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lunedì 9 settembre 2019

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (402)

Giuseppe Leuzzi


“Comunque cambiamenti positivi ce ne sono stati anche a Palermo”, spiega Simonetta Agnello Hornby a Mimmo Cuticchio passeggiando per Palermo (di cui a “La Lettura” dell’8 settembre), “ in Sicilia, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, in certi casi anche rispetto all’Inghilterra, dove l’emancipazione è stata più lenta, più pigra”. Bisognerebbe portare i siciliani, gli italiani in genere, che (a parole) si autoflagellano, più spesso a Chiasso.

Si è decretato l’antiriciclaggio sul trasferimento di una somma pari a mille euro. Per far guadagnare qualche euro in più alle banche, ma non solo. Una giovane ne svela l’arbitrio in una lettera a “la Repubblica”. Avendo depositato in banca - depositato, non incassato - un assegno di 1.500 euro, regalo del nonno per i diciott’anni, la banca non ha eccepito. Salvo comunicare l’“anomalia” al Tesoro, che inflessibile pronto l’ha multata di 300 e rotti euro.
Non meraviglia. La droga, le mafie, il riciclaggio sono più spesso una copertura, per spillare qualche soldo e rendere amara la vita. Contro le mafie basterebbero i Carabinieri, se distolti dal traffico stradale.

Navigazione al Sud
Un posto di primo piano al Sud, in questo governo centro-meridionale che è il Conte 2, non rilevato da questo sito nella lettera semiseria “Il governo dei predestinati”, è del consigliere della ministra del Lavoro, il professore Domenico Parisi, “Mimmo” – che Aldo Grasso segnala in un gustoso “Padiglione Italia” domenica sul “Corriere della sera”. Professore nel Mississippi, lo stato più povero degli Usa. Dove ha inventato i navigator, per trovare lavoro ai disoccupati. Che non hanno alleviato la disoccupazione nel Mississippi.  Come ora in Italia, dove i navigator sono gli unici che hanno un posto – non tutti: in Campania De Luca si rifiuta di assumere precari, e sono una sessantina. Precari ma, dice il professore, benvenuti: “Potremmo stabilizzarli tutti. Sarebbe già un piano eccellente”.
Parisi esercita in Italia, richiamato da Di Maio quando era vice-capo del governo, alla presidenza dell’Anpal, Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro. Il tipico “ente inutile” della Prima Repubblica.
Le “politiche attive” Parisi ha condensato in una app, Mississippi Works. Che finora non ha prodotto un solo risultato. “L’app miracolosa era stata presentata all’Auditorium di Roma e sembrava di essere nel film «The Blues Brothers»”, scrive Grasso. L’incontro con Parisi era stato detto da Di Maio “un atto voluto da Dio”.
Di Maio è di Pomigliano d’Arco, Parisi di Ostuni. 
Pairsi fu presentato da Di Maio all'Auditorium di Roma come “italo-pugliese”. Ma le gaffes non contano più ormai, al tempo della rete. Il problema è che il Sud non ha altre politiche né figure politiche se non ignoranti e imbonitrici. 

Sudismi\sadismi
“La nostra identità vera di noi italiani, noi cristiani, è quella della gente che in Calabria si è tuffata in mare per salvare dei naufraghi”. Lo dice al “Corriere della sera” in grande il neo cardinale Zuppi,  romano, vescovo di Bologna. In Calabria non si è saputo – le cronache in Calabria sono delle Procure antimafia, in nobile gara, non di assalto. Ma non solo in Calabria, non fosse stato per il cardinale.
Apre i tg e occupa le prime pagine invece la coppia di Cosenza che ha picchiato un bambino marocchino, di tre anni, perché si era avvicinato al carrozzino del loro bimbo. Una coppia ventenne di immaturi, che dopo il calcio è scappata, per sfuggire all’ira dei passanti. Una coppia di pensionati di Stato, mantenuti sotto copertura a Cosenza perché parenti di un pentito di camorra.
Di questo però non si dice, non a Rai 1 o al Tg 5 o 24, ma nemmeno tra le brevi dei giornali. Perché il pentito è sacro? No, perché il Sud o è violento o non è.

“La mafia è elegante e profumata”, così Letizia Battaglia a Venezia per presentare il film di cui è protagonista, “La mafia non è più quella di una volta” - che peraltro disapprova: “I figli dei mafiosi studiano in Svizzera. Hanno un vantaggio, riciclando il denaro di chi si droga. Sono diventati borghesi”. Contro il volere, certo, di Battaglia, nonché del regista, Marenco, come di ogni altro, ma sul principio che munus non olet, il denaro non puzza.
Questo è inevitabile, che i ladroni di oggi diventino i baroni di domani. Lo spiegano ampiamete l’America del secondo Ottocento, dei robber barrons, la Francia napoleonica, i vecchi cavalieri del Brandeburgo, che faranno grande la Prussia, gli strozzini che presiedevano alle fiere (mercati) del Due-Trecento, specialità italiana, lombarda, toscana, e saranno principi e condottieri. Per le mafie è diverso, perché sono un paradigma: tutto ciò che di male avviene in Sicilia – in Calabria, a Napoli - è mafia. Mentre non lo è – nei romanzi di Montalbano come nella realtà. 
Il viceversa è pure vero. Ha provato Battaglia a Milano? A Barcellona, a Amsterdam, con tutto il liberismo. Anche a Londra, per non dire New York?

La sindrome Rosarno
La notte del 14 agosto un gruppo di africani ubriachi e probabilmente drogati mena fendenti tra la folla a passeggio sul lungomare di San Ferdinando, accanendosi su una famiglia di una ventina di persone, tra cugini, nonni e nipotini, nella quale si è imbattuto per caso. Subito il vice-sindaco di San Ferdinando Luca Gaetano accusa i rosarnesi – San Ferdinando è l’ex frazione a mare di Rosarno – di avere praticato la caccia al nero. Cosa non vera, che gli è stata poi contestata dai feriti. Ma il fatto è che Rosarno non ha mai praticato o minacciato la caccia al nero.
Rosarno ha sempre votato a sinistra, il solo Comune in tutta la Calabria – eccetto a una sola elezione, per due anni. Ospita, ora trasferita in territorio di San Ferdinando, una tendopoli di africani, che si popola soprattutto d’inverno, per la raccolta degli agrumi. In condizioni non rispettabili, ma non peggiori di altre tendopoli in altri luoghi in Italia. La famosa manifestazione di africani che ha bollato Rosarno come capitale dello sfruttamento si fece perché nella tendopoli si erano sindacalizzati alcuni immigrati.  Col sostegno e il patrocinio della Camera del lavoro di Rosarno, l’organizzazione locale della Cgil.

Napoli
 “Solo nell’ultimo anno tentato furto e tentata rapina a mio fratello Roberto”, lamenta Giovanni De Giovanni, figlio primogenito del giallista Maurizio: “Un furto nella mia casa a Posiliipo. E due furti di ciclomotore a mio padre Maurizio, l’ultimo stamani, con devastazione di una saracinesca”. Il furto è sempre materia di Napoli, con destrezza e anche con violenza. Anche l’impunità.

La famiglia De Giovanni di Oslo si sarebbe incazzata, molto. Con effetti. Anche una di Milano, o di Torino.

Si gira per Napoli e dintorni, se in macchina, tra sorrisi intesi, dei portieri d’albergo, dei garagisti, degli addetti ai musei e ai siti archeologici, degli ambulanti con le bancarelle, dei ristoratori – gli stessi che provvedono a recintare con catene il parcheggio del loro esercizio. Intendono: sei un cretino, quando te la prendono? E hanno ragione. Ma come fanno a sapere?

Come fanno i ladri di Napoli a sapere che quella macchina è forestiera, di un forestiero, quindi da rubare assolutamente, impunemente? Dai portieri d’albergo, dai garagisti, dai guardiani delle Belle Arti, dai ristoratori, dagli ambulanti?
Ma quanti ladri ci saranno a Napoli?

A Santa Maria Capua Vetere la visita all’Anfiteatro Campano finisce presto, tanto evidenti sono i segni di eccitazione dei passeggiatori pomeridiani, dei ragazzi con cane, delle signore sedute all’ombra sulle panchine. Si è arrivati con la macchina. Parcheggiata per bene, ma pur sempre una macchina, di un forestiero.
C’è un marchio del forestiero a Napoli? Forse no, se Di Giovanni si lamenta, lui è ben napoletano. Ma del turista probabilmente sì.

Si può andare a Napoli per turismo solo in gruppo? Anche da soli, muovendosi in tassì - ma con pochi soldi in portafoglio, consiglia il portiere.
Un turismo in tassì forse non è male, qualcosa bisogna inventarsi contro il turismo di massa. Ma dappertutto a Napoli s’incontrano poi le folle.   

Si arriva a Salerno, da Sud e da Nord, nella provincia di Salerno, e tutto cambia, pulito, preciso, tranquillo. Da Positano a Sapri, con la Eboli famigerata, e col Cilento, e con la certosa rediviva di Padula.
Si dice Napoli e si intende un mondo. Mentre è Napoli, circoscritta, dai Campi Flegrei a Portici. L’Irpinia è un altro mondo. Il salernitano, regione estesissima, pure. O il casertano, cui Napoli suole addebitare i suoi dolori, terra civile di Lavoro – Benevento è un altro mondo, teutonico.  

Si dimentica che Napoli è una città che era metropoli, incontrollabile come tutte le metropoli, già nel Sei-Settecento, molto prima che le città italiane crescessero e si conformassero, Roma, Milano, e tale è rimasta anche ora che è in serie B. Sempre industre e abile, ingegnosa, rapida, multitasking, e piena di dannati. Ora  che nessuno più li confronta, se non si autodenunciano alle videocamere – i Carabinieri aggiornano le statistiche, i Procuratori della Repubblica s’illustrano a Milano e a Reggio Calabria.

Napoli è la più piccola delle grandi città italiane, appena 120 kmq – contro i 182 di Milano, che però è di fatto il doppio, essendo un vero territorio metropolitano, in conurbazione (strade, metro) con le cittadine-periferia, e Roma, 1.285 kmq. Ma è la più popolosa. E la più radicata. La meno esposta cioè alla misgenation, alle immigrazioni, che invece sono gran parte di Milano e Roma: nuove generazioni, alla ricerca di integrazione, invece che dissolutorie. La delittuosità, parte di essa, non deriverà dall’inbreeding?
Napoli di direbbe una metropoli chiusa, campanilistica.

Napoli stessa è compiacente, più che succube, con la delinquenza urbana - borsaioli, ladri, ladri d’auto, spacciatori, camorristi? Per esperienza si direbbe di sì. Ma deve essere anche vera la tradizione di Napoli nobilissima, inventata non può essere.

De Luca, il presidente della Regione Campania, non vuole i “navigatori” di De Maio. Forse per un puntiglio politico, che quindi cadrà col governo che il suo partito ha ora fatto con lo stesso Di Maio. Ma è di grande logica, che è perfidia: “Siamo contro lo sfruttamento del lavoro”, lamenta, “contro il precariato”. Ineccepibile: i “navigatori” di De Maio sono a contratto, breve.
L’effetto però è che i “navigatori” prendono lo stipendio, sia pure precario, senza dover “lavorare”. Non cè una logica nella logica?

C’è ancora molta industria manifatturiera in Campania, anche alla periferia di Napoli, malgrado lo smantellamento della siderurgia e delle attività collegate. A Pozzuoli, Pomigliamo d’Arco, Pratola Serra, Marcianise, Nola, con l’aerospazio e la difesa. Per le qualità che Sohn-Rethel ha indagato e spiegato: abilità e applicazione – senso anche dell’economia, del risparmio, in armonia con l’ideologia odierna del riuso, benché con criteri bizzarri. C’è anche molta ingegnosità di marketing. E molta qualità, specie per i consumi deperibili\rinnovabili: cibo, abbigliamento, arredamento. E nella paesaggistica – architettura, giardini – nel rispetto perfino della natura. Ci sono i ladri e c’è che crea e fa. Due mondi paralleli, l’uno non influenza l’altro.


leuzzi@antiit.eu

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