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lunedì 15 giugno 2020

All'origine del mito - la mafia tra noi

La vita di Salvatore “Bill” Bonanno, un gangster, tra Arizona e New York. Figlio del capomafia Joe Bonanno. Una non-vita, comunque senza qualità: Bill non è uomo d’azione, e i Bonanno sono una  delle cinquanta o sessanta famiglie mafiose italo-americane degli anni 1950-1960. Per di più dettagliata, minuta, completa di genealogie, la paterna e la materna, e di come o cosa Bill pensa o avrebbe potuto pensare o fare, di come si godeva l’Arizona, dove i genitori l’avevano trasferito per una minaccia di asma, dell’anno o due quando fu bigamo, dell’attaccamento della moglie Rosalie, eccetera. E tuttavia leggibile, godibile, sembra un romanzo. Le prime cento pagine sono annodate attorno alla “sparizione” del padre Joe, forse rapito e ucciso: tanto basta per creare la suspense.
Un libro del 1971. Il primo, purtroppo, di una serie che farà dei mafiosi, pentiti o trucidi, degli eroi. E sarà presto magnificata al cinema dalla serie di Francis Ford Coppola, “Il padrino” – sintonizzata più su Talese che su Mario Puzo. Un apprezzamento che la documentazione fotografica sancisce: Bill è alto, bello, elegante, Joe pure. E uno si chiede perché, come mai questi uomini hanno tante prepotenze e tanti assassinii sul gobbo. Per i mafiosi sarà come per i giornalisti, che è sempre meglio che lavorare? Bill è anche fortunato: il giudice che lo condanna dopo la guerra “dei Bananas”, come i Bonanno figuravano nella stampa sprezzante, riduce la pena al minimo, malgrado gli assassinii, quanto basta per lasciarlo libero su cauzione.  
Talese si cautela con un’annotazione all’inizio: la mafia negli anni 1950, prima di Bob Kennedy ministro della Giustizia, non dava grandi pensieri. I mafiosi non nascondevano le ricchezze, e facevano feste alla Grande Gatsby. Poi ha collaborato con Bill, un capocosca a disagio nella mafia, che finirà scrittore in proprio, nella documentazione di questo enorme ritratto.
Gay Talese, Onora il padre, Bur, pp. 600, ill. € 15


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