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lunedì 4 marzo 2019

Appalti, fisco, abusi (148)


Una visita specialistica intra moenia in un ospedale romano costa 150 euro. La stessa specialità – endocrinologia – costa 130 euro in primaria clinica privata. Si usa la privatizzazione per distruggere ciò che resta della sanità pubblica?

Si dà la fiscalità in Italia da anni immutata al 42,2 pre cento del reddito disponibile. Che è la percentuale più alta in Europa, alla pari di quella svedese o poco sotto, ma facendo valere appunto che è immutata. Omettendo però dal conto una serie di spese trasformate in tasse e indeducibili: il gran numero di medicinali, anche di prima fascia, passati a integratori, i ticket farmaceutici e ospedalieri, il contributo al sistema sanitario in Rca, le assicurazioni mediche obbligatorie. 

Aumenta indecorosamente la fiscalità indiretta, punitiva verso i nuclei familiari ridotti - e più verso i single - e verso le famiglie a minor reddito. Per il canone dei servizi ambientali - che è in realtà una tassa, anche se non si computa nella fiscalità complessiva - che si calcola in base alla superficie abitata, e non ai rifiuti prodotti. Per gli “oneri di sistema” e di rete imputati in bolletta elettrica e del gas, irrelati ai consumi.

Palazzo Barberini è a Roma un enorme bellissimo palazzo, su tre vasti piani, con grande giardino, con architetture di Bernini e Borromini, che ospita una enorme bellissima pinacoteca, che espone pezzi pregiatissimi di Raffaello, “La Fornarina”, Caravaggio, Holbein, e tanti altri, ma viene ottantesimo, o centottantesimo, nella graduatoria dei musei più visitati in Europa.
Il Louvre, con la sola “Gioconda”, che non vale “La Fornarina”, viene al primo posto.

Si visita palazzo Barberini come una città dei morti. La galleria romana è come se fosse “spenta”. Mai una iniziativa, una proposta, un motivo d’interesse. Un deposito, di quadri accavallati alle pareti senza criterio, anche male illuminati. Accudita da un personale numerosissimo, quaranta o cinquanta persone, che non sa nulla, a partire dai cassieri, e non gliene può “frega’ de meno”. L’epitome della Funzione Pubblica oggi: uno spreco.

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