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Ombre - 810
“Sull’intelligenza artificiale ci sbagliamo”,
Nil Lawrence, uno dei suoi tanti padri, spiega a Roma, alla Luiss: “Non è un racconto
di fantascienza”. E la descrive come una secchiona, in un grande magazzino di
dati. Per lo più raccolti su internet – cioè per natura poco attendibili: un’approssimazione
di approssimazioni.
“Media Forum” mondiale, a Riad, Arabia
Saudita: “300 leader da oltre 20 Paesi e 65 mila partecipanti”, giornalisti,
manager, studiosi e responsabili dei media. Si discute il futuro dell’informazione
sotto il patrocinio del re Salman. Di un regno, di 50 o 60 milioni di persone,
dove l’opinione non è consentita, non è nemmeno concepita.
Perché Epstein, il prosseneta d’affari,
non sarebbe stato una spia dei russi, un provocatore? E perché no? Ecco, subito
ci pensa la Polonia a dare la soluzione.
La guerra in Ucraina è solo un
antipasto di quello che ci aspetta? Dapprima contro la Russia: Polonia,
Romania-Moldavia e Baltici. Poi tra di loro – specie tra Polonia e Lituania,
tra Polonia e Ucraina.
Stellantis dopo Renault, dopo Vokswagen:
il miracolo verde delle case automobilistiche, una sorta di eldorado a prezzi raddoppiati,
si è tramutato in un bagno di sangue, per i dipendenti e per gli investitori.
Una transizione che era, ed è ancora, una speculazione – senza effetti, o
marginalissimi, sull’inquinamento.
Crolla Stellantis di un 30 per cento
cumulativo in due giorni, di un terzo insomma, incomprensibile per il secondo maggiore
gruppo dell’auto in Europa, terzo in America, leader nei modelli ibridi
che ora tirano, per una strategia imprenditoriale scontata: le nuove gestioni accatastano
subito perdite passate, presenti e future, in modo da poter dire a un anno data:
ecco il miracolo. Ma è uno dei tanti casi che fa della Borsa, ancora nel 2026,
un casinò: Piazza Affari è sempre un “parco buoi”.
Il crollo di Stellantis venerdì - - 25,17
per cento, dopo un altro record negativo giovedì, - 5,71 - ha oscurato quello
delle maggiori banche lo steso giovedì: Unicredit - 4,20. Intesa – 3,72. Intesa
il giorno dopo avere chiuso un 2025 record, anche in dividendi, e prospettato un
2026 migliore. Un crollo non per le solite incertezze, la Fed, la Bce, Trump,
la “bolla”. No, le vendite sono state consigliate da primaria clearing house,
la vecchia agenzia di Borsa: Mediobanca. Cioè: “Roma” comincia a mordere, il
governo, la Lega – si dice Mps ma è il governo Meloni-Giorgetti: Unicredit e
Intesa “so’ de sinistra” – non hanno locupletato le loro Fondazioni, le
procacciatrici di voti?
All’Olimpiade “ovazione per Kiev, fischi
a Vance”, titola il “Corriere della sera”. L’ovazione sì, era il minimo, i fischi
non si sono uditi. Ma Vance “colpisce più in Europa che negli States”, come
nota sullo stesso giornale Luigi Ippolito – Ippolito lo nota per “il caso Epstein”.
Il giornalismo europeo si vuole scandalistico come quello americano – più e meglio,
naturalmente? O contro l’America?
Contro l’America, contro la Russia,
contro questo, contro quello, una gabbia di disadattati - misfits?
All’Olimpiade di Parigi lasciarono
Mattarella solo sotto la pioggia. A Milano-Cortina Macron ha fatto come Moretti,
“mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o
se non vengo per niente?” Anche se la Francia prenderà il testimone della
prossima Olimpiade Winter. Strano personaggio il presidente francese – presidente
per scongiurare una presidenza Le Pen. Che si fa notare per esserci ovunque,
dove non è atteso. Oppure per non esserci dove è atteso. Ma solo in Italia è
osannato – in Francia no (perfino in Germania ne parlano male – cioè non ne
parlano).
“Perdite record sul campo. Conquiste a
rilento. Nato che si rafforza ai confini della Russia. Influenza sparita. Kyiv
che si europeizza”, Cerasa argomenta sul “Foglio” la sconfitta della Russia.
Quantomeno “contro la balla della vittoria russa”. Dimentica l’Europa senza la
Russia. L’Europa dell’Ucraina, anzi degli Zelensky. Degli antirussi dal Baltico
al mar Nero. Quante guerre e quante sanzioni, per quante generazioni?
Alessandra Arachi non scrive per molto tempo.
Poi lo steso giorno ha sul “Corriere della sera” due pagine. In una fa il resoconto
di Trentini, il prigioniero di Maduro, da Fazio, E nell’altra, la pagina dopo, fa
una intervista, con Angelo Polimeno Bottai, il pronipote. Neanche i capi
servizio e i capi redattore leggono più il giornale?
È curioso, ma non tanto, Alberto Trentini
che da Fazio si sbraccia per dire che non ha subito “torture fisiche” in carcere
in Venezuela per un anno e mezzo. Ha appena detto che i primi dieci giorni li
ha passati nella pecera, “acquario in spagnolo, una stanza con un vetro,
che non consentiva di vedere ma sì di essere visto”, dove, “dalle sei del mattino
alle nove di sera” doveva stare seduto su una sedia, “mentre ti sparavano
addosso aria gelida”. Se non era una tortura… “Ma no”, risponde sempre pacato, il
Venezuela “non ha proprio la nozione basica dei diritti, per loro quello era
normale, non la pensavano come una tortura”. Giocavano con l’elettricità, l’avevano
scoperta?
È il problema dei cooperanti, che tanti
problemi hanno per questo creato all’Italia: presumono di sé, hanno sempre da
fare col buon indigeno, il “bovero negro”.
“Liste d’attesa infinite per una
visita, un circolo vizioso per fare soldi”: è semplice, è noto, approda infine
al giornale con la dataroom di Gabanelli e Ravizza. Altro che strutture
insufficienti, è tutto un trucco: “Un business a danno dei pazienti, un sistema
che vale (e costa alle nostre tasche) ben dieci miliardi. Nel pubblico attività
privata fino al 90 per cento”. Roba da Regina Coeli, da San Vittore. Ma niente
scandalo, la colpa è dello Stato che non spende abbastanza – la corruzione è
insaziabile.
Prime pagine voluttuose sui “file di
Epstein”, l’organizzatore di orge con le minorenni. A grandi titoli si spiega
che danneggeranno Trump. Come se non fossero stati pubblicati dal ministero
della Giustizia di Trump.
Però, tante pagine sui “file Epstein”
non indignano, facilitano la lettura del giornale. Si sfoglia in buona
coscienza velocemente, e si arriva prima allo sport.
Scene da Minneapolis a Torino, a parti invertite:
il polizotto a terra “torchiato” dai manifestanti. Presa di posizione in prima
pagina: “Inaccettabile chi li copre a sinistra”. Detto da chi? Giancarlo Esposito,
ex senatore Pd. Che c’entra la sinistra?
Tutto è politica in un paese che non ha
più politica, da tempo - “destra” e “sinistra” sono concetti politici. Di un giornalismo
perdente, su tutti i fronti, opinione e vendite – quello velenoso tracciato da
“la Repubblica”. Il giornale è una causa persa?
Oppure sì, la politica c’è, in senso
perverso – incomprensibile? A Torino lo stesso giorno la Procuratrice Generale
Musti aveva inaugurato l’anno giudiziario vituperando non il governo ma l’“upper
class” di Torino, così la chiama, cioè la borghesia intellettuale. Con l’elenco
di una “impressionate serie di comportamenti violenti”, e citando “il reclutamento
dei giovanissimi davanti alle scuole”, primo il liceo Einstein, il primo, con
“agire sistematico e organizzato”.
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