domenica 5 aprile 2026
Cronache dell’altro mondo – cattoliche (398)
Il cattolicesimo attrae gli uomini della Generazione Z. I giovani tra i
20 e i 30 anni sono sempre più attratti dalla Chiesa cattolica. Perché cercano
la verità, la bellezza e, sì, anche una fidanzata.
La Filosofia consiglia di fregarsene
Boezio
non è grande filosofo, come non era stato grande statista, benché protetto dal padre
adottivo e poi suocero, il potente umo politico, oratore e scrittore romano Simmaco.
Non il più famoso Quinto Aurelio Simmaco, che wikipedia consacra “il più
importante oratore in latino dopo Cicerone”, e l’enciclopedia cattolica “uno
dei più autorevoli esponenti del senato e anima della resistenza pagana allo
strapotere del Cristianesimo sul finire del IV secolo d.C”, ma il pronipote
Quinto Aurelio Memmio Simmaco, anche lui senatore e uomo di potere nell’impero,
nonché scrittore, ma cristiano, e anche fervente. Fu lui ad adottare il ragazzo
Anicio Manlio Torquato Severino Boezio, quando restò orfano di entrambi i
genitori, a formarlo nelle lettere e nella filosofia, e a sposarlo, con una
delle proprie figlie. Severino ne seguirà la fortuna, e quindi presto la sfortuna,
quando il barbaro (protonordista) imperatore Teodosio, da Pavia, dove già allora
si diffidava dei romani, lo farà incarcerare – ai domiciliari. Nell’attesa della
sicura condanna a morte, seppure in assenza di processo (la vicenda si concluderà
con la decapitazione, il barbarico imperatore avendo creduto agli invidiosi
accusatori), Severino si consola con la Filosofia. In versi e in prosa. Con lei
discorrendo della fortuna, del potere (sula tema vanitas vanitatum), e
della morte - per il cristiano, e anche per il non cristiano. A parziale
discolpa di Teodosio si deve aggiungere che Boezio era già in quiescenza, e
anzi reduce da un lungo esaurimento o depressione.
Un
percorso senza sorprese: né agudezas né novità di pensiero. “Agli uomini
giova più la sorte avversa di quella favorevole” – perché “è sempre vera”. Oppure: “Non
sperare nulla, non temere nulla”. Cose così, ambigue seppure a fin di bene. E
senza reale (auto)consolazione. Ma la saggezza al fondo delle fibrillazioni riesce
gradevole, e forse anche utile, da rimemorare. È stato forse questo il segreto della
straordinaria fortuna che “La consolazione” di Boezio ebbe nel tardo Medio Evo,
specialmente in Dante, nella “Commedia” e nel “Convivio”. Mentre la chiesa
ambrosiana provava ad avviarne la beatificazione.
In
riedizione economica, l’edizione del 2010, curata da Maria Bettetini, con l’originale
latino a fronte, tradotto (con felice pianezza, specie le parti in versi) da Barbara Chitussi. Il notevolissimo apparato di note,
bibliografiche, storiche, poetiche, è di Giovanni Catapano, ora maturo
professore di Storia della filosofia medievale. .
Severino
Boezio, La consolazione di Filosofia, Einaudi, pp. XLIV + 287 € 12
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