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mercoledì 2 dicembre 2015

Turchia in Europa? Laica no, islamica sì

Una foto molto cliccata in rete mostra Erdogan tra Putin e Berlusconi in una triplice stretta di mano, con sorrisi soddisfatti. È di dieci anni fa, all’inaugurazione del gasdotto Blue Stream nel Mar Nero. Ora tutt’e tre la stanno in qualche modo pagando, ma questo non è un problema. Erdogan era un altro allora, un politico di centro molto liberale, che puntava all’ingresso rapido del suo paese nella Unione Europea. Francia e Germania dissero di no, e l’Erdogan liberale europeista subì uno smacco.
Ma Erdogan è un politico flessibile. Era entrato in scena dieci anni prima con un incitamento alla jihad, all’odio religioso, che gli aveva valso anche una condanna. Si è rifatto rilanciando l’islamismo, sempre presente nel suo partito – una sorta di Democrazia Islamica, parente delle Dc europee (l’Akp di Erdogan è nel Partito Popolare Europeo). Il risultato è stato un passo indietro, della Turchia e forse dello stesso Erdogan, rispetto alla laicità dello Stato turco e all’applicazione dei diritti civili e politici. Rapido e incisivo, in appena dieci anni.
Smirne, Bursa, Istanbul, Ankara, che ne erano immuni, ora pullulano di donne velate, al guinzaglio del padre-marito. Giornali e giornalisti che non condividono l’islamizzazione diventano affare di polizia, per lo più in borghese. La caccia alla minoranza curda è ripresa con impegno di missili e cacciabombardieri. Ma questa Turchia ora va bene a Merkel, e forse anche al socialista Hollande.
Erdogan non lo chiede più, ma Bruxelles insistente lo invita.

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