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Céline salvato dalla Resistenza
La storia dei ritrovamenti dei manoscritti di Céline
asportati a fine 1944 dalla sua abitazione parigina, che lo scrittore aveva abbandonato
precipitosamente dopo lo sbarco di Normandia. Conservati in buono stato, e
fatti ritrovare ad agosto del 2021, qualche mese dopo la morte della vedova, titolare
dei diritti. E un primo tentativo di datare la scrittura dei tre inediti fin
qui pubblicati, “Guerra”, “Londra” e “La volontà di re Krogold”. Altri due testi
sono in fase di elaborazione editoriale, “Casse-pipe”, una narrazione
incompiuta, e “La légende du roi René”.
Da una serie di elementi, Joset data la scrittura di “Guerra”
e “Londra” fra il 1934 e il 1936. Come di un seguito al “Viaggio al termine
della notte”. Opere non rifinite per il sopravanzare di “Morte a credito”, che
veniva lavorando in contemporanea, e che rappresenterà il secondo successo
editoriale.
Un’altra ragione della mancata finalizzazione\pubblicazione
delle due narrative Joset trova nel soprassalto polemico che prendeva Celine a
partire dal 1936 – fino a fine guetra. Contro tutto e tutti, e contro gli ebrei.
Molto Joset discute l’antisemitismo – ma senza una spiegazione significativa,
se non l’antisemitismo. Tiene conto de “La chiesa”, il primo scritto esornativo
noto di Céline, ben prima del “Viaggio”, in forma teatrale, ma senza cogliervi il
nodo dell’odio anti-ebraico, nella dirigenza della Società delle Nazioni a
Ginevra, dove Céline lavorò per quasi dieci anni – una burocrazia che sanzionerà
ben più ferocemente, cinquant’anni dopo, Albert Cohen, “Bella del signore”, che
aveva vissuto anch’egli quella esperienza, in anni successivi.
Che Céline non fosse obnubilato dall’odio lo prova la
fuga da Parigi nell’ottobre del 1944: lo scrittore sapeva bene che la guerra era
perduta, era perspicace e non fanatico.
Andrea Lombardi, celiniano emerito, che ha curato l’edizione,
arricchendola di notevoli foto, facsimili dei manoscritti, e altri materiali,
la rimpolpa con alcuni dei suoi articoli sul “Giornale”, su Céline e i
ritrovamenti.
Joset, belga francofono, anche lui si occupa di
Céline per passione – è più noto come ispanista e medievista, le sue
specializzazioni accademiche.
Una punizione, il sequestro delle carte di Céline, che
ha finito per essere un grosso regalo, rilanciandone la figura e l’opera. Un po', paradossalmente, come Heidegger, quando programmava i cosiddetti quaderni neri a congrua distanza dalla morte.
Jacques Joset, I tesori ritrovati di
Louis-Ferdinand Céline, Eclettica, pp. 107, ill. € 13
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