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spock
La democrazia
non c’è, si fa?
La politica si
fa, giorno per giorno?
La politica è
una meta o un punto di partenza?
Quello non è l’ideologia?
La democrazia
siamo noi?
La verità si
può uccidere, ma non muore?
spock@antiit.eu
“L’Europa, per sopravvivere, ha bisogno di una nuova –
certamente critica e umile – accettazione di se stessa, se essa vuole davvero
sopravvivere. La multicuturalità, che viene continuamente e con passione
incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò
che è proprio, fuga dalle cose proprie. Ma la multicuturalità non può sussistere
senza costanti in comune, senza punti di riferimento a partire da valori propri”.
Se l’Europa vuole sopravvivere si direbbe che anzitutto ha bisogno di fare
figli. Ma un po’ di ubi consistam è certamente necessario.
Oppure: “Se mai si è verificato nella storia un bellum
justum è qui che lo troviamo”, in Normandia il 4 giugno 2004, per i sessant’anni
dello sbarco, “nell’impegno degli Alleati, perché il loro intervento operava
nei suoi esiti anche per il bene di coloro contro il cui Paese era condotta la
guerra. Questa constatazione mi pare importante perché mostra, sulla base di un
evento storico, l’insostenibilità di un pacifismo assoluto”.
Una liberazione che ci ha regalato “un periodo di pace
lungo come non mai in tutto il corso della storia del continente”. Anche per merito
“della prima generazione di politici che hanno operato nel dopoguerra, Churchill,
Adenauer, Schuman, De Gasperi”, E dell’idea politica che governò la ricostruzione,
“il legame fra l’agire politico e la morale” – un legame che non significa “costruire
uno Stato confessionale”, ma uno Stato che prende “forma attraverso l’etica”.
In un mondo peraltro che, nell’insieme, era sconvolto dalle guerre” – lunga la lista
(nel 2004), dalla Corea alla Cecenia, e alla Terra Santa.
Oppure la decostruzione di Derrida. Che “ha ‘decostruito’
l’ospitalità, la democrazia, lo Stato e infine anche la nozione di terrorismo,
per ritrovarsi poi atterrito dagli avvenimenti dell’11 settembre. Una ragione
che sappia riconoscere solo se stessa e ciò che è empiricamente certo si
paralizza e si autodistrugge”. Con l’avocazione alla “tradizione cristiana” –
nella dottrina se non nella storia (in linea con molta dottrina laica dello Stato,
si può aggiungere, da Alessandro Passerin d’Enrtrèves a Hannah Arendt), che procede
per contraddizioni - dello Stato laico, pur senza polemizzare, senza evocare i
fondamentalismi e le jihad: “La fede cristiana ha soppresso, seguendo il
cammino di Cristo, l’idea della teocrazia politica. Per dirla in termini moderni,
essa ha fondato la secolarità dello Stato nel quale i cristiani coabitano,
nella libertà, con gli esponenti di altre convinzioni. Una coabitazione fondata
peraltro sulla comune responsabilità morale, insita nella natura dell’uomo e
nella natura della giustizia”.
Molto prolungata questa avocazione: “Le tentazioni di
Gesù hanno come tema di fondo proprio questa distinzione, il rifiuto della
teocrazia politica, la relatività dello stato e il diritto della ragione, e
anche la libertà di scelta, garantita a tutti gli uomini”. Un riconoscimento
senza il quale lo Stato è destinato all’inerzia. A “uno «Stato delle pura
ragione», uno Stato separato dalle sue radici storiche e perciò incapace di
riconoscere i fondamenti morali che alla ragione si impongono, altro non resta,
su queste basi, che il positivismo del principio di maggioranza e la decadenza
del diritto, con la conseguenza che quest’ultimo risulta essere retto in fin
dei conti da criteri statistici”.
Si parte alti – un minisaggio del 1995 “Libertà e
verità” – e senza paracadute: “La rivoluzione anticomunista segna anche la fine
delle illusioni dell’Illuminismo, cioè la distruzione della concezione
intellettuale fondamentale nello sviluppo iniziale dell’Europa moderna”. Che fin
qui è Furet, lo storico, “Il passato di un’illusione”. Ma, poi, “è iniziata un’epoca
straordinaria e senza precedenti di sviluppo uniforme. E d’un tratto si è
visto, probabilmente per la prima volta nella storia, che esiste un’unica
formula, un’unica via, un unico modello e un unico metodo per organizzare il
futuro. E l’essere umano ha perso la fede nel significato delle rivoluzioni in
corso. Ha perso anche la speranza che il mondo possa cambiare, e che la trasformazione
valga la pena…. Tuttavia, in assenza di alternative, le persone si pongono
interrogativi del tutto nuovi. La prima domanda è la seguente: l’Occidente si è
forse sbagliato, dopotutto? E la seconda: se l’Occidente nn aveva ragione, chi
l’aveva allora? Nessuno in Europa può dubitare che il comunismo non avesse ragione,
e così sorge la terza domanda: non sarà che nessuno aveva ragione? Se è così,
tutto il patrimonio intellettuale dell’Illuminismo è privo di valore… Forse,
dopo due secoli di funzionamento utile e senza difficoltà il logoro motore a
vapore dell’Illuminismo si è fermato sotto i nostri occhi e con la nostra
cooperazione. E il vapore semplicemente si sta dissipando”. Per concludere: “Libertà
e verità, il dilemma dell’Illuminismo, nel quale siamo caduti, ci obbliga a
ripensare le due domande, e a rinnovare la ricerca della relazione tra di esse”.
Non poco, qualcosa come “tornare a considerare nuovamente il punto di partenza del
percorso della libertà nella modernità”.
Ratzinger era un debole e un passatista? Questa minisilloge,
di pochi articoli e discorsi, da cardinale e da papa, ne fa uno scienziato politico
di prim’ordine. Di pensieri chiari e semplici su temi impegnativi – libertà e
verità aprono e chiudono la raccolta. E ben capace di argomentarli. Partendo
dalla critica dell’idea di libertà senza limiti e a portata di mano, una volta
per tutte, massimo sostenitore Marx, dell’uomo prometeico (ma è quello della
“Ideologia tedesca”, che lui non aveva pubblicato, n.d.r.).
Un cardinale e papa che si difende con la
pubblicazione, via via sempre più intensa, dei suoi scritti. La novità di
questa mini-raccolta è Giuliano Ferrara, che l’ha voluta e la presenta. Una vindicatio
rigorosa, sostanziosa, di Ratzinger e l’aggiornamento. Con un elogio
senza ombre del moderno, o del riconoscimento della forza del moderno,
Un piccolo indice avrebbe giovato. Eccolo, parla da
sé:
“Le ragioni dell’Occidente” (“Communio – Rivista cattolica
internazionale”, n. 24, 1995
“L’Europa, la tradizione e l’etica in un mondo dominato
dalla tecnica”. Forum di Cernobblio, Villa d’Este, 8 settembre 2001
“La necessità dell’Europa in un mondo globalizzato”.
Conferenza alla Biblioteca delSenato, 13 maggio 2004
“La guerra giusta e gli errori del pacifismo assoluto”.
Discorso per i sessant’anni dallo sbarco alleato in Normandia, Normandia 4 giugno
2004
“Dio e il lamento di Israele. Il papa tedesco a Auschwitz”.
Discorso ad Auschwitz-Birkenau, 28 maggio 2006
“La riconciliazione di Oriente e Occidente”. Congresso
Cmece (Commissione episcopati Comunità Europea), 24 marzo 2007
Contro il relativismo, L’anelito per la libertà e la
verità”. Incontro col mondo accademico al castello di Praga, 27 settembre 2008
Joseph Ratzinger, L’Occidente vincerà, “Il
Foglio”, pp. 118 € 1,50