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mercoledì 9 novembre 2016

La Waterloo dell’opinione pubblica

Che storia ci hanno raccontato? Trump vince convincendo e noi sapevamo che era un cialtrone. Vince in discesa, senza strafare, da professionista della politica, e noi sapevamo che si trattava di un riccastro capriccioso. Vince ovunque, con ogni ceto o gruppo etnico o sociale, e noi sapevamo che aveva tutti contro, le donne, i gay, gli afro, gli ispanici, circa l’80 per cento dell’elettorato.
Questa elezione è una pietra miliare nella storia dell’opinione pubblica. Catastrofica: smantella ogni connotato positivo che l’opinione e il pubblico potevano avere. Chi scorre questo sito molto poteva sapere in anticipo, senza peraltro informazioni di prima mano, giusto per attenersi ai fatti con un minimo di criterio. Ma conviene riepilogare i termini della disfatta.
Il giornalismo è irrilevante per il consenso politico. Hillary Clinton è stata sostenuta da 102 quotidiani, con una tiratura complessiva di 15,7 milioni di copie giornaliere. Trump non ha avuto sostegno altrettanto determinato degli 82 quotidiani schierati per il partito Repubblicano, 14,8 milioni di copie di tiratura giornaliera. Ha avuto pochi e non qualificati giornaletti, per circa mezzo milione di copie. E il sostegno, non convinto, delle sole tv Fox.
Il giornalismo è inaffidabile Migliaia di inviati, diecine di migliaia di articoli e corrispondenze, milioni e miliardi di minuti tv, e non sappiamo cosa vuole Trump. Solo pettegolezzi - meglio se di ragazze coscia lunga (che Trump non abbia onorato adeguatamente). La superficialità è peggiore se senza dolo.
L’opinione pubblica è privata, privatissima: dai sondaggi ai commenti e alle informazioni. È cioè bugiarda. Di un capitale che si camuffa, dietro un politicamente corretto che gli fa da schermo e protezione. Trump, che evidentemente ne conosce i meccanismi, lo diceva, con ragione – lo diceva senza sorpresa né ira, come un fatto scontato.

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