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domenica 15 luglio 2018

La verità dell’immigrazione di massa


Il  “Sole 24 Ore” ricostruisce una mappa delle emigrazioni africane come valvola di sfogo dei “senza terra”, i dieci milioni di africani rifugiati in altro paese, in conziiooni quindi di privazione,  per sfuggire a persecuzioni o guerre. Ma non è così, per chi poco poco conosce la storia dell’Africa.
Il fenomeno non è nuovo: l’Africa a Sud del Sahara è sempre stata in guerra, da cinquant’anni circa, dalle “indipendenze”. Guerre civili e di confine. Guerre tribali e\o politiche. Il Congo non ha avuto mai pace, e così via, un po’ tutti gli Stati africani sotto il Sahara, una quarantina: non ce n’è stato uno indenne da guerre, o persecuzioni di varia natura. Con milioni di morti, e milioni di “senza terra”. In più casi a opera degli stessi liberatori – i più famosi oggi Afewerki in Eritrea, Mugabe in nello Zinbabwe, Dos Santos in Angola.
Di nuovo c’è l’organizzazione, dei “senza terra” come se fossero un mercato, Da sfruttare. In realtà più che dei “senza terra”, veri disperati, degli africani più o meno stabilizzati cui si propone, a caro prezzo, la fuga in Europa in veste di disperati. Per una vita, una volta in Europa, tutta in discesa.
Un vero mercato si è creato sulla base delle esperienze dei primi “rifugiati”, nei due decenni dopo le indipendenze, in Nord Europa: in Svezia, in Olanda, un po’ anche in Germania, e in Gran Bretagna. Qui per il dovere-diritto britannico di accogliere gli ex del Commonwealth, dalla Giamaica al Pakistan, e quindi, per estensione, al Sud Africa, con qualche appendice rhodesiana, ghanaiana. 
L’Italia pure ne ha accolto, molti somali e eritrei, ma non con le stesse opportunità offerte in Nord Europa, e quindi da tre decenni non è più meta ambita. Le opportunità che si possono (si potevano) godere in alcuni paesi europei erano per gli standard africani di grande ricchezza: una indennità di disoccupazione elevata (una sorta di “reddito di residenza”), e l’abitazione – di cui poter fare mercato, è esperienza personale in Olanda e Germania. Sempre sul sottinteso che un immigrato africano è un rifugiato politico - come tale veniva e viene venduto.
Il mercato è noto e anche pubblico in Africa. Di organizzazione del viaggio terrestre, dei visti, del passaggio in mare. A opera di mediatori che in molti posti, per esempio in Nigeria, hanno ufficio pubblico. E sono propagandisti attivi nei villaggi e nelle periferie.
L’immigrazione di massa, tolti i casi di ricongiungimento familiare e i pochi di natura politica, è un mercato. Non onorevole e per molti aspetti infame, compresi alcuni aspetti dell’accoglienza. È una tragedia, con migliaia di morti annegati – diecine, centinaia annegano a giorni alterni – e si sottintende che sia una tragedia come fatto o fenomeno, mentre è un mercato di schiavismo. Moderno naturalmente, aggiornato al terzo Millennio. Con schiavisti che si fanno forti del motivo umanitario. Ma semrpe organizzato, sfruttatore e crudele.

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