Cerca nel blog

domenica 11 gennaio 2026

E Salvini si fece due banche

Il governo delle banche è più arduo che non quello del non brillante, seconde le agenzie di rating, debito pubblico – si parla dell’Italia? Sembrerebbe, a giudicare dalla politica del ministro leghista (identitario, nazionalista) dell’Economia, Giorgetti. Perché consegna Bpm al Crédit Agricole, che non è più solido, né più esposto al credito, né più italiano di Unicredit. Il cui interesse per Bpm invece il ministro ha bloccato con colpi bassi. Al punto da provocare una reprimenda della commissione di Bruxelles – che la comune militanza politica con la commissaria portoghese agli Affari Finanziari Maria Luís Casanova Morgado Dias de Albuquerque gli ha consentito di annacquare, ma comunque resta.
Ad Agricole Giorgetti ha consentito anche di prendere il controllo di Bpm senza obbligo di opa, offerta di acquisto ai soci di minoranza e al pubblico, innalzando nel nuovo testo unico di finanza l’obbligo dell’opa totalitaria al possesso del 30 per cento.
Un esito che ha bisogno di uno scenario. Agricole è entrata in Italia “da sinistra”, con Bazoli. In Francia si è scontrata anche violentemente con Marine Le Pen, la referente di Salvini e la Lega, che una dozzina d’anni fa l’aveva perfino accusata, alla tv, di essere in bancarotta. A quel tempo il partito di Le Pen non aveva credito in Francia, si era dovuto indebitare con una banca russa (ceco-russa), poi fallita. Poi ha estinto anticipatamente quel debito, di sei o otto milioni. Essendo finita corteggiata dagli affari, anche dalle banche – i sondaggi danno da tempo il suo partito maggioritario. È in questa ottica che Agricole, una banca straniera, horribile dictu per la Lega, per Giorgetti gestore inflessibile del golden power, a protezione della sacra nazione, ha avuto in regalo Bpm? E una banca così esposta sul debito pubblico francese?
Il fatto ora è che la Lega ha due grandi gruppi bancari,  Mps-Mediobanca-Generali e Agricole-Bpm. Con la possibilità di estendersi anche a Bper – ma qui dovrebbe esserle più difficile, Unipol è ora parecchio più scaltra di quella di Consorte, il manager ex Pci che si congratulava di “avere una banca”, ed era Unipolbanca, quattro sportelli.

Italiane le banche più esposte in Francia

Sono italiane, dopo quelle francesi, le banche più esposte sul debito pubblico francese. Al primo posto Intesa, con poco meno di 10 miliardi un anno fa, in nona posizione. In testa, fra le banche sottoscritrci, il gruppo francese Bpce, delle popolari e le risparmio, con Natixis, per 183 miliardi, diciotto volte Intesa. La Banque Postale seguiva con 93 miliardi, e il Crédit Agricole con 83.
Unicredit risultava il secondo gruppo italiano più esposto, con 4,5 miliardi – una esposizione in linea con gli altri investimenti in bond europei – in 14ma posizione. Altre banche italiane interessate erano: Fineco (2 miliardi), Sondrio (1,5), Mediobanca (1,4), Cassa Centrale (0,9).
Non essendoci di fatto alcun rischio col debito francese, i creditori profittano semmai della situazione: se “perdono” sull’aggio, sulla commerciabilità (non finché non smobilitano), guadagnano sui rendimenti.
Ma la frammentazione bancaria europea è sicuramente un handicap - ai riequilibri, anche se solo contabili.
Un dato impressionante è che, su mille miliardi di debito pubblico francese detenuto dalle banche, fra due terzi e quattro quinti sono detenuti da banche francesi. E per un terzo dalle banche che raccolgono il risparmio “primario” - delle famiglie, le campagne, le periferie: Bpce, Agricole, Postale.

Con Bene non si ride

Un film fatto per Carmelo Bene, s’intende – santificato, come “il più grande attore del Novecento italiano”. Il film che Bene non ha mai completato - ri-girava sempre le scene, finché il produttore non interruppe la farsa.
Tre film in realtà. Uno su Maresco visto da sodali e gregari disperati, il barbiere, il direttore d’albergo, il padrone di casa, l’amico. Uno su Bene che non fa il film. E uno sul documentario che un altro regista sta facendo su Bene che non fa il film – uno come Maresco, Umberto Cantone, regista teatrale e attore di cinema (per Maresco) a Palermo.
Non un rovello pirandelliano, su identità e simili. Un divertimento. Sulla sacralità del regista messa a nudo. Che sa però di chiuso, autoreferente -  l’opposto dello humour, anche nella forma dell’ironia. È anche vero che con Bene (Carmelo) non si ride(va).
Franco Maresco, Un film fatto per Bene, Sky Cinema, Now