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sabato 26 agosto 2017

Il mondo com'è (314)

astolfo

Narcotraffico – È la vera – più ampia, più aperta – globalizzazione. Democratica e multietnica – non più legata, come ancora nel passato recente, all’etnicità: la mafia siciliana, quella cinese, quella irlandese, quella ebraica, quella albanese, nigeriana, eccetera. “La Lettura” costruisce un atlante domenica 20  che coinvolge atutti i continenti,. Europa, Americhe, Asia, Africa, tutte le classi sociali, e tutte le nazionalità in forma apolide, da cittadini del mondo, di casa in ogni luogo del pianeta. Presso Bordeaux una banda di greci e moldavi è catturata con un carico di cocaina giunto in barca dal Sudamerica. Il Messico lavora con la Cina. Bande internazionali - multietniche - controllano i porti di approdo. I regolamenti di conti sono anche multietnici, a Roma come a Tolosa o a Barcellona. Tra africani, asiatici, est-europei, ispanici, italiani è indifferente. Tra islamici e cristiani mescolati. A Marsiglia tra mafiosi siciliani e calabresi trapiantati.

Processioni – Si è chiuso con un’assoluzione il processo a carico di Edoardo Lamberti Sorrentino a Reggio Calabria avviato due estati fa per calunnia e concorso esterno in associazione mafiosa a proposito degli “inchini” di santi e madonne  in processione ai mafiosi di paese. Lamberti Castronuovo aveva sfidato, con una lettera aperta il corrispondente reggino del “Corriere della sera”, che ne aveva scritto suggestionato da un video dei Carabinieri, a provare che alla processione nel paesino aspromontano di San Procopio c’era stato un inchino a un mafioso. Per questo articolo – Lamberti Sorentino è anche giornalista, anche lui – la Procura di Reggio Calabria lo aveva incriminato, su sollecitazione dei Carabinieri. Ora è stato assolto. Lamberti Castronuovo non è di San Procopio, è di Reggio. Dove è un personaggio della sinistra prodiana, ma rispettato da tutti. Medico, docente universitario, è il fondatore e gestore del centro di accertamenti diagnostici  che fa testo in città. Ha fatto molta politica, accanto al sindaco benemerito di Reggi Italo Falcomatà venti anni fa, e poi da candidato sindaco per il nenonato partito Democratico, ora assessore pronviciale alla Legalità. Ed è giornalista a tempo perso, da editore della tv locale, Reggiotv. Da giornalista, in realtà, aveva sfidato l’incauto corrispondente a provare l’inchino mafioso nella processione di San Procopio.
Altre assoluzioni in casi analoghi ci sarebbero state in Sicilia, coinvolta anch’essa due anni fa negli “inchini” dei santi ai mafiosi.

Usa-Russia – Si gioca curiosamente a ruoli invertiti la vecchia sfida Mosca-Washington. Rilanciata da Washington, ma poi subita, tutto l’opposto della politica aggressiva degli Stati Uniti durante la guerra fredda, contro la ben più temibile Unione Sovietica, sotto la strategia del containment, del contenimento della spinta offensiva sovietica. La questione delle intromissioni di Mosca nella campagna elettorale americana, e nei diritti di voto, attraverso imperscrutabili hacker ne è un segno lampante – una fake news, allo stato (ma la questione è aperta da due anni), da manuale.
Più significativo, e più denso di conseguenze, è l’abbandono americano della strategia di contenimento della Russia di Putin in Europa orientale, in Medio Oriente e nel Nord Africa. Dal tempo di Obama. Che in Europa orientale ha abbandonato in pratica l’Ucraina alla divisione, dopo averne fomentato il nazionalismo antirusso – una scelta incomprensibile in un paese a metà russo, nella storia e nella demografia. E nel Medio Oriente si era limitato all’accordo con l’Iran per il nucleare, ma come a lavarsene le mani. Il quadro della regione ora è questo. Una guerra contro il califfato che si combatte poco e male, in Iraq e in Siria. Una guerra in Afghanistan, in corso stancamente ormai da quindici anni, che non si può vincere e non si vorrebbe perdere. L’estraniamento con Israele. Un rapporto non chiaro con la Turchia di Erdogan: troppo islamico il presidente  turco, troppo autoritario, alleato fedele? La sovversione in Libia e in Egitto. Tutte aree di conflitto, lasciate aperte a Putin. Che vi si ritrova power broker, perfino nel conflitto Israele-Palestina e nella guerra al califfato, che tanti morti ha provocato in Occidente. Senza nessuno sforzo, nemmeno militare - se si eccettua il calderone siriano, dove un intervento stabilizzatore era solo necessario,. Risucchiato dal vuoto di potenza. Da ultimo probabilmente chiamato a colmarlo anche in Egitto, da quarant’anni pilastro solido dell’Occidente.

Volontari – Furono molti gli europei che combatterono, arruolandosi volontari, contro Napoleone negli anni dal 1803 al 1815, nell’esercito inglese. Di fatto contro gli effetti della rivoluzione, compresa la coscrizione, la leva obbligatoria, che i rivoluzionari e poi Napoleone vollero imporre. Nominalmente contro guerre giudicate di occupazione, in Spagna e nel Regno delle Due Sicilie. Arruolamenti quasi tutti però di gente del popolo, più che di ideologi o di spossessati dell’ancien régime.
L’arruolamento rivoluzionario in Europa ha tradizione consistente. La rivoluzione francese suscitò adesioni e migrazioni un po’ da tutta Europa – così come, mezzo secolo dopo, la “rivoluzione italiana”. Non ci fu per la rivoluzione bolscevica, per la guerra mondiale allora in corso e per la marginalità geografica della Russia. Ma ci fu per la Germania di Hitler, che alla capitolazione contava ancora mezzo milione di arruolati di varia nazionalità, compresi molti italiani.
L’arruolamento con l’Inghilterra contro Napoleone fu diverso per più di un motivo. I volontari furono inquadrati e addestrati come truppe ordinarie. Furono impiegati secondo piani militari e strategie classiche, non di guerriglia di volontari. E rappresentarono una parte importante dello schieramento britannico. Alla discesa in campo contro Napoleone, all’inizio del 1804, le “unità straniere” nell’esercito britannico contavano 17 mila unità, un decimo del totale – erano peraltro in prevalenza truppe coloniali, la maggior parte erano canadesi. Quattro anni dopo erano 35 mila, il 18 per cento dello schieramento. A settembre del 1813 se ne contavano 54 mila, il 20 per cento. Erano truppe molto impiegate sul terreno: nella seconda,metà del 1813 ne morirono 16 mila, in battaglia o per malattia, 11.600 disertarono, 10 mila furono dismessi, perché invalidi. Erano venuti soprattutto dal Mediterraneo: “Le leve Calabrese, Siciliana, Italiana (piemontese, n,.d,r.), Maltese e Greca erano unità straniere con distinti caratteri nazionali”, nella sintesi dello storico militare canadese René Chartrand: “Uomini e ufficiliaerano spesso patrioti  che volevano liberare le terre d’origine dalle truppe napoleoniche con l’aiuto britannico. La gestione interna delle unità era di solito assicurata nella lingua dominante di ogni corpo”. Delle circa venti unità straniere, europee, censite da Chartrand, sette erano italiane. Il Calabrian Free Corps, reputato il migliore, è quello che prende più attenzione di Chartrand. Una Leva Italiana, o Reggimenti Italiani, formati dai prigionieri di guerra che si dichiaravano ostili a Napoleone .- non molto quotati nella gerarchia britannica e tra gli storici. Una Legione Piemontese, anche questa composta di prigionieri italiani, ma tutti piemontesi, sotto il comando del conte piemontese St.Martin d’Aglié. Un Reggimento Siciliano, e un corpo Volontari Siciliani. Molti italiani, almeno 120, militarono nel reggi,mento svizzero Watteville, uno dei migliori- molto impiegato anche in Calabria, contro Murat, nel 1808-1810.
Altri corpi arruolati nell’esercito britannico erano di tedeschi, croati, svizzeri, albanesi, greci, maltesi, corsi.  

astolfo@antiit.eu 

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