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domenica 8 settembre 2019

L’Europa soffre di male tedesco

Si parla di Europa ma è la Germania. Mattarella benedice il suo governo con un appello alla revisione del patto di stabilità e lo indirizza a Bruxees: indirizzo sbagliato – e lo sa. L’Europa non è una federazione e nemmeno una confederazione. Non è nulla – la Commissione è di burocrati. L’Europa è un gruppo di buona volontà, che si è dato trattati vincolanti solo dove e come la Germania li ha voluti E li applica come la Germania dice.
Questa non è un’esagerazione, è la realtà. La Bce, uno degli organismi che la Germania ha voluto, in copia conforme della sua Bundesbank, le ha tentate tutte con Draghi per tirare l’Europa fuori dalla stagnazione, unica grande area economica mondiale che non riesce a emergere dopo il crac del 2007. Non c’è riuscito, e ora, atto finale del sua gestione, pensa all’“helicopter money”, a stampare carta moneta a gogò per banche, imprese e anche consumatori – “helicopter money” sono gli 80 euro di Renzi. Sperando in una scossa. Non si farà, perché Berlino ha già dato un no preventivo, ma non avrebbe successo. Non finché le politiche della Germania non cambiano. In Germania, per decisione autonoma. Come è di tutta la costruzione europea dopo la riunificazione della Germania, finita la paura dei “Russi a Berlino”.
Si vuole la Ue una costruzione autonoma. Non lo è, non più, da molto tempo ormai. Non è una federazione. Le federazioni sono stabili e funzionano, ma sono poche: Svizzera, Usa, Canada, Australia, e la la Repubblica Federale rinata a Bonn. L’Europa non è nemmeno una confederazione, una federazione con legami allentati – la Svizzera è confederazione all’anagrafe ma federazione di fatto. Non ha un aspetto istituzionale definito, non in qualche misura unitario.  Non lo definiva nemmeno la Costituzione, il progetto di Costituzione, cui pure avevano lavorato, a lungo, le menti migliori del continente – che poi la Francia ha subito bocciato. Ognuno dei 28 o 27 membri ha diritto di veto: cioè, l’Europa non esiste.
C’è, in teoria un asse di governo, tra Francia e Germania. Che però non si è mai visto all’opera. Di fatto governa la Germania: con maggioranze variabili, ma solo per generosità. Un solido blocco germanico garantisce comunque Berlino: Benelux, Scandinavia, Baltico, Austria, e l’ex Est Europa (Slovacchia, Slovenia, Croazia, Romania, Ungheria, Polonia, a tratti la Repubblica Ceca, e le propaggini che si vorrebbero inserire, Ucraina e Bosnia). L’ultimo tentativo di allentare il dominio tedesco sull’Est risale a De Michelis, figurarsi, a quasi trent’anni f a:
In questa gestione molto opaca della Germania di Merkel – non si sottolinea abbastanza che è la Germania di Merkel, la cancelliera bizzarramente gode in Italia di molto più prestigio che in patria, unanime o quasi (in generale la Germania gode di migliore considerazione in Italia che nella stessa Germania) - e anzi cieca, l’Europa è l’unica grande area economica in stagnazione, ormai da dodici anni. Gli italiani sono bombardati da notizie di crisi e ristagni in Cina e negli Usa, dove però le economie crescono di oltre il 6 e il 3 per cento l’anno, rispettivamente. Mentre l’Europa si trascina fra lo 0 e l’1 per cento – con la Germania talvolta al 2 e l’Italia a meno qualcosa. Un continente senza strategia, se non l’attendismo di Merkel, “troppo poco troppo tardi” - una che vivacchia si direbbe, oggi, “alla Conte”, ora con la destra ora con la sinistra. Senza mai un ripensamento, una strategia, un pensiero forte, un’idea qualsiasi. Eccetto l’esercizio del potere, stretto. Direttamente e attraverso i quisling dichiarati a Bruxelles, i Katainen, i Djisselbloem, gli spagnoli, gli orientali.

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