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lunedì 19 settembre 2022

Ombre - 632

Si auspica, e si depreca, l’intervento dello Stato. Che si limita alle aziende in crisi: Alitalia (“costata 14 miliardi al contribuente”, de Bortoli), Mps (costata 14 miliardi, ai risparmiatori). Non dello Stato investitore accorto: Eni, Enel, le banche (cresciute privatamente sul nocciolo pubblico, Intesa su Cariplo e Commerciale, Unicredit sul Credito Italiano). Si vuole lo Stato miserando per dire che privato è meglio. E lo è? In Tim, per esempio, l’ex Sip-Stet pubblica di ogni virtù?

Si vede Roma-Atalanta, la partita di calcio, e si finisce per dare ragione a Mourinho: l’arbitro che ci sta a fare, tra cinture (atalantine) di karate e colpi bassi – l’arbitro si chiama Chiffi: una sigla per chi se ne frega? Una partita del “fallo sistematico”, programmato e anche annunciato, senza che l’arbitro se ne accorga. O l’hanno mandato per espellere l’antipatico allenatore della Roma, per impedirgli di stare in campo con la prossima milanese?

Muore Luciano Vassallo, personaggio da leggenda. Che si dichiarava “figlio di madre eritrea nubile e padre soldato italiano ignoto” - “figlio di Satana” per la madre, che aveva tentato cinque aborti. Cresciuto tuttavia amabile e affabile, calciatore e allenatore di talento, dell’Etiopia, di cui l’Eritrea postbellica faceva parte, vittoriosa in coppa d’Africa, la sua unica coppa, protetto da Hailé Selassié, per questo poi perseguitato da Menghistù, quindi meccanico a Ostia. E in archivio per ricordarlo solo “L’Équipe”, il giornale sportivo francese.

Si va in allegria al voto senza spiegare le contorsioni della legge elettorale. Inimmaginabili se non fosse legge: vuole specialisti per applicarla – per apporre le x in cabina elettorale. E sarà il motivo principale della disaffezione alle urne: questo “rosatellum” è come uno sberleffo all’elettore al voto.

“Elezioni. Draghi ha detto: ci sono pupazzi prezzolati da Mosca”, come scrive “la Repubblica”? Oppure, come ha detto: “Non ci sono italiani fra i percettori dei finanziamenti russi”? E magari mettere di spalla Salvini, a cui far dire: “Abbiamo sostenuto le sanzioni ma gli operai non paghino per tutti”. Cui prodest, dato che informazione non è?

Sempre il giornale che fu di Scalfari annuncia che la Francia ha comunicato la prossima interruzione delle forniture elettriche. Il governo francese e il monopolista pubblico Edf dicono che non hanno interrotto nulla e non hanno scritto a nessuno. Ma di questo non si dà notizia. Bisogna che la luce rincari ancora, il prezzo triplicato non basta?

È metà settembre, Sky, amazon, Netflix e quant’altri programmano produzioni italiane in serie, in abbonamenti anche non costosi. La Rai, con l’abbonamento obbligatorio per legge, continua a riproporre vecchie produzioni.

Gli speciali del Tg 1 e del Tg 5 sul funerale della regina Elisabetta - particolarmente lusinghiero il Tg 5 con una clip di cento sfaccettature armoniose e accattivanti della sovrana - hanno preso la metà del pubblico alla tv nel pomeriggio di mercoledì; il 23 per cent il Tg 1 e il 20 per cento il Tg 5.

Rincuora vedere il Maccabi Haifa, che tutto insieme non fa il costo e l’ingaggio di uno solo dei campioni del Psg, giocare un tempo veloce e tecnico al posto dei francesi – col Supermessi che esulta come il Maradona della manita de Dios per un gol …fortuito (un tempo si poteva scrivere più facile, e più chiaro): i soldi non sono tutto.

“In campo europeo la tentazione di affermare il primato del diritto nazionale su quello Ue non è solo di Polonia, Romania e Ungheria”, spiega Giuliano Amato lasciando la Corte Costituzionale. Per non dire che è soprattutto di Francia e Germania – e satelliti: Olanda, Austria, Belgio? Cioè dell’Europa. L’europeismo italiano non ha credibilità perché non tiene conto della realtà europea – non ce l’ha tra gli scettici ma, di più, tra gli europeisti convinti.

Un Decreto Aiuti nel quale si infila l’abolizione del tetto dei 240 mila euro annui – l’appannaggio del presidente della Repubblica - per una serie di personaggi dello Stato, almeno un migliaio, era commedia ancora da vedere. La sceneggiata tra governo e Camere sulla paternità del regalino quella no, è nota: il direttore generale del Tesoro, uno dei beneficiari, invia un parere alla Camera – un parere in cui il costo dell’aumento è ridotto a pochi milioni, un’inezia.

Sembra impossibile che le Camere cospirino a levare il limite dei 240 mila euro annui per direttori generali di ministero e vice direttori, generali, eccellenze giudiziarie. Tutti i partiti. Anche l’“onesto bankitalia” Franco, il ministro del Tesoro personale di Draghi. Di nascosto. Col trucco – con vari trucchi. Nel mezzo di una recessione, con inflazione. Una settimana o due prima delle elezioni. Ma questa è l’Italia.

Direttori, generali, eccellenze (eminenze?) vogliono 300 mila, 400, anche mezzo milione, l’anno, per non lavorare. Sembra Ionesco, o Ubu, una farsa grottesca. E invece no: è commedia all’italiana.

Chi ha preso i soldi dalla Russia? Non lo sapremo. Sapremo che c’è chi ha preso i soldi, ma non chi – sottinteso è che è o Grillo o Salvini, o tutt’e due, ma non lo sapremo mai. L’allusione – il sottinteso – è tecnica spionistica. Che però è nella fattispecie americana, opera di servizi di nazione amica: perché gli Stati Uniti vogliono intromettersi nelle elezioni italiane?

Una giornata di squalifica a Milik, espulso per essersi tolta la maglia per un gol poi annullato, all’allenatore Allegri e al calciatore Cuadrado per proteste, e multe all’allenatore e al club, le condanne del giudice sportivo dopo l’assurdo arbitraggio di Juventus-Salernitana, a danno del club multato. Niente penalità per i quattro o cinque arbitri dell’assurda commedia, anzi, benché accertati incompetenti, è il loro referto a fare legge. È l’incredibile strafottenza della funzione giudiziaria in Italia.

La vicenda della partita di calcio Juventus-Salernitana è anche dell’incredibile vigliaccheria tutta italiana di fronte agli sbirri. Si ride perché si tratta di football, non muore nessuno, ma l’Italia è un cadavere che ride.

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