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lunedì 30 marzo 2015

Letture - 209

letterautore

Duetto - Rousseau e gli illuministi, il dottor Burney incluso, erano contro i duetti, o intrecci di melodie. Ognuno, ogni strumento, doveva cantare da solo.

Italiano – Fu la lingua franca fino a buona parte del seicento, fra letterati e artisti, prima d venire soppiantato dal francese. Ancora Montaigne si dilettava di scrivere in italiano, e poi Goethe padre e Voltaire – nella corrispondenza segreta con la nipote. Ritorna ora come lingua “scelta”, di elezione – non perché veicolare, cioè, o per nascita, formazione, nazionalità. Scelto da Edith Bruck, e ultimamente da Helga Schneider e Helena Janeczek, nate in tedecso, e ora da Jhumpa Lahiri, scrittrice americana molto apprezzata. Come già, un secolo fa, da Joyce e Pound, seppure allora come seconda lingua.

Liquidità – Ha sostituito la fusion, che aveva sostituito la leggerezza, nell’immaginario e come fondo della realtà. Tutto è liquido, la politica come la finanza e l’economia, la scrittura, la filosofia e l’etica. E un po’ fusion, come nella musica e in cucina. Ma sono ormai una quarantina d’anni tche siamo liquidi, leggeri e fusi: siamo ancora nell’età dell’acquario?

Machiavelli – Il cinquecentenario del “Principe” non è stato prolifico, né innovativo. Machiavelli, si sa, è fenomenale per le divergenze di valutazione. Per il bene e per il male non soltanto, anche per quello che “ha voluto dire”. Ma nemmeno questo gli ha giovato: tra 2013 e 2014 è rimasto vittima dell’Italia, della cattiva fama dell’Italia, in Italia e fuori. Dell’italiano. Sciocco e sporco, per antonomasia. Che Machiavelli, benché persona eccellente da tutti i punti di vista, come scrittore, umanista, filosofo, statista, è chiamato a impersonare.

Mani Pulite –Scivola via la fiction di Sky, senza mordente – dopo una promettente presentazione, che invece era rapida e esplicita, anche a mezzo innovativa. Come se i personaggi recitassero. Un copione già noto. Ma in modo particolare. Non – non tanto - perché i fatti e i personaggi in scena erano (per molti) già noti. No, perché la recitazione era realistica, cioè mimetica: rappresentava fatti e personaggi che già all’epoca davano la sensazione di recitare. Degli attori in un ruolo. Che esibivano. Chiusa la rappresentazione infatti niente è successo – o, volendo a tutti i costi un esito/causa, il peggio si è scatenato: carrierismi, superficialità, corruzione, terrorismo, violenza, in senso proprio e in ambito giudiziario (la specifica è necessaria perché la giustizia in Italia si ritiene incensurabile).
Uno sceneggiato che era insomma un artificio teatrale triplo. Gli attori di Sky mostravano di recitare dei personaggi che erano anch’essi maschere, e quasi caricature. E si esibivano al loro tempo – ma anche dopo - come tali.
Per conoscenza diretta dei fatti si può testimoniare che la questione che suscitava reali passioni all’epoca al palazzo di Giustizia di Milano era l’occupazione di spazi enormi, compresi i gabinetti, da parte della Procura, a danno del Tribunale. Nel mentre che si smantellava la politica e l’economia, a vantaggio dei soliti noti, nell’ambito della cosiddette liberalizzazioni – svendite a buon mercato del patrimonio pubblico.

Marina – L’arte del moto più antica resta la più esoterica. Della terminologia marinaresca non si dà mai il senso figurato. È arte complessa e precisa, non generica, ma non è un’eccezione, ce ne sono anche di più complesse che sono spiegate e percepibili. Il gergo di marina invece si vuole inspiegato. Si provi con un qualsiasi termine, orza, per esempio, o bolina.

Mosca - Robert Byron ci ha visto “una specie di Cinecittà, in cui i ruoli sono assegnati”, tra il Bene e il Male. Un secolo fa, quasi. Ma il destino prescinde dall’epoca?

Pubblico – È consustanziale all’autore.  “Il poeta scrive per il successo”, dice Saba: “Ciò che il poeta canta sono le sue colpe. E le canta per liberarsene, per confessarsi, per purificarsi. Se il pubblico gli volta le spalle, le colpe gli ricadono addosso, più tormentose di prima”.
Si può scrivere per se stessi, come parlarsi da solo. Ma con effetti deleteri.

Puritanesimo – Dà in ogni sua manifestazione, anche le più intransigenti, anzi specie in quelle intransigenti, l’impressione di voler essere al fondo peccaminoso. Non osceno, come è sempre il puritanesimo, ma orgasmico nel suo stesso configurarsi. Come una forma di masturbazione mentale. E come tale si presenta: non s’immaginano i suoi fulmini al coperto di aridi e rinsecchiti beghini e beghine col collo alto, ma come fermentazione e concupiscenza di carni roride, floride. In catalogo “Idols of Perversity”, l’antologia illustrata della figura femminile nell’immaginazione maschile del secondo Ottocento che Bram Dijkstra ha collazionato (qualcosa di analogo al Praz de “La morte, la carne, il diavolo”, deve essere presentato dall’editore americano con questo promettente anatema: “Questo è un libro pieno delle pericolose fantasie della Bella Gente un secolo fa. Contiene qualche scena di virtù esemplare e molte più di lurido peccato”.

Stendhal – “Il rosso e il nero “ Balzac accostava al “Principe”, a Machiavelli: “Il Principe moderno, il romanzo che Machiavelli avrebbe scritto se fosse stato bandito dall’Italia nel secolo XIX”. Ma non così lungo. “Il Principe” è di sole 80 paginette.

letterautore@antiit.eu

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