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martedì 13 luglio 2010

Il mondo com'è - 40

astolfo

Capitale - È la moneta in azione. Vedi le sempre sorprendenti letture (definizioni) del denaro, che diabolicamente s’infiltra come inarrestabile spinta psichica, se non spirituale. Lievitando sul pecus, è pervasivo come i fantasmi ma solido.

Complotto – Spiega sempre tutto. Dov’è la sua ratio? Nel costruire il complotto, cioè nel divisarlo.

Destra-Sinistra – Ma sono forme di compensazione-gratificazione. L’una assertiva, l’altra privatva. Il privato-individuale dell’uno e l’uguaglianza dell’altra, nelle forme escludenti del Tipo radicale, sono pulsioni e non dottrine. Pulsioni che si aggiustano (coprono) nelle dottrine. Le “cose” possono essere perfettamente eguali a destra e a sinistra, la violenza, o la nonviolenza, il classismo, la redistribuzione, la protezione del povero e dell’indifeso, il bisogno di libertà, e la prevaricazione (faziosità,ipocrisia).
Ma in quanto tali, in quanto forme di compensazione, la destra è più duratura – ha con sé la storia – perché coerente con se stessa, con la conservazione. La contemporaneità, già prima del crollo delle ideologie e in loro compresenza, è l’individuo che vuole aiutare, con le automobili, la carriera, la seconda casa, il sesso, e non la classe o la società.

Europa – Si celebra al declino. Si celebra disprezzandosi, anche. A opera di mediocri: Sarkozy, Merkel, Berlusconi. Si celebra litigando. Non per uno scopo ma per gelosia.

Risalgono al 1978, l’elezione di Giovanni Paolo II, e al 1979, la decisione di schierare gli euromissili, gli ultimi atti di autonomia dell’Europa. Entrambi originati in Italia, il conclave a sorpresa con l’elezione del papa polacco, che combattente, e il sì di Craxi agli euromissili, che vinse le solite titubanze democristiane. Entrambi avvitarono il crollo dell’Unione Sovietica e la supremazia Usa, non più contestata. Tutto d’allora in poi è stato ed è americano: i diritti civili, i diritti religiosi, l’etica in economia, il multiculturalismo, malgrado le critiche di Rorty (deboli), la guerra giusta, il giusto mercato.

Fascismo – Fatta la tara della brutalità (violenza fisica, intolleranza, perbenismo), comune al secolo (e alle sue code), è una forma di revanscismo egualitario. Un egualitarismo applicato alla lettera, a favore dei più bisognosi, ma anche degli ignoranti e dei moralmente sordidi.

Fondamentalismo – S’intende oggi religioso, della religione quindi che regola tutto. E s’intende islamico, per la sharià che è legge religiosa e civile. M la sharià perpetua, dichiaratamente, la teocrazia mosaica, per cui tutto, dall’agricoltura al rito, è regolato da norme religiose, e quindi dal prete.

Giornalismo – Si fa in redazione. Attorno al direttore. Si decide di “montare” di giorno in giorno questo o quel tema. Secondo un certo “taglio” – la lettura che si propone dell’evento. E lo si “scandisce” – si sceneggia, decidendo anche chi scrive che cosa, quanto lungo, e in che posizione nel giornale. La “scansione” può prendere più pagine, se si hanno più “aperture”, più temi-titoli che reggano una pagina.
È uno degli agenti, non uno specchio. Armato di cannone, non di pistola. Non per la legge, ma per il proprio interesse (dell’editore, del direttore e degli altri dirigenti del giornale, del giornalista). E inattaccabile, sotto l’ombrello della libertà d’opinione.
È un’arma.

Gesuiti – I veri – i primi, prima degli Illuminati – libertini intellettuali. I primi intellettuali, del potere a chi sa, o lo presume.

Giustizia – È in Italia un problema fra “giusti”. L’apparato repressivo e quello giudiziario, procedure, pene, magistrature, polizie giudiziarie, sono conformati a regolare punitivamente quella parte della società che subisce un torto, o che comunque ricorre alla giustizia – il cittadino che ricorre alla giustizia in Italia si sente “costretto”. Il ricorrente, anche se parte offesa in delitto grave, deve dimostrare e giustificare tutto, con dispendio di tempo, soldi, energie psichiche.
Il violento è invece, letteralmente, fuori dalla giustizia, dalle sue jugulazioni. Deve solo scontare – attuariamente: mettere nel conto – qualche mese di carcere di tanto in tanto. Facendo le somme dei costi di un malfattore abituale, in carcere e avvocati, e di quelli subiti mediamente da un cittadino nel sistema italiano, in tempo, pratiche e soldi, e pur lasciando fuori dal conto le perdite patrimoniali e psichiche da furti, scippi, rapine, minacce, non c’è dubbio che il cittadino ci rimette di più. In virtù della giustizia.
La giustizia è il fondamento dell’eguaglianza, dunque della democrazia. La Repubblica la interpreta, continua a interpretarla, in senso sovietico, o politico. Un sistema di potere, sotto l’ombrello di comodo della ridistribuzione o del risarcimento sociale. Se c’è un fascismo in Italia, dichiarato, quotidiano, violento, è quello del sistema repressivo, compresi gli ermellini alle assise. Che la giustizia riduce a un apparato – di norme e uomini – inutile, costoso, iugulatorio. La giustizia è in Italia un apparato repressivo della società.

Masse – Sono gli zero del numero.

Neutralità – È un fatto di diritto. Èd è utile per gli affari. Ma è un disimpegno, e non risparmia le persone, anche se ne salva la vita: le marchia (sono comunque conniventi con la parte sbagliata).

“Primato” – La vera storia della rivista “Primato” è questa: nel 1940-41, quando Hitler sembrò avere vinto la guerra, gli artisti e gli scrittori che sino ad allora erano stati guardinghi e anche critici, decisero di schierarsi.
Si può anche argomentare all’inverso: il regime, sentendosi forte, vuole insudiciare con la lusinga l’opposizione. Ma la cooptazione, nella scienza politica e nella legislazione (il regime dei “collaboratori di giustizia”), è sempre infida.

Razzismo – È il jingoismo nella forma contemporanea, delle comunicazioni di massa, e delle grandi periferie urbane, le città-periferia. Una forma di primazia nazionale, di patriottismo. Che si esercita indifferente contro albanesi, o rumeni, e africani. Non c’è in campagna. Non c’è al centro borghese delle città.

Pubblicità – Ha connotazione negativa per gli italiani, se Costanzo la evita, la chiama “consigli per gli acquisti”, e normalmente passa col nome di spot, perfino di spot pubblicitario. Non è negativa la cosa in sé, evidentemente, poiché come tutti ci abboffiamo di pubblicità, e la libertà di stampa, e quindi di opinione, ci vive sopra. Ma rientra nella generale ipocrisia, che resta la cifra dell’Italia repubblicana anche dopo la caduta del sovietismo, far finta di non credere alla propria maniera d’essere, cioè alla realtà. La nostra è, altrettanto evidentemente, una libertà posticcia, o almeno incerta, se si corrobora di questi accorgimenti falsi – una libertà fatta di falsità.
È sintomatico che sia uscita dal vocabolario propaganda. Che è italiana, e più chiara di pubblicità. Che non è italiana ed è, tra l’altro, ambivalente, con tutte le connotazioni attinenti la sfera pubblica, o della pubblica opinione (politica, informazione, mercato), che si vuole – vorrebbe – trasparente.

Resistenza – Ha diritto Bin Laden di opporsi senza limiti? Probabilmente sì, avendo scontato il sacrificio di sé: la guerra si combatte senza limiti, anche dove apparentemente ci sono delle regole. Lo spiega, a contrariis, la vicenda giuridica delle Fosse Ardeatine: a Priebke non si è contestata l’assurda decimazione, a carico dei primi italiani che si ritrovava tra i piedi, ma solo di aver sbagliato il conto. O l’uso americano dell’atomica, alla fine della guerra. O la storia che si riscrive dell’orrenda guerra civile tra popolazioni jugoslave. La guerra si può solo rifiutare.

astolfo@antiit.eu

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