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mercoledì 18 gennaio 2023

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (513)

Giuseppe Leuzzi

Tante cronache, rievocazioni e ricostruzioni ma nessuna ricorda che Messina Denaro ha avuto una gioventù “in” nella migliore società palermitana – fino ai trent’anni, quando dovette cominciare a nascondersi. Gigolò – oggi toyboy - con altri coetanei di ricche signore di mezza età di Palermo. Con molte amanti giovani strafiche, tra esse un’impiegata austriaca dell’Hotel Paradise Beach, di cui farà uccidere il mite gestore, che scherzava sulle sue imprese amatorie.

 
Il “pentito” Salvatore Baiardo sapeva che Messina Denaro era in cura ma in fin di vita. L’ha detto in tv, convocando Giletti - è un “pentito” socialite, che si diverte a comparire. Cosa che il primario che aveva il bandito in cura aveva dovuto dirgli. Certo, è possibile che Baiardo l’abbia saputo da qualcuno del personale ospedaliero. Ma è più probabile che lo abbia saputo dallo stesso Messina Denaro, teatrante in fin di vita, per un teatrale preannuncio, direttamente o indirettamente (il prestanome, i tanti familiari Guttadauro). Questi “pentiti” sarebbero la parte più succosa, volendo raccontare la mafia – ma non alla Enzo Biagi: da “traggediatori” senza freni.
 
“L’autonomia prova a ripartire, 1.904 giorni dopo il referendum”, titola “Il Sole 24 Ore”. Senza più. Un titolo minaccioso, senza ricordare che il referendum è stato proposto e tenuto dalle regioni Lombardia e Veneto. In effetti, non c’è altra Italia.
 
Una pittrice finlandese, bella donna ma di poco nome, si stabilisce con la famiglia a Siracusa nel mese di agosto. A ottobre se ne torna in Spagna, scandalizzata, dice, dalle scuole cui aveva iscritto i figli. Dov’è la notizia? Nella mezza pagina che il “Corriere della sera” le dedica.
Il giornale le fa anche lamentare “la vita sempre di corsa e il traffico a Siracusa”. La vita di corsa a Siracusa? Il traffico? Sembra Bonacelli in “Johnny Stecchino”, che però era fumato.
 
“Colpo ai clan di Ostia: un’armeria nei box Ater". Ater sono le case comunali. “Sequestrati 75 locali occupati abusivamente dai clan Fasciani e Spada da anni”. Da vent’anni, da trenta. Settantacinque box: ma quante case ha, avrebbe, l’Ater a Ostia?
“Scoperti” dalla Dda, nientedimeno, i 75 (settantacinque) box, “usati come basi operative e depositi per pistole e altre armi. Ritrovate pistole usate per alcuni agguati". A volte basta poco. Bastano i Carabinieri.
 
Il tifo dell’odio
“Messaggi cifrati e prestanome: patto di sangue in Europa per dare la caccia ai romanisti”, ai tifosi della Roma. Tra bergamaschi, soprattutto, i tifosi dell’Atalanta, e napoletani. Ma con code ovunque la Roma gioca: a Parigi (Paris Saint Germain), in Germania (Monaco 1860 e Borussia Dortmund), in Serbia (Stella Rossa di Belgardo), in Bulagria (Plovdiv). Con contatti personali e regole comuni. Preferibilmente: “Su e giù per lo Stivale. Vestiti di nero. Felpe con il cappuccio, anche d’estate. Bastoni, rinforzati come se fossero di ferro. Scarpe leggere, con suole scavate per i lacrimogeni” (?). Una mappa degli autogrill dove è possibile intercettare i romanisti, e nascondersi. E “codici di riconoscimento”: un gomito fuori dal finestrino, “luce accesa nel vano, viaggio al centro corsia, sportello della benzina aperto, zainetti sul cruscotto”. Tutto questo senza interesse, solo per odio. Un odio senza fondamento, solo un gol non digerito qualche anno o decennio fa.
Il male nasce e si diffonde senza ragione. E senza giustificazione – anche quando potrebbe averla. Non va analizzato, va contrastato.

La fortuna tenta il Nord
Non è il Sud a tentare la fortuna, non con la lotteria – o la fortuna non tenta il Sud. Si fa un rendiconto localizzato dei biglietti venduti della Lotteria Italia, e il Lazio, 5,9 milioni di abitanti, risulta la regione che compra più biglietti, 1.118.160, uno su sei del totale venduto. Di cui 871.430 nella capitale Roma, 2,9 milioni di abitanti – un romano su tre ci ha provato. La Campania, che si penserebbe la più proclive, viene molto dopo, con 583.840 tagliandi venduti, per una popolazione di 5,8 milioni, più o meno quella del Lazio.
Se ne sono venduti molti di più in Lombardia, 959.400, anche se va considerato che la popolazione residente vi è quasi il doppio della Campania, 10 milioni.
In Campania Napoli non fa eccezione allo scarso appeal del gioco. A Napoli e provincia, 3,1 milioni di abitanti, sono stati venduti 295.280 tagliandi, uno in media ogni dieci persone, o undici. Lo stesso più o meno a Caserta, 87.460 biglietti per 923 mila abitanti, e a Benevento, 20.120 biglietti per 280 mila abitanti. Ne sono stati venduti di più, mediamente, ad Avellino, 53.660 per 400 mila abitanti, uno ogni sette-otto persone, e a Salerno e provincia, 127.320 biglietti per 1,1 milioni di persone, uno ogni nove.


Non si può fare il Sud al Nord
“Elena Ferrante” immagina in “La figlia oscura” una “professoressa di università”, così si dichiara a chi va a riceverla, che fa una vacanza al Sud, dove incontra una famiglia che la riporta ai ricordi di giovane madre: uscita da una famiglia “oscura”, se non degradata, madre applicata di due bambine, finché, di colpo, non si mette in carriera, e soprattutto si “libera” sessualmente, si libera dal marito. Un racconto persuasivo. Al Sud – al Sud Italia. Che diventa incongruente al cinema, nell’adattamento che ne ha fatto Maggie Gyllenhaal, l’attrice che la storia ha sedotto tanto da volerne fare la regia.
Gyllenhaal ha spostato la vacanza in un’isola greca, e ancora poteva andare. Ma facendo la protagonista americana, tra americani. E tutto diventa strano, e ridicolo. La “professoressa d’università”. Lo studente bagnino d’estate, anche lui “americano in Grecia”. La “famiglia” che apre la professoressa ai ricordi, sorelle con figli, sorella maggiore con sorella minore, e relativi mariti. Che sono anche “gente brutta, non c’è da fidarsi”, secondo lo studente-bagnino. Con uno dei mariti – il capo-cosca? – che va e viene nei fine settimana. Tutte caratterizzazioni che vanno bene in una storia al Sud Italia, ma tra americani? Tra americani ci sono anche le bevute, che non vanno bene al Sud. E le coordinate geografiche – chi sa cos’è e cosa significa il Queens, o anche l’Arizona?
I luoghi hanno una personalità. Sulla quale “La figlia oscura” è costruito. Le ambiguità del Sud italiano sono difficili da trasporre in America. Suonano anche male – incomprensibili.
Ci sono – ci sono stati in passato - film americani di ambientazione southern, nelle vite, i caratteri, le atmosfere, i tempi, della Georgia, delle Carolina, dello stesso Arizona, che rimandano a tempi e modi mediterranei, del Sud Italia. Ma non, per dire, a Milano o Torino.  
 
Sicilia 
Philippe Daverio, pronipote del mazziniano e garibaldino Francesco Daverio, estremo difensore della Repubblica Romana al Gianicolo, odiava la Sicilia. Così disse in tv, a “Le Iene”, nell’ultima intervista forse prima di morire, dopo avere paragonato la forma del cannolo siciliano a quella del fucile a canne mozze: “Non amo la Sicilia”. Dieci anni prima era stato consulente del Comune di Palermo per i festeggiamenti di santa Rosalia, la patrona della città.
 
Daverio era intervistato dalla Iene per il suo ruolo poco equanime, come giurato, insieme con l’ex schermitrice Granbassi, triestina, e il divulgatore scientifico Mario Tozzi, romano, alla finale del concorso Rai “Il borgo dei borghi”, tra Palazzolo Acreide e Bobbio. Daverio e Granbassi rovesciarono il voto popolare e assegnarono la palma al “borgo” piacentino, invece che a quello siracusano.  Poi si seppe che Daverio era stato insignito della cittadinanza onoraria di Bobbio un anno prima. La Sicilia non può competere con la Lombardia. 
 
Molti che non c’entrano e non sanno dicono, per “uscire” in tv, quello che l’intervistatore gli vuole far dire: che sì, che ci vuoi fare, Messina Denaro magari procurava lavoro, un affare, un beneficio, aiutava a campare. Che non è vero e non può essere vero. Ma la Sicilia ormai vive nella bolla, alla “Truman Show”: sa parlare come la fanno parlare.
  
Salvatore Mugno, scrittore di molte storie antimafia, ha costruito quindici anni fa un falso su Messina Denaro che scrive lettere a “Svetonio” firmandosi “Alessio”, in cui parla di Toni Negri, di Jorge Amado e del Malaussène di Pennac, nonché di “assiomi”, attorno a un personaggio vero. “Svetonio” era infatti un personaggio di Castelvetrano, compaesano quindi del latitante, e noto eccentrico: Tonino Vaccarino. Il quale si diceva “professore”, ora di Filosofia, ora di Lettere, e non lo era (lo era la moglie), e aveva una spessa fedina penale. Ma aveva fatto il sindaco per un anno – e aveva una moglie. Ultimamente accreditandosi come spia dell’Aisi, il servizio di intelligence. La fantasia non difetta, ma da ultimo corrusca - a celebrazione di assassini.
 
Messina Denaro è stato uno scrittore compulsivo di lettere: i suoi “pizzini” al capomafia Provenzano erano lunghi pagine, dettagliati e prolissi. Di tale natura che Camilleri ebbe a dirlo nel 2007, nel libro “Voi non sapete”, “il latinista del gruppo”.
 
Virgilio Titone, lo storico e critico letterario, più noto come polemista sull’“Espresso”, voleva la mafia (la violenza, il raggiro) una questione di “sangue”. Se non che era anche lui di Castelvetrano.
 
Messina Denaro, latitante dal ‘93, da quando infine era stato “scoperto”, dopo una vita da beniamino dei salotti paermitani, si sa che è stato in una clinica oftalmica in Spagna, e in vacanza con gli amici ipermafiosi Graviano al Forte dei Marmi, assiduo del bagno “Rossella”.
 
Il padre di Matteo Messina Denaro, Francesco, mafioso accertato in più procedimenti dal giudice Borsellino, percepiva l’assegno di disoccupazione dell’Inps, e poi la pensione – fu condannato e carcerato in tarda età. Scherzando, naturalmente, non si può affermare che i Denaro si nascondessero.
 
Francesco Messina Denaro la famiglia - la moglie finché è vissuta, una Guttadauro, della dinastia dei professionisti della mafia, i figli, i nipoti - ogni anno onora sul “Giornale di Sicilia” con un necrologio molto sentito – per un paio d’anni con estratti di Lucrezio in latino.

gleuzzi@gmail.com

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