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Come ridere in serie, freddo
Una miniserie, sei episodi di mezz’ora, che non ha fatto in tempo a debuttare,
un paio di mesi fa, ed è già in lavorazione
per un seguito - si punta al successo con il successo, una tecnica di
marketing. Un mockumentary, un finto documentario della vita in una redazione
impossibile, collegata alla pubblicità della società madre che si propone di
rifuggire. Con equivoci a cascata.
Il problema principale di un episodio è perché i cessi pubblici si
chiudono. Segue un episodio in cui due redattrici tampinano il funzionario che
ha deciso la chiusura. Un terzo è una derivata in materia di cessi: le “mani
pulenti” (guantate) al bagno invece della carta igienica che l’azienda proprietaria
del giornale vende intasano le fogne. Da qui la necessità di uno show pubblicitario
riparatore, per il quale è necessaria la battuta di un bambino, e quindi la lotta
feroce per imporre al provino il proprio bambino. Nel mezzo l’acquartieramento
provvisorio della megadirigenza nella redazione, di fronte alla quale il direttore
s’inginocchia.
Non critica sociale, non satira, non umorismo inglese, non umorismo surreale:
un misto di realtà (prodotti dannosi, pubblicità, provini, eccetera) demenziale.
Un umorismo affermato, dai “Blues Brothers” Belushi e Aykroyd. Freddo.
Uno spin-off di “The Office”: il gruppo della filiale
di Scranton, Pennsylvania, della Dunder Mifflin, è ora al lavoro al “Toledo
Truth Teller”, storico quotidiano del Midwest, Ohio, in declino, che prova a rilanciarsi
con un nuovo direttore. Con una redazione “etnica”,
italiana, ispanica, asiatica, afro etc., per pubblici diversi? Sabrina Impacciatore
è la co-protagonista, una invadente Esmeralda Grant, già direttrice del giornale
che fa la guerra al nuovo, impacciato (deve andare sempre al bagno, che non sa
aprire), e incapace.
Greg Daniels-Michael Koman, The Paper, Sky,
Now
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