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mercoledì 19 agosto 2020

Il Pd spensierato alla sconfitta

Il conto è facile: Liguria e Veneto restano alla destra, le altre cinque regioni dove si vota il 20-21 settembre, gestite dal Pd, sono a rischio. Non tutte: in Toscana il voto dovrebbe essere quello Pd tradizionale, e la Campania resta a De Luca, PD trasversale, ma in Puglia, regione importante, la sinistra rischia, come nelle Marche, e anche in Valle d’Aosta – dove la Lega, vincitrice nel 2018, è stata “ribaltata” da alcuni consiglieri regionali. E Reggio Calabria passerà dal PD a Salvini, nientemeno - svolta inevitabile dopo una sindacatura Dem disastrosa  di Falcomata figlio.
Il Pd non può vincere il voto di settembre, può solo perderlo, ma non se ne cura. Si occupa solo di alleanze elettorali con i 5 Stelle del tutto inaffidabili – sia come movimento che come elettori.
Giocando, non c’è altro termine, ai giochi di Di Maio – di Di Maio... E di Grillo, un comico, un cinico – uno che la mattina si mette all’estrema destra, con Farage, e il pomeriggio a sinistra. Il partito che vanta gloriose tradizioni, tra Dc e Pci, e sa solo gestire gli affarucci.
Il curioso è che il Pd non rischia per colpa-merito dell’opposizione, che anch’essa non ha argomenti. Ma questa opposizione, confusa più che reazionaria, è l’unica scelta, seppure come voto di protesta. Di fronte al niente: a un governo in cui il Pd non incide per nulla – a parte la questione Mes, che non interessa a nessuno. Non sulla disoccupazione, che raddoppia e forse triplica. Né, soprattutto, sulla ripresa della scuola, lasciata all’approssimazione 5 Stelle. Dopo il blocco di chiese, teatri, cinema, treni, mentre aerei e discoteche possono affiliarsi - e senza nessun controllo, di nessun tipo. Che governo! L’apertura delle scuole nel caos fra tre settimane, appena una settimana prima del voto, potrebbe essere catastrofica per un partito come il Pd.

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