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sabato 2 aprile 2016

Letture - 252

letterautore

Canetti – Perché non sarebbe italiano?, Herta Müller racconta che, nella Romania di Ceausescu, con un gruppo di amici uno alla volta andava a Bucarest, al Goethe Institut, a fare rifornimento di libri proibiti. A lei toccò di cercare tra i tanti un Canetti. Che “in biblioteca non c’era, e neppure nell’armadietto dei veleni”, le assicurò la bibliotecaria – un ripostiglio coi libri erotici o troppo di sinistra. La scrittrice ricorda l’aneddoto perché al colloquio con la bibliotecaria era presente l’addetto culturale tedesco. Che, quando Herta Müller disse se non si poteva ordinare il libro, rispose: “Non credo sia possibile, la biblioteca non può certo ordinare un libro italiano”.

Dante  - Fu anche astrofisico, einsteiniano? prima di Einstein, certo. La sua cosmologia era piana, naturalmente, tolemaica -  derivata da san Tommaso e cioè da Aristotele. E tuttavia si può fare un “Dante e le stelle” - come fanno Attilio Ferrari e Donato Pirovano, astrofisico e storico della letteratura - legato alla fisica einsteiniana. Per via dell’Empireo, la decima delle sfere celesti che girano attorno alla terra, quindi ha questo difetto, ma a differenza delle altre sfere che girano attorno alla terra, è del tutto spirituale, e al di fuori del tempo e dello spazio. Dove Dio si manifesta come sorgente di luce, ardente d’amore: un “punto” – “Un punto vidi che raggiava lume acuto”.  Quella di Dante è dunque propriamente non una sfera ma una “ipersfera”, al cui centro una fonte di luce e di calore genera e alimenta l’universo. Nella cosmologia einsteiniana una ipersfera, con un centro avulso, esterno, che nello stesso tempo è il suo centro e motore. Nell’universo generato da questo “punto”, in espansione vertiginosa a partire dal Big Bang, originando così spazio e tempo, e il mondo sensibile.
Senza colpa probabilmente di Dante, ma la grandezza è grande in tutto..

Ferrante – Si allarga la pista napoletano-pisana di Santagata, che individua la scrittrice in Marcella Marmo, professore di Storia contemporanea a Napoli. “Rovesciando” la scrittrice stessa: restringendola a Pisa, con appendice napoletana. Per cui “Elena Ferrante” potrebbe essere Walter Siti, lo stesso Santagata, e magari Romano Luperini, tutti i normalisti che scrivono romanzi. Ma a “Elena Ferante” tutto questo fa piacere? L’anonimato è mantenuto per modestia o per sfida? È vero che è un potente e gratuito motore pubblicitario.

Primo Levi – Ritradotto, e pubblicato integrale, negli Usa – l’unico autore italiano del Novecento, è scrittore pignolo, nient’affatto ingenuo o della domenica. Accurato, “riscrittore”, pieno di letteratura. Uno scambio polemico fra traduttori (Tim Parks contro questa riedizione-ritraduzione in America di tutte le opere di Levi in tre volumi) sulla “New York Review of Books”, porta alla luce molti elementi della sua scrittura. Michael F. Moore, che ha ritradotto “I sommersi e i salvati”, concorda con Patrks, che quella di Levi è una scrittura che oscilla tra il diretto e il colloquiale col letterario, e con lo scientifico: “il rapporto nel quale ci attrae è un complesso e mobilissimo animale”. Ma aggiunge molte notazioni, partendo dalla constatazione che Levi era uno scrittore “fastidious” , che muoveva “un densissimo universo intertestuale”. A partire dal richiamo implicito  alla “Ballata del vecchio marinaio” di Coleridge, là dove spiega in “Se questo è un uomo” la decisione o il bisogno di scrivere, di raccontare la sua storia, col ritmo ossessivo, ripetitivo. Ne “I sommersi e i salvati” Moore ha trovato una “piena di cadenze”. Con “interi passaggi che, sotto il semplice italiano standard, quietamente evocavano i grandi poeti italiani del passato”. Di difficoltà duplicata per il traduttore, perché Levi resta “uno scrittore molto parco” – e “niente è più difficile da tradurre della concisione”. Sempre vigile, scontento:  in “Se questo è un uomo” Moore ha contato “quasi venti varianti per pagina, comparando la vecchia edizione con la nuova”.  

Postumi – Alcuni ce li siamo risparmiati. Il più celebre è forse Gogol’, che prima di morire bruciò personalmente la seconda parte, che non riusciva a completare, delle “Anime morte”. Altri invece gli eredi di autori famosi non ce li risparmiano. Il caso più famoso è “Petrolio”, il romanzone di Pasolini. Ma c’è anche un Parise, “L’odore del sangue”. Senza molto beneficio per il lettore. E anche per lo scrittore – specie per Pasolini, che si fa grande torto – giusto per gli eredi titolari dei diritti. .
Si pubblica tutto degli autori che hanno un pubblico, anche le briciole. Senza poi che autori ne siano accresciuti, semmai ridimensionati. Gogol’ si salva perché ha dato l’estro a Nabokov di farne una lunga satira, in forma di saggio critico. Che dà spessore a Nabokov, come romanzo dell’inedito: del perché “Anime morte” non fu “completato”, non ebbe un seguito. Ma anche a Gogol’, a specchio di Nabokov.

L’inedito postumo è una sorta di “sogno d’artista”, o di incubo: il capolavoro incompiuto è l’incubo-segno di ogni autore, che ce l’aveva sulla punta della lingua ma per qualche motivo non lo ha scritto.

Spose-spie – Tradito dalla moglie, Uwe Johnson non scrisse più e si lasciò morire, di alcol. Aveva appena pubblicato in successione e con successo i primi tre volumi del suo opus magnum, ora ritradotto come “I giorni e gli anni”. Ma quello che subì non era un tradimento qualsiasi, come lo racconta Alessandra Iadicicco su “La lettura”: “La moglie Elisabeth lo tradiva, fu lei stessa a confessarlo nel 1975: lo spiava, per conto di un amante cecoslovacco”. Johnson era un fuoriuscito dalla Germania Est, alla cui nascita aveva partecipato entusiasta.  
Non fu il solo caso. Molte belle donne furono amanti o spose di artisti e scrittori che avevano l’incarico di spiare. La più nota è Elsa Triolet (Elsa Kagan), che fece coppia a Parigi con Aragon, grande intellettuale comunista, omosessuale. Un’altra fu la baronessa Budberg, segretaria di Gorki’j a Sorrento, di cui controllava gli archivi. Poi sposa a Londra, con lo stesso incarico, di H.G.Wells. Fu probabile sposa-spia 
la moglie di Artur London, il leader comunista cecoslovacco coinvolto nel 1952 nei processi a Praga – poi riabilitato. E si sospetta pure la moglie del filosofo Lukáks – che pure le faceva l’amore ogni giorno, metodico, dopo pranzo. La sposa spia (anche la fidanzata spia è quasi un trademark sovietico.

letterautore@antiit.eu 

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