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mercoledì 18 aprile 2018

Il mondo com'è (340)

astolfo

Centro -  È scomparso in Italia, il centro politico, o il centro è in Italia ubiquo? Al centro degli interessi, personali, familiari? O per l’amico?
Fino al 1992 i flussi elettorali non variavano in Italia che di un 5 per cento, fra due milioni e due milioni e mezzo di elettori Che spostavano  governo, fra centro-sinistra e centro-destra, ma sempre ancorati al centro. Dal 1994 in poi il voto mobile si è ingrossato di tre e quattro volte, contando anche quello che si astiene.  La verità è che il centro politico non era – non è – “organizzato”: censito, seguito, mobilitato.  È un sentiment, ch ora è o inespresso (astensione) o agitato (balzi elettorali), in Sicilia anche da un mese all’altro, tra le Regionali 2017 e le politiche 2018).

Africa cinese – La Cina è il maggiore investitore in Africa. In infrastrutture. E in industrie. Ha partecipazioni nelle maggiori riserve minerarie. Il litio, con cui si fabbricano le batterie della futura mobilità elettrica, è in Africa di proprietà cinese al 90 per cento.
Si dice la presenza cinse in Africa decennale. A partire dai primi investimenti finanziari e industriali. Ma la Cina si era presentata in Africa negli anni 1970 ovunque, dalla Tanzania allo Zaire. In teoria a sostegno delle guerre per la liberazione dell’Africa. Di fatto n funzione antisovietica, in Africa come in Asia, e anche in Europa - con successo in Albania. Più che in armi e “volontari”, peraltro, la presenza cinese in Africa già allora si dispiegava in campo economico, con molta manodopera, qualificata e a basso costo, per le  infrastrutture – strade, ponti, dighe.

Grande Balzo – S’intende quello cinese, il Grande-Balzo-in-Avanti, decretato da Mao sessant’anni fa, nel gennaio 21958,  che ha provocato la più mortale carestia della storia: fra 30 e 60 milioni di cinesi morirono di fame in tre anni, più dieci milioni di profughi verso la Manciuria, su una popolazione cinese allora di 650 milioni. Otto milioni nello Henan, otto nell’ Anhui, sette e mezzo nello Shandong, nove milione nel Sechuan.
Mao voleva raggiungere in un colpo il benessere occidentale, con un colossale sforzo autarchico – erano gli anni in cui la Cina era isolata, anche nel sistema sovietico. Le campagne, deprivate di risorse (sementi, concimi, utensili), condannarono a morte la popolazione agricola, e quella urbana in conseguenza, poco rifornita di prodotti di prima necessità.
Sul fallimento del Grande Balzo s’innestò la Rivoluzione Culturale, con le Guardie Rosse e quella che sarà poi condannata come Band a dei Quattro, e i campi di concentramento (laogai) per 40 milioni almeno di cinesi. Il Grande Balzo è tema ancora tabù in Cina. Non nei libri di storia, né in dibattiti pubblici.
La nuova politica era stata preceduta dalla cosiddetta “campagna dei cento fiori” all’interno del partito (“che cento fiori fioriscano, che cento scuole di pensiero gareggino” era lo slogan di Mao), per mantenere elevato il ritmo di sviluppo intrapreso dall’economia con il primo piano quinquennale. Altri sviluppi Mao non ne vedeva. Un prestito americano, negoziato da Ciu Enlai nel 1956, all’ultimo era stato bloccato da Washington – l’America, disse Mao, non è disposta a dare “un pasto gratis” alla Cina. E l’Urss, con cui c’erano comunque frizioni, era impelagata nelle rivolte europee.  Due anni dopo fu lanciato il trasferimento del risorse dall’agricoltura all’industria.
Né c’era solo il fronte interno. A cavaliere del 1960 Mao volle accelerare anche l’accreditamento estero della sua Cina. Contenziosi erano aperti con gli Usa su Taiwan, con l’India sul Tibet, occupato dieci anni prima, col l’Unione Sovietica nella regione autonoma del Sinkiang, a maggioranza uigura.

Impero  L’organismo politico forse più duraturo. – e probabilmente si può anche argomentare se non sia stato il primo, sulla base della patria potestà. Dell’unità tribale-sociale gerarchica estesa successivamente all’esterno: la conquista come suo ampliamento. La storia è storia di imperi: in Cina, in India, in Egitto, nella Mesopotamia, in Persia. E poi a Roma, e nel Sacro Roman o Impero, per quanto volatile. In Spagna, in Inghilterra, in Russia. – la Germania ci ha provato due volte e ha fallito l’occasione.
L’impero americano non è dichiarato, ma si vuole mondiale: gli Stati Uniti sono di ogni tipo di conflitto, in ogni luogo.

Italia – L’impasse politico si può vedere anche in questo modo. Che un italiano su due è un ex fascista o un ex comunista.  E dell’altra metà, molti sono loro figli. Che, anche se contrari, hanno mediato un certo modo di intendere la politica: messianici, faziosi. Il fascino ch legava entrambi  i fronti è obsoleto, dopo il crollo, o spento, e forse non c’è nemmeno nostalgia, ma l’abitudine mentale sì, al votare “contro”, al tanto peggio tanto meglio, alla Repubblica mai veramente riconosciuta.
La democrazia viene con le generazioni. Viene col voto, ma dopo alcune generazioni.

 Fuori dai palazzi e salotti sempre più prudenziali e fossili, si possono ascoltare posizioni popolari molto risolute. A Genova, in una lotta armata corpo a corpo, un colpo può scappare a chiunque, e le vittime saranno sempre a caso. Ad Arezzo, c' era l' autostrada, in mezzo. E passeggiando nei quartieri di destra: se le squadracce tifose avessero attaccato le sedi della polizia e del 113, il Duce avrebbe fatto intervenire l'esercito, e qualche morto e qualcuno in carcere sarebbero stati sufficienti. Ma a sinistra: basta con i buoni sentimenti vocali e strumentali e mediaticamente corretti, per i problemi grossi e veri bisogna pagare di persona e di tasca propria. E andare non alle feste ma nelle baracche, portando soldi in contanti, offrendo ospitalità concreta. E non solo anime belle con parole politicamente buone. Idee ormai confuse, forse?” – è Alberto Arbasino (ridotto su “la Repubblica” alla rubrica delle lettere), 17 novembre 2007

Sesso - Il sesso è denaro, si dice, hanno le stesse radici di possesso: chi ha l’uno non cerca l’altro. Sarà dunque il sesso un Ersatz per i poveri, surrogherà il denaro? Marx non ne sarebbe contento, ma è qui il segreto del matrimonio, del suo perdurare, l’amore in quanto sesso, del rapporto di coppia privilegiato sul lavoro e gli affari. Che sempre sono domestici e sono vincolati. E perfino sullo studio e la lettura, che devono restare svago a pena del delirio, sempre in agguato sui piaceri solitari. Più della procreazione, che in un certo senso è obbligata, e può fare a meno del rapporto.
La legge è stata a lungo contraria al sesso, la legge della monogamia: di ceto, di clan o di tribù, di razza matrilineare per gli ebrei. La mésalliance è stata ed è il divieto maggiore, più dell’incesto. Ma il sesso è sempre stato più forte dei divieti: è necessario confessare una relazione carnale per ottenere una dispensa tra parenti, o dall’interdizione tribale, sociale, religiosa.
Il  sesso c’era insomma, era più forte della legge, e ora soccombe al legalismo igienista dell’America: se si fa è per purgarsi.

astolfo@antiit.eu

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