domenica 11 gennaio 2026
E Salvini si fece due banche
Il governo delle banche è più arduo che non quello del non brillante, seconde le agenzie di rating, debito pubblico – si parla dell’Italia? Sembrerebbe, a giudicare dalla politica del ministro leghista (identitario, nazionalista) dell’Economia, Giorgetti. Perché consegna Bpm al Crédit Agricole, che non è più solido, né più esposto al credito, né più italiano di Unicredit. Il cui interesse per Bpm invece il ministro ha bloccato con colpi bassi. Al punto da provocare una reprimenda della commissione di Bruxelles – che la comune militanza politica con la commissaria portoghese agli Affari Finanziari Maria Luís Casanova Morgado Dias de Albuquerque gli ha consentito di annacquare, ma comunque resta.
Italiane le banche più esposte in Francia
Sono italiane, dopo quelle francesi, le banche più esposte sul debito
pubblico francese. Al primo posto Intesa, con poco meno di 10 miliardi un anno fa,
in nona posizione. In testa, fra le banche sottoscritrci, il gruppo francese Bpce, delle
popolari e le risparmio, con Natixis, per 183 miliardi, diciotto volte Intesa.
La Banque Postale seguiva con 93 miliardi, e il Crédit Agricole con 83.
Unicredit risultava il secondo gruppo italiano più esposto, con 4,5
miliardi – una esposizione in linea con gli altri investimenti in bond
europei – in 14ma posizione. Altre banche italiane interessate erano: Fineco (2
miliardi), Sondrio (1,5), Mediobanca (1,4), Cassa Centrale (0,9).
Non essendoci di fatto alcun rischio col debito francese, i creditori profittano
semmai della situazione: se “perdono” sull’aggio, sulla commerciabilità (non finché
non smobilitano), guadagnano sui rendimenti.
Ma la frammentazione bancaria europea è sicuramente un handicap -
ai riequilibri, anche se solo contabili.
Un dato impressionante è che, su mille miliardi di debito pubblico francese
detenuto dalle banche, fra due terzi e quattro quinti sono detenuti da banche
francesi. E per un terzo dalle banche che raccolgono il risparmio “primario” -
delle famiglie, le campagne, le periferie: Bpce, Agricole, Postale.
Con Bene non si ride
Un film fatto per Carmelo Bene, s’intende – santificato,
come “il più grande attore del Novecento italiano”. Il film che Bene non ha mai
completato - ri-girava sempre le scene, finché il produttore non interruppe
la farsa.
Tre film in realtà. Uno su Maresco visto da sodali e gregari
disperati, il barbiere, il direttore d’albergo, il padrone di casa, l’amico.
Uno su Bene che non fa il film. E uno sul documentario che un altro regista sta
facendo su Bene che non fa il film – uno come Maresco, Umberto Cantone, regista
teatrale e attore di cinema (per Maresco) a Palermo.
Non un rovello pirandelliano, su identità e simili. Un divertimento. Sulla sacralità del regista messa a nudo. Che sa però di chiuso,
autoreferente - l’opposto dello humour,
anche nella forma dell’ironia. È anche vero che con Bene (Carmelo) non si ride(va).
Franco Maresco, Un film fatto per Bene, Sky
Cinema, Now
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