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martedì 24 dicembre 2019

Letture - 409

letterautore
Autore – “Il romanziere è in certo qual senso una spia”: Graham Greene, “Il treno per Istanbul”, lo fa dire a un scrittore vanesio di successo. E a un prete: “Un penitente in confessione”.

Cleombroto - Garibaldi adolescente si arruolò come marinaio di 3za classe nella Marina sabauda, col nome di battaglia di Cleombroto. Eroe tebano, fratello gemello di Pelopida, che combatté con Epaminonda, quello che liberò gli Iloti della Messenia, popolo schiavo degli Spartani – Pelopida, “il primo uomo della Grecia” di Cicerone, fu a sua volta, con Epaminonda, l’artefice dell’egemonia tebana dopo Sparta

Cuorinfranti – È all’origine di Sterne, che nel Tristram Shandy”la vuole una malattia come la tisi o la gotta, benché non definita nei manuali scientifici. Forse perché, rifletteva, non figura tra le cause dei decessi: ma più diffusa e altrettanto perniciosa che le malattie mortali.

Dante – “Dante e Balzac” è un saggio del francesista Vittorio Lugli, 1952 (“Dante e Balzac con altri italiani e francesi”). C’è un Dante per tutto.

Ebreo – È figura di molta narrativa, anche poesia, negli anni 1920-1930. Una sorta di letteratura di genere. Anche violenta. Come una fissazione – indotta dalla rivoluzione bolscevica? A opera anche di ebrei, Castelnuovo, Nemirovsky, Albert Cohen, Josef Roth. Tra i non ebrei si distinguono Céline, Pound, Hamsun, ma anche Thomas Mann, che tanto dileggiò i parenti, Virginia Woolf, gli scandinavi in genere.

Greta – Ne anticipa i tempi, se non la figura, Primo Levi nell’ultima poesia pubblicata, “Almanacco”, 2 gennaio 1987 – nella raccolta “Ad ora incerta”: “Noi propaggine ribelle\ Di molto ingegno e poco senno,\ Distruggeremo e corromperemo\ Sempre più in fretta;\ Presto presto, dilatiamo il deserto\ Nelle selve dell’Amazzonia,\ Nel cuore vivo delle nostre città,\ Nei nostri stessi cuori”.

I.A. – Faletti ne profetizza il boom (illusorio?) nel romanzo “indiano” del 2006, “Fuori da un evidente destino”.  Al vecchio indiano saggio, che ha conosciuto gli sciamani, fa dire all’eroe, il giovane indiano che ha fatto fortuna nella finanza a New York e irride la magia: “Sei disposto a credere in quello che la scienza ti propone, che è praticamente la stessa cosa: la creazione di un’intelligenza artificiale in grado di evolversi e di imparare dai suoi stessi errori”. E all’obiezione: “Quella è scienza. Qui stiamo parlando di magia”, gli fa controbattere: “E non sarà una magia quando da una macchina nascerà una macchina in grado di capire che è viva?”

Italiano - In “The Irishman” quattro italo-americani, Scorsese, Pesci, De Niro e Pacino, fanno la storia dell’America. Appassionante, ma come storia di mafia, di violenza. Anche irlandese, ma a regia (narrazione) e con impersonificatori (il Fixer, il Killer, il Capo) italici – del Sud Italia.
O italiana è la capacità critica, di sintesi?
Una storia “italiana”, di facce e nomi d’artista che richiamano l’Italia, del Sud, metafore dell’America?  

Leopardi – È stolido nel Nortizbuch di Enezenberger, li novantenne patriarca delle lettere tedesche, italianizzante di lungo corso - la raccolta di aforismi, arguzie, pensieri sparsi di cui Cornelia Mayrbäurl dà notizia su “La lettura”. Non lui, “scrittore tanto infelice quanto geniale”, i suoi cultori. Che hanno “guardato” (?conservato? riproposto?) “il manoscritto dello «Zibaldone», una prosa confusa e chiacchierona”. Cosa che Leopardi non avrebbe fatto: “Con la scelta del titolo avrebbe voluto esprimere la natura provvisoria delle sue annotazioni, facendo sfoggio di autoironia. I custodi del Graal della letteratura italiana, invece, questo non l’hanno mai capito”.
Bisogna distruggere i testi, anche il Notizbuch, lo zibaldone? Che Enzensberger, meno autoironico di Leopardi, pubblica in vita, dandogli anche un titolo, “Fallobst”. 

Novecento – “Il  secolo di Joyce e Pirandello” lo diceva una la copertina dell’edizione Penguin 1967 di Sterne, “Tristram Shandy”. Poi le cose sono cambiate: nessuno si occupa di Pirandello, non in Italia, Nessuno pensa più che l’Italia abbia o abbia avuto qualcosa da dire all’Europa e al mondo, nelle lettere e fuori.

Pavese – Rifiutato da un Primo Levi inconsuetamente categorico, nella lettera a Rossana Benzi, 29 ottobre 1984. Una lettera come sempre in Levi gentile, oltre che partecipe. Che però fa una parentesi per lo scrittore suicida: “A me non è mai piaciuto, né come uomo né come scrittore”. A motivo del suicidio? Sembrerebbe, perché spiega a Rosanna, che la poliomielite costringeva a sopravvivere in un polmone d’acciaio in ospedale, “Pavese è ai tuoi antipodi, è l’antirosanna. Non ha avuto feedback: ha disseminato disperazione ed è morto di disperazione”.                                                                                                                      Pilato – Personaggio evangelico tra lo scherzoso e il buongoverno per De Quincey, “Giuda Iscariota”. Un Pilato trascurato nella notevole tradizione che sul personaggio si è costruita ultimamente, dopo la resurrezione operata da Anatole France – sulla scia di De Quincey.

Russia – Tutto vi è grande e eccessivo. Stalin si capisce così? Stalin no, ma il teatro (regia, scenografia), la narrativa, anche la musica sì. Le messe in scena del Bolshoi (“grande”): dei balletti di Petipa, delle opera russe. I successivi Balletti Russi, di Djaghilev, Bakst, Fokine. Il Coro dell’Amata Rossa. Le regie di Mejerchol’d, Stanislavskij, Nemirovič- Dančenko.

Shakespeare – Per nascita non era cattolico? Sì, come tanti altri del secolo d’oro inglese, specie gli “elisabettiani”. Che può non voler dire nulla in letteratura, ma è una prospettiva curiosa: di quanti , letterati, artisti, statisti, anche teologi, sono stati per nascita cattolici nel Cinquecento, e a un certo punto hanno cambiato i riferimenti. Rispetto alla confessione, per esempio. Al matrimonio indissolubile. Ai santi.

Socialista – La rimozione in Italia, della parola e del concetto, ha dell’ossessivo. Antonio Manzini apre “Il treno per Istanbul”, il romanzo di Graham Greene che Sellerio rispolvera, dicendo Czinner, uno dei personaggi del caleidoscopico mondo dei vinti che anima il romanzo, “il politico comunista rivoluzionario”, mentre è il capo dei socialdemocratici di Serbia, costretto all’esilio.
Il centro-sinistra storico, che ha animato al politica per trent’anni, fino a Di Pietro, Borrelli e Colombo, è scomparso dalle storie della Repubblica, di Crainz, Ginzberg, Gotor, esagerati questi tre nella sottovalutazione, un ex Lotta Continua, un ex PCI e un ex Dc,  Giovagnoli, Castronovo, anche Colarizi.

letterautore@antiit.eu

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