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L’Europa di Trump, eccola qui
Si fa vanto sui media italiani
di Alexander Dobrindt, oggi ministro dell’Interno in Germania, perché ha
“ottenuto” di respingere gli immigrati che non vuole in Italia e in Grecia - i
paesi di primo approdo del vasto traffico. Onore a lui, dal “Corriere della
sera” e da “la Repubblica”. E questa sarebbe la migliore Europa.
Questo Dobrindt voleva l’Italia fallita,
semplicemente. Non molti anni fa, come si può leggere nel nostro “Gentile
Germania”, 2014:
“Giovanile, velista,
spigliato, un bavarese così raffinato da parere finto, Alexander Dobrindt ha
impazzato contro l’Italia per tutto il 2012, fino a Natale, nel quadro d’una
crociata anti-mediterranea, Spagna esclusa – per essere la Spagna mezzo visigota?
o mezzo atlantica: su che mare ha casa l’onorevole Dobrindt? “Vedo la Grecia
fuori dall’euro nel 2013”, confidò alla Bild
alla vigilia delle ferie estive. Alla vigilia di Ferragosto attaccò
l’Italia sul Tagesspiel, pigliandosela
con Draghi, in quanto presidente Bce: “Salta
all’occhio che Draghi si attiva sempre e fa acquistare Btp dalla Bce ogni volta
che l’Italia è alle strette”. E intimandogli: “Decida da che parte sta: dalla
parte dell’unione nella stabilità o da quella dei Paesi in crisi, che tentano,
zitti e mosca, di mettere le mani sui soldi dei contribuenti tedeschi”.
Il Tagespiel lo commentò con la prima del Giornale di Berlusconi: un QUARTO
REICH a tutta pagina. Sommario: “I no della Merkel e della Germania
rimettono in ginocchio noi e l’Europa”. E di spalla: “I tedeschi salvatori
dell’euro? Macché, spende di più l’Italia”. Ma niente, a fine mese Dobrindt
tornò alla carica, precipitando un’altra crisi per l’Italia e la Grecia, sempre
via Bild, in quattro punti: 1) “Più
tempo per la Grecia significa più oneri per la Germania. Non lo permetteremo.
Ciò che ci vuole è una roadmap, che
parta da un’ordinata uscita della Grecia dal-l’euro”; 2) Draghi, comprando
titoli di paesi deboli, aiuta la speculazione e “fa della Bce una banca
dell’inflazione”: a) “La politica di Draghi è ad alto rischio, per l’import
trans-frontaliero del caro interessi”, b) “Draghi usa la Bce come uno
scambiatore, per trasferire denaro dai solidi Nord ai Sud deficitari”. A
novembre Dobrindt si ripeté, sempre con la Bild:
“Il condono del debito greco sarebbe la rottura degli argini”.
Con scarso esito
a quel punto, la speculazione fu poco incisiva e Dobrindt sparì. Anche perché,
dopo tanto tuonare, lui stesso precisava: “Il salvataggio della Grecia costa al
contribuente tedesco per la prima volta soldi veri”.
E non c’è altra Europa.
Si può dire anche: destra
e sinistra unite nella lotta. Il ragionamento che il ministro tedesco ha fatto valere e Bruxelles è che Italia e Grecia sono troppo lassiste nel riconoscimento del diritto di asilo, e quindi tocca a oro rimpatriare gli indesiderati. Un bello schiaffo a Meloni&/Co, la giudici Albano e le altre tricoteuses del diritto di asilo hanno ora ampia materia: gli immigrati indesiderati il ministro
dell’Interno tedesco sbatte ora in massa alle trepidi giudici romane e milanesi che li vogliono
tutti rifugiati politici - quali, però, in un certo senso lo sono: rifugiati dai trafficanti
del lauto mercato, che li spolpano con la “garanzia” che potranno comunque entrare
in Europa via Italia (e poi, che altro può venire di buono dall’Africa, solo perseguitati
politici - gli africani, si sa, non hanno testa).
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