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L’aggiustizia del calcio
Gli arbitri di calcio non sono garantiti dalla costituzione, e quindi
non ci sarà un referendum sugli arbitri di calcio. Ma è sicuro che lì il si vincerebbe:
non c’è giustizia più odiata, tanto più per essere a capriccio e inappellabile,
degli arbitri di calcio. Ma invece, inattaccabile: protetta dalla sacralità
dello sport, l’offa dei poveri (di spirito) più inattaccabile di qualsiasi
costituzione.
Ieri tre milioni di spettatori hanno seguito, a pagamento, Inter-Juventus
– e una decina di milioni fuori d’Italia. Dove un arbitro La Tella doveva e voleva
condurre a vittoria una squadra e lo ha fatto, dall’inizio, ammonendo quelli
che dovevano perdere, i calciatori chiave, non ammonendo quelli che dovevano vincere,
anche quando lo insultavano (un certo Barella spiritato, dopato?, lo insultava per una
rimessa laterale…), e quando, sempre, bloccavano le “ripartenze”
avversarie col “fallo tattico”, che il regolamento vuole punito con l’ammonizione,
ma non per La Tella. Finché non ha completato l’opera, decretando l’espulsione,
in un fallo di simulazione, non del simulatore ma dell’incolpevole avversario. Altero,
sprezzante – napoleonico, come ogni buon giudice italico. Anche se tutti vedevano, anzi per questo: che si sapesse
che lui faceva vincere chi doveva vincere.
I sicofanti dei vincenti, variamente distribuiti tra Sky, Dazn, i
postpartita e i giornali, hanno cercato di giustificare la pastetta con l’errore.
Senza dire che l’errore c’è in quasi ogni partita, sempre determinante, e sempre
a favore della stessa squadra.
La corruzione c’è nel calcio. Lo sanno tutti. In molte forme.
Questo La Tella fu anche sospeso, per un anno o più, per vari abusi. Ma
qui non si tratta di La Tella: lui interpreta il canone. Che è il famoso arbitro
Collina. Uno che si creò un personaggio intoccabile come punitore della Juventus,
la squadra che i due terzi degli italiani odiano, su questo si creò una claque, fortissima alla Rai, che lo incoronava ogni domenica il miglior
arbitro del mondo, e gestiva arbitrariamente il campionato, la partita che arbitrava e quelle
in calendario (ammoniva o espelleva chi non doveva giocare la-le partita-e
seguente-i). Consultandosi ogni settimana senza pudori con l’addetto del Milan
agli arbitri, al ristorante. Con un contratto pubblicitario, mentre ancora arbitrava,
con la Opel, sponsor del Milan. Un fulgido esempio di carriera per la specie – che
poi culminò alla Uefa, quella che si era liberata dell’incorruttibile Platini,
accusandolo di ogni obbrobrio, per affidarsi a un certo, malleabile, Ceferin (e
lucrare con i potentati della penisola arabica, che pagano in lingotti d’oro, non
tracciabili).
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