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domenica 12 maggio 2019

La fabbrica di Pirandello


“O filosofi, abbiate tutti un cane!” Perché, chi vi dice che il cane, come il bruto, non abbia ambizioni? “Dio è soltanto nell’uomo. La filosofia s’impiccia dei soli uomini, come se nel mondo non ci fossero anche le bestie, le piante, le pietre. E come se in cielo non ci fossero le stelle!”. A seguire è l’ipotesi inversa, di quello che “si regolava come le bestie, egli era volpe”, e allora, “è imputabile la volpe delle sue azioni?”. Per una verità subito sancita: “L’unità è nella relazione degli elementi tra loro. Variando la relazione varia l’unità”. E subito dismessa: “Noi siamo quello di cui ci accorgiamo”.
Si è subito, alle prime righe, in Pirandello. Ma non in pensieri sparsi dell’adolescenza - o allora di un Pirandello eterno adolescente. Né in un diario, o uno zibaldone: il taccuino è un attrezzo di lavoro. Questo è, in edizione critica, il terzo e ultimo taccuino “segreto” ritrovato. Di un lascito andato colpevolmente disperso, biblioteca e “scartafacci”.
Un taccuino di un centinaio di pagine manoscritte, 105 qui a stampa. Rintracciato negli 1980 e comprato dai Beni Culturali. Di cui Annamaria Andreoli cura l’edizione critica. Con una documentazione in facsimile, la trascrizione per esteso, doppiato da una nota critica della curatrice. Una paziente diffusa ricerca degli echi del taccuino nell’opera di Pirandello, articoli, saggi, racconti, teatro. Rivedendo anche le edizioni “critiche” dei due altri taccuini scovati e pubblicati in precedenza, il “Taccuino di Bonn” e quello “di Coazze”.
 “Parole in cerca d’autore” le disse Lucio D’Ambra. Un “estesissimo prontuario linguistico”, dii di gerghi e costrutti, e un repertorio occasionale di immagini, considerazioni e battute di dialogo, degli anni 1912-1917, lo trova la curatrice di questa edizione critica, Annamaria Andreoli. Ripreso da Pirandello variamente in scritti editi: articoli, saggi, racconti, teatro. In “Uno, nessuno, centomila” in particolare. Ma anche in “Si gira…” e - la farsa dialettale “A giarra” (da cui pescherà a piene mani l’argot agrigentino di Camilleri) - in “Sei personaggi”. Di I cui la curatirce trova infiniti riferimenti, e forse tutti.
Una ricerca puntigliosa, quella di Annamaria Andreoli, ferace. Che testimonia di un Pirandello scrittore senza requie e senza soste – “la vita o si vive o si scrive”. Nonché glottologo acuminato e instancabile, che recupera costrutti di Dino Compagni, o di Edoardo Giacomo Boner, germanista messinese coetaneo, morto nel terremoto del 1908. Pirandello scrive. Scrive sempre, e molto rielabora, anche quando l’ha stampato, e molto butta via. Più che un’edizione critica, questo “Taccuino segreto” è testimone di una sorta di morbo della scrittura.
Luigi Pirandello, Taccuino segreto, Mondadori, remainders, pp. 217, ril., € 7,74

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