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giovedì 9 maggio 2024

Mobbing di gruppo a Taranto, un po’ per ridere

La storia di un “reparto confino”. All’acciaieria di Taranto, un'ottantina di impiegati da liquidare confinati nella palazzina del titolo, senza alcuna incombenza – hanno pagato lo stipendio in attesa che si dimettano.
La storia anche di una privatizzazione mal congegnata, e poi (fino ad oggi) amaramente fallita – è successo per l’acciai come per i telefoni. I primi padroni, la famiglia Riva, oltre a commettere vari reati per i quali finiranno condannati, intesero la privatizzazione solo come un taglio del personale (l’analogo fatto in Sip-Stet, altro gioiello privatizzato male e finito peggio. Sullo sfondo di una politica compromissoria, che trascina nell’inettitudine anche il sindacato – sarà la Procura della Repubblica, su segnalazione anonima, a denunciare e perseguire il fatto: il primo caso di mobbing di gruppo.
Sui toni della commedia, per le tante gag e i personaggi da ridere. Ma episodicamente, la sceneggiatura non è unitaria. Molto documentato, è alla fine una sorta di cinema-verità, seppure a distanza di anni dal fatto. Costruito sulla figura di un contadino inetto e borioso. Uno che vive di un po’ di galline e qualche pecora, a cui la fidanzata albanese deve correggere l’ortografia, che ritiene la fidanzata e il di lei fratello spregiativamente “zingari”. Un funzionario del Personale dell’acciaieria, conoscente della famiglia, lo assume come operaio per dargli uno stipendio. Per poi gradatamente, essendo del tutto incapace come operaio, assegnare anche lui alla palazzina dei reietti nullafacenti, ma in qualità di spia del Personale stesso. Un cretino, che poi farà crollare per stupidità l’azienda in Tribunale.  
Un bel personaggio, da grande commedia grottesca. Che però Riondino, che è l’interprete principale, per questo premiato, confonde con gigionerie di troppo – sono la sua maschera? non si ricorda interpretazione cui ci rinunci.

Michele Riondino, Palazzina Laf, Sky Cinema, Now

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