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giovedì 29 ottobre 2020

L’avventura del padre che non c’è, o come liberarsene

Penny fugge di casa, il 12 maggio 1721, nella contea americana di Pictown, vestito di giallo, per la vergogna di non avere un padre nobile, non averlo avuto, dato che è orfano di padre, abbandonando la buona madre, levatrice. Ha molte avventure con gli altri ragazzi, e con il maestro, un oste, un cieco che vende i biglietti della fortuna, e da solo libererà la contea dai briganti.
Un racconto pubblicato per la prima volta nel 1978, da Einaudi (Ezio Comparoni, “Silvio D’Arzo”; è morto nel 1952, poco più che trentenne), a cura di Rodolfo Macchioni Jodi, con disegni originali di Alberto Manfredi, poi ripreso dall’università di Parma, e da Greco e Greco, ma non più in circolazione, anche se di D’Arzo si pubblica un po’ di tutto: l’unico D’Arzo che non si ristampa è questo racconto per ragazzi, forse il più riuscito – anche se “Casa d’altri” gode del titolo montaliano di “racconto perfetto”.
Su un impianto falsato, un mondo remoto, un tempo remoto. Ci fu un tempo, nel dopoguerra, in cui era di moda ambientare in America i racconti - soprattutto i gialli, anche Scerbanenco lo fa, anche Boris Vian, alias Vernon Sullivan. Era pure il tempo in cui il padre c’era… Un rito di passaggio in proprio, autogestito.
Uno spunto, pare, autobiografico - la propria madre dello scrittore non era sposata, una ragazza-madre. Un racconto alla maniera un po’ di Pinocchio, un po’ di Kipling, di Stevenson. D’Arzo ci lavorò per cinque anni, dal 1943 al 1948 – questa è la terza redazione. Negli stessi anni in cui scriveva e riscriveva “Casa d’altri”, il racconto “perfetto” di Montale che lo renderà famoso – anche quello postumo.
Silvio D’Arzo, Penny Wirton e sua madre, Einaudi, pp. 120 € 8,50

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