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mercoledì 14 novembre 2018

L’inferno del kamikaze


“Una macchina ci aspettava alle porte di Gand”. Forse in un’epoca remota, quando le città erano cintate e avevano porte. Ma lo stesso la sensazione è claustrofobica, benché l’azione si sposti tra Bruxelles, Parigi, Mons, Anversa, Gand e altrove – la Gand del francofono Khadra è del resto Gent, il francese si fa raro in Belgio, “piccola patria” fiamminga..
Khalil è un giovane kamikaze islamico. Un ragazzo belga di genitori marocchini che ha deciso di uccidersi per uccidere persone, il più possibile. Nelle metropolitane,  allo stadio, davanti alle scuole, all’orario di uscita. Non nemici di guerra, gente qualunque. Siccome racconta la sua formazione e la sua vita quotidiana in attesa del “sacrificio” non deve essersi immolato. Ma racconta bene una vita non vita, di accorgimenti, paure, isolamento, il suo paradiso promesso è un inferno. Giustificandosi con l’essere stato uno senza padre – il terrorista è uno senza padre. Poi, quando il terrorismo colpisce  negli affetti, tutto cambia, il paradiso può attendere.
Ma il sujo racconto non è così volgare, Khadra ritorna al suo meglio, la storia montando con arte. La suspense c’è tutta, benché si sappia che il kamikaze non si è fatto esplodere. La sua vita miserabile. Le amicizie incrollabili – è un romanzo dell’amicizia, maschile. La persuasività dei santoni islamici. La condizione dell’immigrato, a Mohlenbeck come a Belleville, nelle periferie-ghetto delle capitali. Senza eccedere in lagna. Una parte delle famiglie immigrate è integrata, figli laureati, ottime occupazioni, alloggi dignitosi. Una parte è di figli scioperati – non per colpa loro, certo. Qui manca il padre, la famiglia. Un po’ di maniera c’è.
Khadra, scrittore binazionale, algerino e francese, insegue onesto fantasmi arabi, non si sottrae, in Iraq (“Le sirene di Baghdad”), in Palestina (“L’attentato”), in Afghanistan (“Le rondini di Kabul”), con cognizione di causa e con verve. Del terrorismo islamico ha avuto esperienza diretta in Algeria, dove gli imam per la prima volta hanno esercitato, contro altri algerini, il loro potere di suggestione.  Da ufficiale superiore dell’esercito in azioni anti-guerriglia islamica. In una delle quali si confrontò anche con un amico di gioventù, e di collegio militare, poi giornalista e capo del Gie, il braccio armato del fondamentalismo islamico, come racconta nel selfie “L’écrivain”. Da qui il senso forte dell’amicizia, la sola luce in queste cupe pagine.
Qui il terrorismo non rende credibile, un padre non basta, la ricerca di un padre – è una cultura che sbatte, contro il suo narcisismo. E il narratore, kamikaze mancato nelle stragi di Parigi, allo Stade de France per la partita tutto esaurito Francia-Germania, e al Bataclan, ha già “portato a termine” tre “commissioni”, tre attentati, non è uno molto sensibile per 250 pagine. Gli unici personaggi non di maniera sono le donne: le mamme, le sorelle. E gli amici. Ma il plot corre, i dialoghi, le azioni - Khadra è miglior narratore di azione che di storie di formazione, alle quali indulgeva da qualche tempo.
Yazmina Khadra, Khalil, Sellerio, pp. 252 € 16

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