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lunedì 1 maggio 2017

Ma la contestazione è il cuore della democrazia

È il 1970, la contestazione è forte in America da almeno tre anni, nelle univevrsità e in piazza, e la studiosa Arendt non manca di registrarla: “La violazione della legge, sia civile che penale, nel corso degli ultimi anni è diventata un fenomeno di massa”. La contestazione si può far risalire a Socrate, la disobbedienza civile. Ma è anche tipicamente americana, spiega Arendt con Thoreau: la disobbedienza civile è il proprio di quella democrazia. Il contratto sociale vi è orizzontale, basato sui concetti romani di potestas in populo e societas, il mutuo impegno e la reciprocità. Nasce qui l’Auctoritas Usa, più che nella continuità storica – naturalmente non nello Stato etico e similari.
Una risposta giovanile a una contestazione giovanile, generazionale, in atto negli Usa almeno dal 1967. Proposta a un convegno della Bar Association di New York, l’ordine degli avvocati, a metà 1970 - pubblicata sul “New Yorker” il 12 settembre – sul tema apoc apocalittico “La legge è morta”.  Arendt argomenta il contrario “a contrariis”: la legge si basa sul con senso, che si fonda sul dissenso, sulla possibilità di dissentire. Come per Socrate, ma come per qualsiasi dannato della terra. Il consenso è automatico e quasi istintivo: ciò che fa una comunità. Così pure, a suo modo, il dissenso, pietra fondativa della democrazia, l’autonomia decisionale.
L’intervento-saggio si può infiorettare del piccolo contributo in denaro che Arendt e suo marito, Heinrich Blücher, avevano mandato a Parigi a Daniel Cohn-Bendit due anni prima, come modesto omaggio alla contestazione-rivoluzione. Era Cohn la madre di Hannah, Martha, con la quale la filosofa aveva condiviso molte esperienze, orfana presto del padre. Ma non era questo il legame: “Danny il Rosso”, di capelli e di politica, era il figlio abbandonato di un padre che era fuggito nel 1941 dalla Francia occupata con Hannah Arendt e suo marito. Il padre Erich era un tedesco antinazista che i francesi nella drôle de guerre internarono a Villemalard, con gli altri tedeschi rifugiati, tra i quali Blücher. Uscito da Villemalard Erich fece in tempo a fare un altro figlio, Danny, prima di abbandonarlo emigrando clandestino nel ‘41 negli Usa, via Spagna e Lisbona, con la nuova moglie Lotte. Emigrò col gruppo di Hannah Arendt. Che intanto, evasa da Gurs, il campo dov’era internata, sulla via dei Pirenei aveva incontrato il fidanzato Blücher e l’aveva sposato. Inviandogli il modesto contributo nel 1968 Hannah riconosceva in Danny il figlio di suo padre: il Sessantotto sarà anche stato un passaggio di generazioni, ma tra chi è stato perseguitato in guerra e chi ci è nato. Era come se il dopoguerra avesse perduto vent’anni.
Hannah Arendt, La disobbedienza civile, Chiarelettere, pp. 96 € 9,50

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