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mercoledì 17 giugno 2020

Letture - 424

letterautore

Azzardo – La droga dei poveri. Gay Talese ne fa un quadro succinto ma incisivo nella sua vita romanzata del mafioso Bill Bonanno, “Onora il padre”, spiegando uno dei rami più proficui delle mafie allora in America, negli anni 1950-1960, le scommesse clandestine. Un vasto mondo di piccole scommesse, anche di centesimi, quotidiane, in attesa del miracolo, fidando nella “banca”, il circuito di scommesse clandestino: “Tre quarti degli introiti criminali erano contribuiti da cittadini che scommettevano sui cavalli o altri eventi sportivi con gli allibratori, o si giocavano i numeri”. Lo “scommettitore tipico sui numeri è la casalinga di Harlem assistita dai servizi sociali che deposita ogni mattina 25 centesimi presso l’agente (di allibratore) del vicinato”, mentre “il tipico cliente dell’allibratore potrebbe essere un meccanico o un facchino che investe due dollari ogni giorno sui cavalli” – “ci sono abbastanza di questi cittadini scommettitori in America - milioni, che non possono frequentare un ippodromo, per i quali una piccola scommessa è il tonico quotidiano – da mantenere nell’agio la favolosa industria delle scommesse clandestine”.

Bach – La musicalissima narratrice Vernon Lee ha, in “The Spirit of Rome”, “un organo molto ben suonato, su un registro che dà un’imitazione di Bach musette. Tutta la cerimonia, un po’ come il 6/8 di quel musette, forse un tantino troppo sull’elemento danza, ma grave e perfetta…”.

Il Cantor è leggero, anche. Non solo in quell’esercizio per piano in Re maggiore dal “Quaderno di Anna Magdalena. O, sempre per piano, nell’“Aria variata ala maniera italiana”. Nel greve socialismo dietro la “cortina di ferro”, in una delle fiere di Lipsia anni 1970, capitava di ascoltare dalle chiese sconsacrate un Bach cantante se non proprio musette. Quasi una rivolta, sorniona. Sarebbe stato contento Bach, che invece i tempi, i suoi principi e consiglieri municipali, e poi la Germania tutta hanno voluto e vogliono musone.

Kant – Si trovava bene con l’occupazione russa a Königsberg nel 1762, nota perfido Rumiz, slavofilo, in “Trans Europa Express” – nella Guerra dei Sette Anni. Non aveva ancora quarant’anni, ed ebbe quell’anno come allievo il diciottenne Herder.

È anche vero che i russi a Königsberg finirono per creare la fama di Federico di Prussia, che grazie a loro diventerà Federico il Grande. A Königsberg ci stettero poco. Subito dopo l’occupazione, che aveva convinto l’Inghilterra della debolezza della Prussia, al punto di minacciare l’abbandono dell’alleanza con  Federico se questi non chiedeva l’armistizio e la pace, la zarina anti-prussiana Elisabetta moriva, e il suo successore, Paolo III, si manifestò fervente filo-prussiano. Königsberg cadde in mano russa il 16 dicembre 1761. Elisabetta morì il 5 gennaio. Pietro III, prima ancora di essere incoronato, proclamò la restituzione delle terre occupate in Prussia, chiese la pace, e offrì a Federico aiuto militare.

Mafie – Il crimine organizzato è molto vasto in America e ha avuto varie impersonificazioni “nazionali”: irlandese tra fine Ottocento e primo Novecento, ebreo tra le due guerra, italiano (siculo-napoletano) nel dopoguerra fino agli anni 1970 – ora latinoamericano e afroamericano. Ma solo la mafia propriamente detta ha prodotto letteratura (Talese, Puzo, Pileggi) e arte (Scorsese, Coppola, Ferrara, Farrelly, “The Green Book”, Eastwood).  

Mississippi – Evoca Fogazzaro, “Ombretta sdegnosa, del Missipipì…” il professor Parisi del Mississippi che lavora, dovrebbe, a trovare lavoro ai percettori del reddito di cittadinanza – il capo dei navigator, curiosa definizione, made in Italy, per un’attività che è da consulente del lavoro. Senza nessuna ragione, non c’entra Fogazzaro, il Mississippi è grande, il fiume. Ma il navigator è ben fogazzariano: sa di alligator, che nel fiume allignano.

Montagne russe – Sono “americane” in russo, Rumiz scopre viaggiando in Oriente, “Trans Europa Express”. In America l’ottovolangte è roller-coaster

Napoleone – Crebbe con l’italiano, nella versione corsa. E “quando era nervoso o indispettito”, il suo francese “somigliava a quello di uno straniero”. Nel lungo e anticonformista ritratto che Conan Doyle ne fa in “Lo zio Bernac alla corte di Napoleone”, ritorna il sottinteso che Napoleone fu  francese per convenienza.

Curiosamente, Conan Doyle riveste Napoleone spesso di tricolore, ma di quello italiano. Del tipo: “Uniforme verde con la fascia rossa che attraversava il panciotto bianco”.

Usava il verde, anche nelle divise, dei dragoni e degli ussari, e non il blu.

Letizia Ramorino – Salva solo lei, la mamma, Conan Doyle, “Lo zio Bernac alla corte di Napoleone”, nella cerchia dell’imperatore: “Una regina tragica, alta, severa, riservata, silenziosa”. 

Università – Evoca solo mani, da qualche tempo – da un tre decenni almeno in qua: da rapinatori. La bibliografia non è cospicua, ma è univoca, non si scappa: quando si tratta di università, il titolo è sempre “Mani sull’università”, a opera di Felice Froio, Antonio Massari, un Comitato Messinese, Antonio Imbasciati.

Viaggiatori – “Siamo tutti un popolo di viaggiatori”, Rumiz riflette a un certo punto della sua traversata dell’Europa  in spaccata, dall’estremo Nord all’estremo Sud. Tutti, l’umanità. Siamo inquieti e ci spostiamo. Gli unici stabilizzati si direbbero gli americani, del Nord. Che però anche loro sono anti pellegrini – e tuttora, in patria, si spostano moltissimo, rari sono gli americani che muoiono dove sono nati.

Zola – La moglie di Zola, Alexandrine, ragazza-madre a vent’anni, quando si faceva chiamare, non si sa perché, Gabrielle, ha dovuto abbandonare la sua neonata agli Enfants trouvés e non ha pù potuto avere figli. Si attaccherà a quelli del marito, Denise e Jacques. Che Zola aveva avuto da un’amante segreta in costanza di matrimonio. Lei contentandosi di vivere la sua vita grazie ai soggiorni autunnali, i tre mesi settembre-novembre, dagli amici in Italia. E alla devozione. Amatissima dai figli di lui, con loro sempre materna, amorevole. 

Con Zola aveva cercato la bambina lasciata al brefotrofio, ma era morta.


letterautore@antiit.eu

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