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mercoledì 12 dicembre 2007

Il mondo com'è (3)

astolfo

Bertinotti - Terzo in linea di successione alla presidenza della Repubblica, il rifondatore dei comunisti e presidente della Camera Fausto Bertinotti cerca un battesimo. Magari non quello religioso, ma un ritorno a quando, da ragazzo, leggeva tanto, e usciva con la signora che è ora sua moglie. Non avrebbe fatto le stesse scelte.
La successione gli è assicurata in quanto comunista: dopo Napolitano verrà Prodi e dopo Prodi lui. Ma Bertinotti ha una testa liberale, quella che oggi, per una delle tante “bobbiate”, viene detta garantista – Norberto Bobbio, iperprudente e un tantino ipocrita, ha coniato o avallato più di una parola non asettica per la democrazia italiana (pluralismo, garantismo) quando tutto era scritto con chiarezza nella Costituzione. Ha anche il realismo politico di Togliatti, che era la qualità migliore del Migliore – non il cinismo del Realpolitker ma l’intelligenza di riconoscere ciò che è. Senza l’ossessione dell’Urss. Né, benché comunista, del centralismo democratico che è ancora l’ossatura del Partito democratico.
La presidenza della Repubblica nel 2018 naturalmente non è un obiettivo politico (anche se è l’iter temporale dell’ascesa di Napoletano - 1992 alla Camera, 2005 al Quirinale - e i comunisti sono iterativi), ma chiarisce il presente, nel quale Bertinotti è ormai uno dei padri della Repubblica. Nella sindrome post-adolescenziale si possono inquadrare le sue passioni per il sub-comandante Marcos e per l’ex comandante Chavez, all’epoca delle vacanze intelligenti – il turismo della rivoluzione è la sola maniera per una certa sinistra di poter andare ai Tropici.

Centrosinistra - C’è una grande rimosso, nella storia della Repubblica, e riguarda una formula e una politica, il Centrosinistra – Togliatti lo scriveva senza trattino. La formula è tornata sui giornali ma per dire tutt’altra cosa. Storicamente non si potrà fare che il Centrosinistra non sia quello del 1958. Per almeno tre motivi: 1) ha rinnovato la politica italiana, 2) ha rinnovato l’Italia, 3) è l’ultimo (l’unico) periodo di riforme in Italia, malgrado tutto. Malgrado i dorotei di Segni e Moro, cioè, malgrado Gronchi, Tambroni e Andreotti, le bombe e, infine, il terrorismo.

Civile (società - ) – È il cancro italiano: la borghesia della corruzione, morale, culturale, intellettuale. Per la sua presunzione di superiorità, che è prevaricazione. Non è democratica: è censoria, propagandistica, deliberatamente bugiarda. Non è colta: non va più in là delle vacanze intelligenti e delle guide al buon bere. Non è ecologica: è tutta chefs e modernariato. Non è giusta: basta vederne i corifei, i procuratori di Milano e Palermo, che un Daumier non potrebbe dipingere che con la bava alla bocca. Non è misurata, non è tollerante, non è per nulla generosa, se non di elemosine in occasione dei terremoti, e soprattutto non è responsabile: si definisce civile per deresponsabilizzarsi.

Freud - È l’iperintellettuale, quello che più e meglio ritiene di possedere la conoscenza, incluso dell’inconoscibile, di avere anzi il segreto di trasformarla. Il modello Faust vero, un po’ tonto – lo scienziato è schiacciasassi. L’intellettuale più di ogni altro condannando alla sterilità.
Freud, lui, si salva – sembra di sentirlo sogghignare – perché tutto può essere avvenuto nelle sue segrete: è il privilegio dell’occulto, il molteplice. Non è un caso, tutti sempre si divertono nel mistero, anche se qualcuno lo paga. Ma Freud ne ha fatto una scienza e una terapia. L’intellettuale, di cui è la quintessenza, dannando all’ipocrisia e all’inconcludenza.

Marx - È un po’ confuso, si sa, e autoritario. Ma per un motivo caratteriale: perché era onesto e voleva la giustizia. La voleva subito, ma chi può dargli torto: la rivoluzione liberatoria è un bisogno universale, anche dei controrivoluzionari. Per questo Marx è vivo e lotta insieme a noi.

Rossi, Guido - È l’epitome della “questione morale nella questione morale”. Avvocato dei ricchi e senatore comunista – indipendente di sinistra. Consigliere d’amministrazione dell’Inter, ha tolto due scudetti alla Juventus, in qualità di commissario della Federazione calcio, e uno lo ha dato alla sua squadra, uno che nessun magistrato ha mai contestato. Consulente dei Moratti, vuole Letizia Moratti processata, perché non è “di sinistra” come lui. Autore, ogni anno mediamente, di una paginata sul giornale di De Benedetti in cui detta “da sinistra” le tavole della legge del mercato. Autore anche di Adelphi, che gli ha pubblicato l’impubblicabile “Il ratto delle sabine”, riflessioni su Romolo e Remo di cui ancora non s’è capito il senso. Presidente di Telecom alla privatizzazione, nelle mani di chi “non aveva pagato niente”. Tornato al vertice di Telecom su imposizione di De Benedetti e Bazoli, ha caratteristicamente impedito a Tronchetti Provera di accordarsi con la spagnola Telefònica. Caratteristicamente, cioè con baldanza e scopertamente: ha sottratto Telecom a Tronchetti Provera, che poi è stata venduta a Telefònica da Bazoli.
Uomo emblema della Milano da bere, dove i soldi scompaiono. È l’uomo che agli inizi, da presidente della neonata Consob, portò in Borsa il Banco Ambrosiano che era già tecnicamente fallito: portò alla rovina gli investitori e il Banco in braccio a Bazoli, che v’impiantò la sua impressionante fulminea ascesa. Avvocato di Geronzi, lo ha sottratto a ogni responsabilità nei fallimenti Cirio e Parmalat. Ha denunciato Unipol per l’affare Bnl, e poi ha difeso sullo stesso affare, in linea con Unipol, D’Alema e Nicola Latorre.

Sessantotto – Confuso, e condannato, con l’Autonomia, ne è invece l’opposto. È fantasia, intelligenza, saperi, libertà, tanto quanto l’altra è torva, stupida, e contenta di esserlo (le ope legis, tutti uguali per decreto ministeriale), violenta. Il “pentimento” ne è la raccapricciante prova: il Sessantotto non ha nulla di cui “pentirsi”, da denunciare, da confessare.
Sessantotto sta in realtà per anni Sessanta, in cui tutto sembrava possibile, anche costruire la libertà – senza droghe. Valle Giulia, il Maggio ne sono epitome, e in certo senso il culmine, come la conquista della Luna, anche se non fu figurata.

Socialisti – Sono stati difesi nella Repubblica dal filocomunismo, anche dopo il 1976 e Craxi. Anche i più accesi nemici del Fronte popolare stavano coi comunisti nei comuni, nei sindacati, nelle cooperative. Quando il comunismo infine si dissolve nel 1989, Andreotti in un paio di mosse, compreso il tangentone Enimont, dissolve i socialisti.

astolfo@gmail.com

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