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venerdì 6 ottobre 2017

L’amore con la follia

Un uomo, un artista, cantante folk, Don Fuego, perde il lavoro al Buena Vista Social Club, ceduto a immobiliaristi americani, e incontra l’amore, a sessant’anni. In figura di una ventenne rossa, occhi verdi, silhouette di brace, che fa scattare il thriller, una dark lady. Ma dopo molte pagine vuote. Con esito non esito: l’arte vincit omnia, e Don Fuego torna ad aspettare di diventare, all’ultima riga, “l’eterno inno alla vita”. Dopo aver filosofato per una paginetta, a mo’ di morale, su ciò che vorremmo essere e che siamo.
La proletarizzazione, anche dell’artista, al tempo delle privatizzazioni – due terzi del libro sono peregrinazioni in cerca di occupazione. Così si sarebbe detto un tempo. Oggi non fa storia: ognuno è un manichino di interessi remote, non specialmente cattivi, ma dissolutori. E questo è il romanzo:  un apologo, non una storia. Cuba c’entra poco. Se non per il regime, imperscrutabile, la tristezza, di turisti senz’anima e film in tv in bianco e nero, e l’insania (esperienze estreme) che si lega ancora ai Caraibi.
L’assetto è quello di Graham Greene, “Il nostro uomo all’Avana”: il pover’uomo solo, con problemi, economici e della figlia adolescente. L’isola è solo uno scenario, anch’esso senz’anima. “Yasmina Kahdra” vi si avventura, molto in dettaglio, e non ci restituisce niente. Né il Buena Vista, il club famoso di cui tanto parla, né l’isola, né l’oceano, né Castro, né gli anti. Si legge per la “pasqualite” di Renzo Arbore – per vedere come va a finire. A margine, solo a margine, cè lamore con la follia. Il thriller non sbarca a Cuba
Fuori dall’Africa e il Medio Oriente, lo scrittore perde la lingua – nell’originale francese suonano stonati anche gli idiotismi d’Algeria. Come un Camilleri che raccontasse un altro mondo che la Sicilia.
Yasmina Khadra, Dio non abita all’Avana, Sellerio, pp. 244 € 16

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