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giovedì 8 marzo 2018

Pirandello non era nessuno

Da Marta Abba a Zolfo, Sciascia pirandelleggia – in un volumetto uscito con “l’Espresso” del 6 luglio 1986, “Pirandello dall’A alla Z”, poi ripreso da Adelphi. Sul vero-verosimile. Su Mattia dal siciliano “mattìa”: “follia blanda, ghiribizzante, a lume lombrosiano definita allora (vedi Carducci) una specie di momentanea vacanza consentita alla genialità”. Su Pascal, perché entrambi, anche Blaise, credono in Dio alla stessa maniera,”perché è nemico dell’uomo”.
Un Pirandello non di maniera, anzi imprevedibile. “Il «qualcuno che ride», nella novella pubblicata dal «Corriere dela sera», il 7 novembre 1934,  è proprio lui, Luigi Pirandello. E ride – sua contraddizione non di un momento ma di una vita – del fascismo. La prima risata sul fascismo della letteratura italiana nel ventennio”.
Col gusto aneddotico della buona conversazione. Con notizie utili sulla non-fortuna di Pirandello. Che sembra un autore nato, ma faticò a farsi riconoscere, tra pegiudizi e rifiuti anche costanti. “Federico Tozzi è stato il primo in Italia a riconoscere in Pirandello il «grande scrittore»”, nel 1918. Con un saggio effettivamente perspicace, a leggerne l’estratto di Sciascia. Ma chi è Tozzi?
Leonardo Sciascia, Alfabeto pirandelliano

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