Teatro d’Arte a Roma. Amante, per la verità, molto platonica – Abba era frigida, perlomeno con Pirandello. La stessa Andreoli commenta che “Pirandello compensa la castità con i gesti plateali”. E riprende una lettera del figlio Stefano: “Gli sembra che se non dovesse aiutare la sig.na Abba a mettersi la pelliccia o non si precipitasse ad aprirle la porta quando entra ed esce da una stanza, ella dovrebbe morire di freddo o restar chiusa tutta la vita nella stanza medesima”.
 
Bamboccioni – Pirandello e D’Annunzio mantenevano i figli anche in età adulta. Pirandello con qualche sacrificio, che lamentava: aveva “ripudiato” la figlia Lietta, per le esose pretese dotali del marito, il diplomatico cileno Manuel Aguirre, ma manteneva i figli Stefano, scrittore, e Fausto, pittore. Di cui lamentava per lettera, il 19 marzo 1929: “Non possono pretendere che io, a sessantadue anni, seguiti a lavorare giorno per giorno per mantenerli come quand’erano bambini  e io avevo trent’anni; trent’anni, ora, li hanno loro”.
D’Annunzio ha mantenuto i quattro figli fin verso i quarant’anni, con assegni mensili – che definiva “mestruali” (aveva tre figli maschi, Mario, Gabriellino e Ugo Veniero, oltre all’ultimogenita Renata).
 
Codici – Gli scribi non lasciavano spazi tra un parola e l’altra, nota Philip K. Dick, “Valis”, 46, e “questo può portare a molte strane traduzioni”, dal momento che l’interprete-lettore può staccare le parole come meglio crede”. E porta l’esempio “God is no where” e “God is now here”.
 
Fascismo – Irretì, pur in breve tempo, molti ingegni: alla triade canonica di Céline, Pound, Hamsun, si possono aggiungere Pirandello e Bontempelli, lo stesso Malaparte, in Francia Drieu  e Brasillach, i rumeni Éliade, Ionesco, Cioran.
Pirandello fu fascista controvoglia? No, per scelta. Le dichiarazioni in tal senso vanno dal 1923, poco dopo la “marcia su Roma”, al 1935, proco prima della morte.
 
Gelosia – Antonietta Portulano, la moglie di Pirandello, col quale aveva avuto tre figli, già toccata dal fallimento dell’azienda paterna, e quindi dalla perdita della dote, aggravò la sua condizione psicologica deviando le ansie sul marito. Finirà in “casa di cura”, dopo una paralisi “isterica” alle gambe, effetto ed espressione  della gelosia furibonda nei confronti del marito, accomunando nelle accuse la figlia Lietta, per colpa d’incesto.
 
Improvvisazione – Puškin ne fa l’impoverimento e anzi l’opposto della poesia. Nel racconto “Le notti egiziane” ha il personaggio Charsky, un alter ego, ben dotato di beni materiali ma infelice: “La sua vita avrebbe potuto essere la più piacevole, ma aveva la disgrazia di scrivere e pubblicare poesia”. Una “disgrazia” che raggiunge il fondo quando un poeta italiano impoverito bussa alla sua porta. L’uomo vaga improvvisando versi in rima per un pubblico pagante, e chiede assistenza per un’esibizione in Russia. Il personaggio lare sia stato ispirato a Puškin dal suo amico polacco Adam Mickiewicz, poeta e attivista, ma Puškin lo vuole italiano, della tradizione tutta italiana di improvvisatori a tema, in rima. Charsky-Puškin organizza la performance, con la ulteriore sgradita sorpresa che è il pubblico a fissare il tema dell’improvvisazione. Peggio ancora quando l’amico italiano chiede un tema a Charsky-Puškin. Irritato, questi risponde: “Eccoti il tema… ‘Sta al poeta scegliere da se stesso il tema dei suoi canti, la folla non ha nessun diritto di costringere la sua ispirazione’”. E subito il tema viene svolto, in agili ottonari, in termini sorprendentemente elevati.
 
Italiano “finto” – Il linguista Antonelli ricorda su “La Lettura” del 4 settembre l’osservazione di Ugo Foscolo: “Dodici uomini di diverse province che conversassero fra di loro, ciascuno ostinandosi a parlare il dialetto suo proprio, si partirebbero senza saperti dire di che parlavano”. Di dodici province italiane. Di radici latine ma anche osche, etrusche, o semplicemente gallo-celte, e vocaboli greci e arabi.
Foscolo suggeriva, come veicolo, un “linguaggio mercantile e itinerario”. Che Antonelli dice “non molto diverso, in fondo, dal «parlar finto» di Manzoni” - prima evidentemente del bagno nel toscano: “Un italiano incerto e approssimativo”, sintetizza il linguista, “ibridato di vocaboli dialettali, che nei salotti dell’Ottocento prende il posto del milanese quando è presente un piemontese, o un veneziano, o un bolognese, o un napoletano, o un genovese»”. Manzoni era pessimista, si sa, ma si capiscono molte resistenze all’unità. Che è realtà recente, e anche modesta, in termini di durata. 
 
Occhio clinico – Era il distintivo della professione medica, ora svanito sotto il profluvio di esami, analisi, laste, e una selva di specialisti. Era quello del professor Joseph Bell, maestro di Arthur Conand Doyle quando studiava medicina a Edimburgo – sul professore modellato Sherlock Holmes.
 
Ut pictura poesis – Marino Freschi ricorda sul “Venerdì di Repubblica” a proposito dei disegni di cui Kafka si dilettava e che ora si vanno recuperando, una lunga serie – solo in area tedesca – di scrittori che ugualmente disegnavano, dipingevano, scolpivano: Goethe (“i suo disegni sono stati raccolti in un corpus di nove volumi”), Adalbert Stifter, E.T.A. Hoffmnn, Kubin, Hermann Hesse, Peter Weiss, Günter Grass, Peter Handke.
Grass, si può aggiungere, voleva essere scultore. Rifiutato alla smobilitazione dall’Accademia di Dortmund, la fece a Palermo.
 
Pinocchio – Sempre più di attualità in America. Due nuove traduzioni, di Geoffrey Brock per “The New York Review of Books”, e (in edizione critica) di John Hooper e Anna Kraczina per Penguin. Mentre esce le in sala il “Pinocchio” di Robert Zemeckis, un rifacimento con attori dal vivo del cartone animato di Walt Disney, 1940, con Tom Hanks (Geppetto) e Giuseppe Battiston (Mangiafuoco). E si annuncia per fine anno un rifacimento, sempre al cinema, di Guillermo del Toro.
“Pinocchio” è stato fatto al cinema negli Stati Uniti, d’animazione, con attori dal vivo, in tv, in serie, in commedie musicali, almeno una quindicina di volte, più che in Italia – con un “Pinocchio nello spazio”, e uno erotico. In Italia si ricordano i “Pinocchio” più recenti, di Comencini, con Nino Manfredi e Gina Lollobrigida, cinquant’anni fa, di Carmelo Bene a teatro e in tv, e di Benigni, Sironi (con Bob Hoskins Geppetto, Luciana Litizzetto Grillo parlante) e Garrone (con Benigni Geppetto e Gigi Proietti Mangiafuoco).
Quattro o cinque “Pinocchio”, due in cartoni animati, anche in Russia. Due cartoni in Giappone.

letterautore@antiit.eu

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