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sabato 25 dicembre 2021

Gli adulti adolescenti di Woody Allen filosofo

Si celebra in morte una scrittrice che non aveva bisogno di fasciarsi di femminismo. Di capacità di analisi e chiarezza di esposizione talmente semplici e perspicaci da sembrare ovvie. Se ne ricordando anche l’ascendenza cattolica e irlandese, forse per essere presidente un cattolico irlandese, ma una cultura non è un’altra – non lo era in America finché non è precipitata nell’indistinto dei “diritti”, del rivendicazionismo, della guerra civile normale.
Fra i tanti contributi che la rivista rispolvera, questo su Woody Allen può essere esemplare. Didion analizza, all’uscita di “Manhattan”, la fase – l’avvio della fase – “self-absoprtion” del fin’allora comico riconosciuto dei tic di New York, la fase autocentrata, pensosa. “Manhattan” viene dopo “Interiors” e “Annie Hall”. Poteva essere diversamente? “La self-absorption è generale”, nota Didion in avvio”, “come il self-doubt. Questa estate nelle grandi città costiere degli Stati Uniti molte persone volevano vestirsi in «puro lino», tagliato da Calvin Klein per gualcirsi, che implica vera ricchezza”. E così via: “Nelle grandi città costiere degli Stati Uniti questa estate molte persone volevano essere servite la perfetta terrina vegetale…”. E molti hanno fatto la fila per vedere «Manhattan», “un film dove, verso la fine, il personaggio Woody Allen fa una lista dei motivi di vivere la vita. «Groucho Marx» è un motivo, e «Willie Mays» un altro”, e così via, Armstrong, il trombettista, Flaubert, Mozart – ma il Flaubert della “Educazione sentimentale”, non quello di “Madame Bavry”. È una stroncatura? È una messa in quadro, perspicace. “Quello che colpisce nei recenti film «seri» di Woody Allen, di Annie Hall e Interiors come di Manhattan, non è il modo in cui si svolgono come film ma come operano sugli spettatori”. È il fatto che gli spettatori non si distanziano ma si identificano.
Spettatori adulti, in carriera, consci dei loro titoli, ma di fatto adolescenti. “I personaggi di Manhattan e Annie Hall e Interios sono, con un’eccezione, presentati come adulti, come uomini e donne negli anni più produttivi delle loro vite, ma le loro azioni e conversazioni sono di ragazzi intelligenti”. E siamo solo all’inizio.
“L’eccezione è il personaggio Tracy, Mariel Hemingway, di Manhattan, un altro tipo di fantasia adolescente”. Ottima scuola, “pelle perfetta, perfetta saggezza, sesso perfetto, e niente famiglia visibile”, anche se danarosa. E “Tracy mi richiama un dirigente del cinema che una volta mi spiegò, a proposito dell’assenza di personaggi adulti nei film da spiaggia, che nessuno ha mai pagato 3 dollari per vedere un genitore”. Clever, il comico.
Joan Didion,
Letter from “Manhattan”, “The New York Review of Books”, 16 agosto 1979, free online

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