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domenica 19 luglio 2020

Il metodo Céline

Céline si intervista, per una volta bonario. Se la prende con Gallimard, che si arricchisce a sue spese,  ma per finta. Si sente isolato, è il 1955, dopo averlo voluto tutta la vita, insolentendo questo e quello, e ora vuole fare pace: “Mi hanno messo l’etichetta di attentatore, stupratore della lingua francese… fin dal ’32”, lamenta. Fin dai suoi inizi di scrittore, come a dire: non sono stato mai accettato. Ma anche questo per finta: lo ricorda per ribadirlo, che lui ha cambiato, sì, stravolto, rivoluzionato la lingua narrativa.
Un libro di Céline su Céline. Con temi e modi non nuovi nella sua vasta produzione, di prima della guerra e subito dopo. Ma pieno di umori e quasi ridente. Come per lasciarsi dietro la fama sulfurea, di cui fa materia di scherzo. Col metodo sempre dell’abominio e la colpa.
Lo scritto è occasionale ma ponderato e curato.La sua pubblicazione prese tre numeri della rivista Gallimard, “Nouvelle N.R.F.”, in un dialogo difficoltoso col direttore-redattore Paulhan, Céline ci teneva. Naturalmente a suo modo, come qui reitera, solo per soldi. Di fatto, per spiegare come ha lavorato e lavora.
Col vecchio commento dell’edizione Einaudi, di Gianni Celati, e una nuova presentazione di Marina Cardelli.
Louis-Ferdinand Céline, Colloqui con il professor Y, Quodlibet, pp. 148 € 15


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