Cerca nel blog

domenica 15 febbraio 2026

Ipotesi di Eurafrica

L’unica apertura di credito, politico ed economico, alla sterminata Africa, è dell’Italia, cui la Oua, Organizzazione per l’Unità Africana, si aggrappa ad Addis Abeba invitando Meloni alla sua assemblea annuale.  L’unica apertura d’interesse che l’Africa, dopo tanti decenni di appelli inevasi, ha ricevuto è infatti attraverso Meloni, il suo “Piano Mattei”.
I media hanno trascurato o denigrato la cosa. Dicendo il Piano Mattei il piano dei poveri, del poco o niente, pochi soldi, poche iniziative, partnership inferiori a quelle che l’Africa ha con la Germania, con la Francia, con gli Stati Uniti – e con la Cina?  Ma questo è parte della partita politica interna, che fa ormai l’unico atto di esistenza in vita dei media. La verità è che ne due anni dal lancio questo piano ha attivato iniziative e progetti per una decina di miliardi. Non è molto, ma prima nn c’era niente. Per l’attivazione di progetti di formazione in loco, in vista di un’immigrazione qualificata e regolare. Con modalità varie. Dalle scuole professionali dei salesiani a moderni istituti tecnologici – in Algeria. E per alcune infrastrutture multiregionali – le infrastrutture sono il peggiore, forse ineliminabile, handicap dell’Africa, in uno schema di sviluppo tradizionale, agricoltura-industria-esportazione.
La cosa insomma c’è – nei limiti delle risorse italiane. Ma di più conta l’approccio: Francia, Germania, Gran Bretagna, se non gli Stati Uniti, trattano l’Africa sempre col paradigma coloniale. Il Piano Mattei su un piede di parità, con la partecipazione cioè attiva dei Paesi coinvolti. Non di questo o quell’interesse della ex madrepatria.
È un cammino lento e lungo, perché l’Africa è quella che è: un mondo di potentati, praticamente senza mobilitazione e strutture politiche, istituzionali. Ma è l’unica via per lo sviluppo, accertata dopo oltre settant’anni di teorie e pratiche dello sviluppo, dalla Decade degli Aiuti, anni 1960, alle teorie e critiche dello “scambio ineguale”: l’Africa deve crescere al suo interno.
L’approccio italiano ha peraltro mobilitato l’inerzia europea nei confronti del Mediterraneo, la “sponda Sud” dell’Italia, dopo un quarto di secolo di disattenzione – dagli accordi preferenziali con il Maghreb – e con la infausta guerra alla Libia nel 2011. E ha stimolato una prima manifestazione d’interesse per l’Africa nel suo insieme. Era una vecchia – pia? – illusione, questa dell’Eurafrica -  per i primi autori del “risveglio” africano o dell’“Africa delle indipendenze”, dopo la guerra, di Senghor, Houphouët-Boigny, Burghiba, Nyerere, ‘Nkumah. L’Europa non ascoltò, era pur sempre ancora, o si riteneva, coloniale, imperiale. Ora ha bisogno dell’Africa, a ancora non lo sa.

Nessun commento: