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domenica 8 febbraio 2026

Ombre - 810

“Sull’intelligenza artificiale ci sbagliamo”, Nil Lawrence, uno dei suoi tanti padri, spiega a Roma, alla Luiss: “Non è un racconto di fantascienza”. E la descrive come una secchiona, in un grande magazzino di dati. Per lo più raccolti su internet – cioè per natura poco attendibili: un’approssimazione di approssimazioni.
 
“Saudi Media Forum” mondiale, a Riad, Arabia Saudita: “300 leader da oltre 20 Paesi e 65 mila partecipanti”, giornalisti, manager, studiosi e responsabili dei media. Si discute il futuro dell’informazione sotto il patrocinio del re Salman. Di un regno, di 50 o 60 milioni di persone, dove l’opinione non è consentita, non è nemmeno concepita.
 
Perché Epstein, il prosseneta d’affari, non sarebbe stato una spia dei russi, un provocatore? E perché no? Ecco, subito ci pensa la Polonia a dare la soluzione.
La guerra in Ucraina è solo un antipasto di quello che ci aspetta? Dapprima contro la Russia: Polonia, Romania-Moldavia e Baltici. Poi tra di loro – specie tra Polonia e Lituania, tra Polonia e Ucraina.
 
Stellantis dopo Renault, dopo Vokswagen: il miracolo verde delle case automobilistiche, una sorta di eldorado a prezzi raddoppiati, si è tramutato in un bagno di sangue, per i dipendenti e per gli investitori. Una transizione che era, ed è ancora, una speculazione – senza effetti, o marginalissimi, sull’inquinamento.
 
Crolla Stellantis di un 30 per cento cumulativo in due giorni, di un terzo insomma, incomprensibile per il secondo maggiore gruppo dell’auto in Europa, terzo in America, leader nei modelli ibridi che ora tirano, per una strategia imprenditoriale scontata: le nuove gestioni accatastano subito perdite passate, presenti e future, in modo da poter dire a un anno data: ecco il miracolo. Ma è uno dei tanti casi che fa della Borsa, ancora nel 2026, un casinò: Piazza Affari è sempre un “parco buoi”.
 
Il crollo di Stellantis venerdì - - 25,17 per cento, dopo un altro record negativo giovedì, - 5,71 - ha oscurato quello delle maggiori banche lo steso giovedì: Unicredit - 4,20. Intesa – 3,72. Intesa il giorno dopo avere chiuso un 2025 record, anche in dividendi, e prospettato un 2026 migliore. Un crollo non per le solite incertezze, la Fed, la Bce, Trump, la “bolla”. No, le vendite sono state consigliate da primaria clearing house, la vecchia agenzia di Borsa: Mediobanca. Cioè: “Roma” comincia a mordere, il governo, la Lega – si dice Mps ma è il governo Meloni-Giorgetti: Unicredit e Intesa “so’ de sinistra” – non hanno locupletato le loro Fondazioni, le procacciatrici di voti?
 
All’Olimpiade “ovazione per Kiev, fischi a Vance”, titola il “Corriere della sera”. L’ovazione sì, era il minimo, i fischi non si sono uditi. Ma Vance “colpisce più in Europa che negli States”, come nota sullo stesso giornale Luigi Ippolito – Ippolito lo nota per “il caso Epstein”. Il giornalismo europeo si vuole scandalistico come quello americano – più e meglio, naturalmente? O contro l’America?
Contro l’America, contro la Russia, contro questo, contro quello, una gabbia di disadattati - misfits?
 
All’Olimpiade di Parigi lasciarono Mattarella solo sotto la pioggia. A Milano-Cortina Macron ha fatto come Moretti, “ i si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo per niente?” Anche se la Francia prenderà il testimone della prossima Olimpiade Winter. Strano personaggio il presidente francese – presidente per scongiurare una presidenza Le Pen. Che si fa notare per esserci ovunque, dove non è e atteso. Oppure per non esserci dove è atteso. Ma solo in Italia è osannato – in Francia no (perfino in Germania ne parlano male – cioè non ne parlano).
 
“Perdite record sul campo. Conquiste a rilento. Nato che si rafforza ai confini della Russia. Influenza sparita. Kyiv che si europeizza”, Cerasa argomenta sul “Foglio” la sconfitta della Russia. Quantomeno “contro la balla della vittoria russa”. Dimentica l’Europa senza la Russia. L’Europa dell’Ucraina, anzi degli Zelensky. Degli antirussi dal Baltico al mar Nero. Quante guerre e quante sanzioni, per quante generazioni?
 
Alessandra Arachi non scrive per molto tempo. Poi lo steso giorno ha sul “Corriere della sera” due pagine. In una fa il resoconto di Trentini, il prigioniero di Maduro, da Fazio, E nell’altra, la pagina dopo, fa una intervista, con Angelo Polimeno Bottai, il pronipote. Neanche i capi servizio e i capi redattore leggono più il giornale?
 
È curioso, ma non tanto, Alberto Trentini che da Fazio si sbraccia per dire che non ha subito “torture fisiche” in carcere in Venezuela per un anno e mezzo. Ha appena detto che i primi dieci giorni li ha passati nella pecera, “acquario in spagnolo, una stanza con un vetro, che non consentiva di vedere ma sì di essere visto”, dove, “dalle sei del mattino alle nove di sera” doveva stare seduto su una sedia, “mentre ti sparavano addosso aria gelida”. Se non era una tortura… “Ma no”, risponde sempre pacato, il Venezuela “non ha proprio la nozione basica dei diritti, per loro quello era normale, non la pensavano come una tortura”. Giocavano con l’elettricità, l’avevano scoperta?
È il problema dei cooperanti, che tanti problemi hanno per questo creato all’Italia: presumono di sé, hanno sempre da fare col buon indigeno, il “bovero negro”.
 
“Liste d’attesa infinite per una visita, un circolo vizioso per fare soldi”: è semplice, è noto, approda infine al giornale con la dataroom di Gabanelli e Ravizza. Altro che strutture insufficienti, è tutto un trucco: “Un business a danno dei pazienti, un sistema che vale (e costa alle nostre tasche) ben dieci miliardi. Nel pubblico attività privata fino al 90 per cento”. Roba da Regina Coeli, da San Vittore. Ma niente scandalo, la colpa è dello Stato che non spende abbastanza – la corruzione è insaziabile.
 
Prime pagine voluttuose sui “file di Epstein”, l’organizzatore di orge con le minorenni. A grandi titoli si spiega che danneggeranno Trump. Come se non fossero stati pubblicati dal ministero della Giustizia di Trump.
Però, tante pagine sui “file Epstein” non indignano, facilitano la lettura del giornale. Si sfoglia in buona coscienza velocemente, e si arriva prima allo sport.
 
Scene da Minneapolis a Torino, a parti invertite: il polizotto a terra “torchiato” dai manifestanti. Presa di posizione in prima pagina: “Inaccettabile chi li copre a sinistra”. Detto da chi? Giancarlo Esposito, ex senatore Pd. Che c’entra la sinistra?
Tutto è politica in un paese che non ha più politica, da tempo - “destra” e “sinistra” sono concetti politici. Di un giornalismo perdente, su tutti i fronti, opinione e vendite – quello velenoso tracciato da “la Repubblica”. Il giornale è una causa persa?
 
Oppure sì, la politica c’è, in senso perverso – incomprensibile? A Torino lo stesso giorno la Procuratrice Generale Musti aveva inaugurato l’anno giudiziario vituperando non il governo ma l’“upper class” di Torino, così la chiama, cioè la borghesia intellettuale. Con l’elenco di una “impressionate serie di comportamenti violenti”, e citando “il reclutamento dei giovanissimi davanti alle scuole”, primo il liceo Einstein, il primo, con “agire sistematico e organizzato”.  

L’invenzione cinese del genio

“Circa 100.000 talentuosi adolescenti cinesi selezionati ogni anno per entrare a far parte di una rete di corsi di formazione scientifica organizzati nelle migliori scuole superiori del Paese. Le classi di genio, chiamate anche classi "sperimentali" o "competitive", preparano gli studenti più dotati a competere in competizioni internazionali di matematica, fisica, chimica, biologia e informatica….
“Tra i laureati della classe Genius figurano il fondatore della società madre di TikTok, ByteDance, e gli sviluppatori principali del suo potente algoritmo... Entrambi i leader delle due più grandi piattaforme di e-commerce, Taobao e PDD…… Il miliardario della “super-app” per la consegna di cibo a domicilio Meituan. I due fratelli del produttore di chip Cambricon, uno dei principali concorrenti di Nvidia…. Gli ingegneri principali dei principali modelli linguistici di DeepSeek e Qwen di Alibaba. Per non parlare del celebre nuovo capo scienziato di Tencent, sottratto a OpenAI…
“I gaokao, quelli che intraprendono il percorso del genio”, sono selezionati tra i 16 e i 18 anni… sulla base dei risultati ottenuti nelle più difficili competizioni internazionali”. Evitano i percorsi di studio normali, esami e concorsi, e proseguono con la selezione preferenziale “presso le migliori università cinesi, come i corsi d'élite in informatica delle università di Tsinghua e Shanghai Jiao Tong…”.
Zijing Wu, China’s Genius Plan to Win the AI Race is Already Paying-off, “The Financial Times”, free online (leggibile anche in italiano, Il geniale piano cinese per vincere la corsa all'intelligenza artificiale sta già dando i suoi frutti)

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