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domenica 30 novembre 2025

Ombre - 801

Niente Filosofia per i militari all’università: Bologna “alma mater” filo-Soros sulle piste del “Che” Guevara – che però i militari li ha voluti all’università? Da qualche tempo. Era al centro della politica moderata a inizio millennio, con Prodi, Casini, Fini, Nomisma, i circoli. Poi è passata alla goliardia con le “sardine”. E subito poi alla guerriglia urbana, col sindaco che dà le chiavi della città alla temibile Albanese, e non vuole israeliani a Bologna nemmeno se giocano a basket – anzi vorrebbe puniti gli agenti che li hanno protetti. I bolognesi sono diventati troppo grassi, si annoiano?
 
Dieci righe e una fotina al corteo romano d Greta – poco di più in cronaca romana: “la Repubblica”, il gruppo Elkann, serra i ranghi dopo l’assalto alla “Stampa” a Torino. I terribili anni Settanta sono ineguagliabili, e poi non ci sono più i furbi incitatori, né Ottone né Scalfari, ma l’albero dell’odio è sempre vivo. E sempre, farà pure vendere qualche copia, ma ha un solo frutto, velenoso.
 
Settimana di passione per l’oro: resta alla anca d’Italia, se lo prende Meloni? Pagine su pagine, sdottoramenti di esperti, scenari apocalittici, mentre era solo un’esca del governo per distogliere l’attenzione dai punti controversi della Finanziaria. Se le cose non si dichiarano, i media non le capiscono.
 
Demografia, produttività, pil, “Italia in coda tra i apesi dell’Eurozona”: Trovati implacabile sul “Sole 24 Ore” documenta ritardi inoppugnabili dell’Italia negli ultimi dieci anni. E potrebbe aggiungerci la diffusione della “povertà percepita”. Se non che l’Italia è un Paese invidiato, per il suo tenore di vita – invidiato in Europa e fuori, anche in America. E uno non se lo spiega. Il pil stagnante sì, perché la produzione italiana è legata alla (ex) Fiat-automotive e alla Germania, che sono da anni in crisi. Ma riesce ancora a risparmiare – troppo, secondo le banche…. E il risparmio, non statisticizzato, spiega il “miracolo”.
 
Isolato ma eloquente (dirimente), sempre sul “Sole”, il lamento di Confindustria: “Per gli alti costi dell’energia stiamo perdendo pezzi d’industria”. E questo è vero. Da cinquant’anni, dalla crisi del petrolio del 1973. L’Italia, paese probabilmente unico in Europa, non solo non si è mai data una politica dell’energia – a parte il “risparmio” (alti costi? men consumi…. – non una grande politica).
 
Però, i manovratori dell’operazione Mps-Mediobanca-Generali erano intercettati da tempo, Lovaglio e Caltagirone. E i gestori di Akros. E i dirigenti del Tesoro. E su che basi? Si pensava su un esposto Unicredit per l’esclusione un anno fa dall’asta Mps che ha avviato la caccia a Mediobanca-Generali. Ma l’esposto non c’è. Ora si dice l’indagine avviata su una denuncia per diffamazione, di Mediobanca, cioè dell’ex amministratore Nagel. Ma allora siamo alla primavera. Mentre Tesoro e Akros erano intercettati un anno fa, e anche prima.
 
“Anonima Nigeria”, i vescovi italiani scoprono su “Avvenire” che in Nigeria si fanno rapimenti a raffica, specie di ragazzini, specie nelle scuole cattoliche. Che si fanno da anni, se non da decenni. Hanno i riflessi ritardati? Pensano che il vangelo sia il dialogo delle fedi? Con i mussulmani? Che sono quelli che rapiscono.
 
All’assalto alla scuola cattolica, 300 ostaggi fra bambini e insegnanti, giustamente cinque colonne, si affianca un colonnino del papa, che rimuove il vescovo di Cadice – non ha sanzionato bene la pedofilia. Non aveva altro cui pensare. È il ritratto della chiesa, che non capisce in che mondo si trova. Forse per l’anestetico del dialogo delle fedi. Al quale però crede – se ci crede – sol lei. Tanta barbarie nelle altre fedi monoteiste è senza precedenti – come ogni barbarie.
 
Perfino “il Foglio”, il giornale intelligente della destra, si lascia irretire dalle modelle rivestite di tuta mimetica, ce quelle che “hanno spezzato un tabù nell’esercito di Kiev”. Come quelle di Gheddafi. Che le agenzie di pubblicità vendevano a Gheddafi, che le smerciava gratis ai media occidentali.
 
“il Foglio” si cautela titolando “le droniste ucraine”, assonanza molto dismissiva, quasi porno. Ma non se ne può più della pubblicità professionale che dal primo giorno di guerra ha esibito l’Ucraina – degli altri non sappiamo, perché ci facciamo un pregio di non sapere nulla di Mosca e viciniori. Una “notizia” al girono, roba di agenzie britanniche o di Madison Avenue, che in questa guerra hanno trovato una miniera.
  
Fra tutti gli “obiettivi” che si potevano trovare i kollettivi giovanili torinesi puntano “La  Stampa”, il giornale forse che più equamente ha coperto la guerra in Palestina. Questa è una vera rivoluzione. C’è una ritualità persistente dopo il Sessantotto: okkupazioni, manif, kollettivi. Che dovrebbero essere un rito di passaggio all’età adulta e alla politica, e invece sono una deriva, di stupidità oltre che di danni. Una componente, i danni, che nell’età del mercato pesa. Finora soprattutto per le scuole, non per i giornali, che ci guazzavano. Ora non più?
 
Per la prima visita fuori d’Italia il papa Leone ha scelto un dittatore. Anche integralista islamico, seppure per finta. La chiesa si vuole proprio perdere, un martirio al rovescio?
 
Poi, a Istanbul, il papa Leone deve visitare la Moschea Blu. Per celebrare la grandezza dell’islam. Non Santa Sofia, che fu un grande tempio cristiano, poi museo, e Erdogan ha convertito in moschea. Anche il papa americano, come già quello argentino, onora le massonerie – il mondo sunnita, da Erdogan a Bin Salman, è il pilastro del libero pensiero?
 

Kafka sulle orme di Dostoevskij

Una riedizione, con nuove traduzioni, di Daria Biagi – la memorialista apprezzata di Berto, Fusco, Erich Linder, nonché traduttrice di Anna Seghers. Che si impone per avere cambiato il titolo classico del più classico della raccolta, “Die Verwandlung”, da “La metamorfosi” e “La trasformazione”. Senz’altro più assonante il vecchio titolo - nelle lingue neolatine ma anche in inglese. Ma si cambia col nuovo, perché?
Si parte con Hannah Arendt: “Le cosiddette profezie di Kafka sono soltanto una sobria analisi delle strutture nascoste che oggi sono venute alla luce”. Ma no c’è niente di esoterico in Kafka - almeno per un lettore immune alle credenze esoteriche, per quanto “rivelate”. Si finisce con Cacciari, “Sulla soglia”, sull’essere al limite delfico, del “conosci te stesso”. 
Una “edizione Biagi”, si può dire. Ma la sua lunga introduzione, “Kafka narratore diabolico”, è più difensiva che persuasiva – molte ragioni sono possibili per rieditare testi anche molto noti.
Altre curiosità solleva la riproposta, la rilettura. Di Kafka manierista, peer esempio – nei racconti e anche nei romanzi. Una ipotesi di metamorfosi fra le tante è proposta dal memorialista del sottosuolo dostevskjano, ed è proprio in un insetto - è una delle prime “riflessioni”\provocazioni del narratore di “Memorie del sottosuolo”: “Ora mi viene voglia di raccontarvi… come mai io non sia risucito nemmeno a diventare un insetto…. Più e più volte volli diventare un insetto”, etc. etc., “ma neanche questo mi è riuscito”.
E c’è anche poco più in là, poche righe, sempre in Dostoevskij, sempre nelle “Memorie del sottosuolo”, “il colpevole senza colpa” – “e, potremmo dire, per legge di natura”. Che non è possibile. Ma “colpevole, in primo luogo, perché tu sei il più intelligente fra quanti ti circondano”.
O anche di Kafka che pratica lo “straniamento”, quale poi sarà teorizzato da Brecht – ma come già un Ariosto, per dire, o negli stesi “veristi”?
Franz Kafka, I racconti, Einaudi, pp. LXIV + 584 € 28