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lunedì 16 febbraio 2026

Ombre - 811

Dopo un anno e passa di gloom and doom sull’economia americana, come neanche ai tempi della “Pravda”, mascherato da pareri esperti, il “Corriere della sera” scopre che il dollaro è forte, e gli Stati Uniti pure. Lo scopre con due battitori liberi, Bertolino e Gabanelli, non con i suoi direttori specializzati e collaboratori illustri. Sembra impossibile, ma è così.
 
Lo stesso giornale si accorge solo oggi, alla vigilia della presa di possesso di Bpm da parte di Crédit Agricole, degli “aspetti che appaiono grotteschi” del “Golden power esercitato dal governo di Roma contro l’italiana Unicredit” quando lanciò l’opas su Bpm, “mentre il medesimo governo ha silenziosamente avallato l’entrata e la crescita nel capitale della banca milanese di un soggetto a tutti gli effetti francese”.
Già, “il governo di Roma”, non il ministro milanese leghista Giorgetti - col fido Stefano di Stefano.
 
Fa senso vedere la foto del calciatore Bastoni raggiante che “dice” ai compagni con le mani, col ghigno, con l’occhio furbo: “Ce l’ho fatta, li ho fregati”. Dopo avere simulato un attacco atomico. Ghigna davanti all’arbitro, che invece di punire la simulazione la premia. Non ci sono “errori” nel calcio. Non se ne vuole prendere nota ma è l’evidenza, per troppi casi. Quello stesso arbitro non era stato sospeso per malaffare?
 
Si guardano con sgomento le rovine di Gaza, di cui tornano le immagini perché i bombardamenti proseguono malgrado la tregua, ma anche con ammirazione. Di edifici di sei, otto, dieci piani che ancora stanno in piedi, non solo con la struttura, anche con le mura intatte, benché minati e sventrati alle fondamenta. A Roma, in Italia, non sarebbero che polvere – cascano per niente. Bisogna rivalutare pure il levantinismo, il Medio Oriente.
 
Due manager della Juventus, Comolli e Chiellini, si prendono in tv il post-partita con l’Inter per protestare contro l’arbitro – Comolli, francese, in un inglese incomprensibile, ma il volto dice tutto. E uno pensa che hanno comprato a caro prezzo, nella sessione estiva, quando si può scegliere, due centravanti che è come se in campo non ci fossero, mentre Napoli e Roma obbligate dagli infortuni hanno dovuto ricorrere a ripieghi, Hojlund e Malen, rifiutati dai rispettivi club, che da soli fanno squadra. Non ci sono “errori” nel calcio. E a questi livelli non può essere stupidità.
 
“Gaza, uomini armati in ospedale”. Fa tenerezza “Il Sole 24 Ore”, il giornale degli affari, che la domenica non cessa di ricordare Gaza e la Cisgiordania. Col cardinale Pizzaballa questa domenica che spiega: “Anche se oggi se ne parla meno, ogni giorno si continua a morire”. Netanyahu non è un grande personaggio, ma nella vendetta è proprio biblico.
Pizzaballa è “preoccupato” anche per le annessioni israeliane di pezzi della Cisgiordania. Ma qui non è che non se ne parli per imposizione di Netanyahu, o della “lobby ebraica”, è solo per ignoranza, superficialità.
 
“Passione come amore, ma anche passione come dolore”, riflette sul “Sole 24 Ore” Ali Reza  Arabnia, imprenditore automotive (Geico): “L’imprenditore italiano è straordinario per la passione. Ed è l’unico ad affrontare difficoltà che altrove non sono nemmeno pensabili….La durezza e l’irrazionalità regolamentari, la rigidità delle banche che finanziano soltanto chi ha già i soldi, la diffusa cultura antindustriale”.
 
Piero Sansonetti ha fatto campagna per anni contro Gratteri, con asprezza, per il vezzo del giudice di carcerare centinaia di persone per mafia, che poi, magari dopo aver perso i beni (i prefetti sono immediati con i sequestri e la cessione dei beni degli accusati di mafia ai mafiosi dei beni sequestrati), venivano liberati, spesso senza processo. Ora invece è il solo che non pubblica le sciocchezze di Gratteri - mafioso chi vota sì al referendum - e anzi raccoglie commenti a difesa. Effetto “l’Unità”, memoria della doppia verità? Ma questa “L’Unità” che Sansonetti dirige non è di Alfredo Romeo (salvata all’asta giudiziaria), l’imprenditore già arrestato a Roma per gli appalti dieci anni fa, e ora sub judice a Napoli, dove è Procuratore Capo Gratteri, condannato in prima battuta a sette anni e mezzo?
 
Stupefacente scoperta sui file Epstein: tra i chiamanti assidui Noam Chomsky e moglie, coppia certo non da bordello. Poi magari si scoprirà che tutti frequentavano Epstein perché, oltre che ricco e bravo gestore d’affari, era “affidabile”. Solo si è trovato al passaggio delle ragazze “pronte a tutto” dai “regalini” alle denunce. Il delitto cioè non è nella prestazione, volontaria, ma nella percezione della cosa, e nell’uso giudiziario.
Bisogna pensarci, non è riflessione sessista. È come nel calcio - giusto per fare chiarezza: da sport di contatto a teatro di distruzioni  anche a un’ombra di contatto, dacché i regolamenti lo puniscono.
 
Si ascoltano a Monaco, alla Conferenza per la Sicurezza, prima il cancelliere tedesco Merz, quasi svogliato, o come se non ricordasse quello che voleva o doveva dire, e il giorno dopo il segretario di Stato Rubio, una lezione di eloquenza, e di cultura. Dell’America all’Europa. Che non sa o non capisce.
 
Curioso, emerge nella vicenda del comico Pucci che la comicità è, può essere, solo “di sinistra”. Cioè si deve qualificare “di sinistra
, altrimenti non può essere – non può prodursi, esibirsi. Tanto più curioso oggi che il Pci è morto, da una trentina d’anni – il partito marcava stretta ogni forma di opinione, sospettava perfino di Scola, un “trinariciuto”. E – sulla scia del partito? – la commedia all’italiana subiva la riprovazione di Pasolini e di Calvino. Ancora nel 1986 il “Tango” di Staino era sospetto. L’accettazione arriva, con “Cuore”, nel 1989, per alleviare la “caduta”.

Prima era vietato ridere, la comicità era di Guareschi, quanto vituperato, Longanesi, Flaiano, quanto sospetto e isolato, “Candido”.
 
“la Repubblica” apre il suo settimanale con dieci pagine contro Trump. Di cui otto dedicate a una sua nipote che deve capitalizzare con un libro l’odio familiare contro lo zio. Ma davvero il lettore (ex) di Eugenio Scalfari vive di Trump – dell’odio contro Trump? Non è possibile. Però, magari è un fatto.
 
“Tortora, i 40 anni di un errore giudiziario”, Bellocchio annuncia la sua miniserie riparatrice. Ma non fu un errore. Questo è il problema: si può infierire su un sicuro innocente, farsene una croce al merito, e fare carriera.
 
Stefano di Stefano, il megadirettore delle Finanze indagato per insider trading, si dimette da consigliere di Mps. Mentre avrebbe dovuto dimettersi da direttore del ministero – era in Mps non a titolo personale ma per conto del ministero, azionista del banco senese. Ma a Roma vige sempre Andreotti – “il potere logora chi non ce l’ha”.
 
Di Stefano di Stefano perfino questo sito aveva potuto segnalare la non limpida attività al ministero,  gestore della vendita “accelerata” (Accelerated Book Building) di Mps agli “amici della parrocchietta”, e subito poi del golden power contro Unicredit per l’opas su Bpm. Ma non da solo: per l’Abb lo ha favorito la Consob di Savona, nominato da Salvini, e contro Unicredit è stato lo sherpa della decisione, che si prende a palazzo Chigi.
 
L’As Roma, la squadra di calcio, riempie lo Stadio Olimpico, 60 mila posti, per qualsiasi partita. La SS Lazio, l’altra squadra cittadina, lo stadio trova invece sempre vuoto, per protesta contro il presidente-padrone Lotito. Che però fu scovato – aveva una semplice azienda di pulizie – e obbligato al passo da Geronzi, l’ultimo banchiere romano, che provava a coagulare nella capitale un mercato di capitali: non c’era niente di meglio.
L’As Roma Geronzi riuscì solo ad addebitarla a oscuri, all’origine, investitori americani (che poi l’hanno traghettata a un family business Usa specialista di affari col calcio europeo). Una capitale di capitali da “pezze al culo”.

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