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mercoledì 6 aprile 2022

Pasolini si scioglie per Ninetto

Un lamento d’amore, tra rimpianti e invettive, 112 sonetti laschi. Una poesia discorsiva, come sempre in Pasolini, ma infine animata, personale. Con qualche riferimento classico: almeno un calco di Catullo, carme 72, al sonetto 64, “Dicevate un tempo, non molto fa”, e echi di Shakespeare, dei “Sonetti”, forse. Ma di tono molto personale: dell’amore inconsunto per Ninetto, e di gelosia per “l’altra”.   
A partire dal 20 agosto 1971, data dell’annuncio ferale del matrimonio di Ninetto Davoli, Pasolini avvia a Londra, dove si trova per le riprese dei “Racconti di Canterbury”, e prosegue a Bath, Rye e in Italia, fino al febbraio 1973, a rapporto ormai ricucito e consolidato con l’amato, 112 “sonetti”, di sdegno e d’amore. Non si tratta di sesso, lo sapete:\ ma di un affetto che come la morte «ha mani adunche»”. Subito e ripetutamente lo specifica: il reato di Ninetto, vuole dire, è più grave.
Pasolini fa la parte della poetessa, come era l’uso nella prima poesia d’amore, rivolgendosi all’amato, benché ragazzo, povero, incolto, come a più riprese precisa, col “voi”, “mio signore”. Poesie scrivendogli a getto continuo, abbozzi non risistemati, ma ferreamente sonetti nell’ispirazione, se non nelle rime e gli endecasillabi, e con quartine a volte scompagnate.
La traduzione di René de Ceccaty, forzatamente formale, richiama Du Bellay, Marot, il Cinquecento francese dei sonetti. Nella misura e anche di più nel tema, la malinconia d’amore – la specie d’amore che si vuole, si canta, malinconico. Ma in forma, come anche allora, “allegra”: risonante, pimpante, malgrado i rancori e le invettive. Siciliano ci trovava la proustiana sofferenza che patisce di sé, che però non si vede, Pasolini è molto oggettivante.
Nel caso di Pasolini la doppia tonalità è in rapporto con il soggetto, il carattere di Ninetto. Che non cessa malgrado tutto d’infondere gioia al poeta abbandonato. La lietezza “è durata otto anni, mica poco.\ Ora in voi è morte, in me pazzia, tutta quella gioia”. Con Ninetto il rapporto resterà intenso: continuerà a lavorare nei film di Pasolini, già destinatario della poesia che chiude “Alì dagli occhi azzurri”, e a frequentarlo, anche a viaggiare con lui, fino a Stoccolma, due giorni prima della morte. De Ceccaty ricorda che “condividevano la stessa camera e viaggiavano come una coppia”. E che, tutto sommato, Ninetto sposandosi “fu più fedele a Pasolini di quanto quest’ultimo gli fosse fedele” – anche se “non intrecciò alcun legame che potesse minacciare il suo rapporto con Ninetto, tuttavia usava e continuò ad avere “una vita sessuale con ragazzi di vita”.  
Un canzoniere in realtà in lode dell’amato, sotto il lamento e il vituperio. Un canzoniere straordinario nella molteplice attività di Pasolini. Non tanto per gli esiti, ma è spontaneo, come viene, più che curato, e non affettato. Animato, da sentimenti e risentimenti personali, quindi “veri”, non atteggiati o programmatici quale è la poesia di Pasolini – incitatoria, polemica, argomentativa. Mossa da paura più che dallo sdegno, in fondo questa lunga meditazione sull’amore per Ninetto è un omaggio. Al “mio festoso Sancho Panza\ ragazzo”, da don Chisciotte dell’amore puro.
Un canzoniere alla Penna - anche se casto - la cui spensieratezza di “diverso” Pasolini ha sempre invidiato. De Ceccaty, come d’obbligo, cita i “Sonetti” di Shakespeare – anche per l’uso del “voi”, che gli richiama il thou dell’inglese biblico. Ma Penna è miglior riferimento: Pasolini stesso accenna a Shakespeare, scrivendo in Inghilterra, ma non ci sono secentismi in questo brogliaccio, tutto o quasi tutto è diretto, anche le citazioni. Più congrua l’altra radice che il curatore ci trova, i provenzali, i trovatori.
È l’unica edizione disponibile dei sonetti per Ninetto. Si può leggere, con la traduzione in francese e con un saggio di René de Ceccaty, in originale – l’unica edizione italiana è quella ricompresa nei “Meridiani”, “Tutte le poesie”.
Pier Paolo Pasolini, Sonnets, Gallimard, pp. 283 € 10,50

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