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martedì 21 luglio 2020

Mesto congedo di Camilleri

Una strenna Camilleri per gli affezionati. Una prima edizione speciale con le due redazioni dell’“ultimo” Montalbano, del 2005, dallo scrittore affettuosamente riservata a Elvira Sellerio, “la  migliore amica”, collazionata con una successiva, l’ultimissima, del 2016 (di questa l’editore fa una pubblicazione a parte). Con una breve nota di Salvatore Silvano Nigro, l’editor di Camilleri in casa Sellerio, sulle variazioni tra i due testi, quasi tutte fonetiche – “un lavoro da maestro lapicida, o miniaturista”.
La vicenda si risolve con “mascherine bianche di quelle che portano medici e infermieri”, e con “guanti di gomma”. Questo già nella prima versione, 2005. Ma nulla di profetico. Anche se Montalbano si supera, quasi divinatorio. In contesa con il suo autore, Camilleri, che lo importuna al telefono con critiche e suggerimenti. E affronta un lungo, complicato, indovinello di filosofia con il vescovo..
Non il migliore Montalbano. Camilleri mette insieme le sue due vene narrative, il racconto “di costumi”, cioè di letto, e il giallo (il suo genere preferito era il romanzo storico, ma si legge per questi due generi). Per un ordito più che altro arruffato, sia la storia che i personaggi. “Riccardino” si ricorderà, oltre che per la simpatia dell’autore a un anno dalla morte, per l’intromissione dell’Autore. Per la quale i riferimenti pirandelliani naturalmente si sprecano. Mentre ha uno scopo preciso: dire la sua sul rapporto dell’Autore col racconto cine-televisivo, e con la critica.
I Montalbano sono due, anche se quello scritto è inevitabilmente cannibalizzato da quello mediatico. Nulla di scandaloso, precisa l’Autore, personaggi sdoppiati troviamo in Werfel, Jean Paul, Maupassant, Poe, e in Raymond Roussel. Più precisa, e malinconica, la contesa con la critica, amara benché il successo sia enorme, o per questo – la ragione probabilmente perché Camilleri ha voluto che “Riccardino” fosse pubblicato postumo. “Sono considerato uno scrittore di genere. Anzi, di genere di consumo”, lamenta l’Autore. Che non controbatte, anche se insinua che sono critiche invidiose: “Ma tu lo sai quanti, tra quelli che mi accusano di essere un prodotto mediatico…vorrebbero disperatamente esserlo? Hai presente la storia della volpe e l’uva?” Solo precisa: “Io semmai sono il risultato di un passaparola tra i lettori”.  
Andrea Camilleri,
Riccardino. Seguito dalla prima stesura del 2005, Sellerio, pp. 276 + 286, ril. € 20


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