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sabato 19 gennaio 2019

Il male si annida nella chiesa migliore


Il romanzo di Porta Pia, contro il potere temporale dei papi. Licenziato in Firenze l’8 maggio 1864 ma promesso alla contessa Filiberta Passerini-Petrucci per il suo matrimonio quattro anni prima. La promessa non fu mantenuta  per “gli strepitosi avvenimenti che subito occorsero, e i quali, conducendo le armi del Re nelle Marche e nelle Umbrie, mi ridettero la patria libera e disposta alle sorti migliori” – c’era chi ci credeva veramente.
Cesare Trevisani è sconosciuto oggi anche a google. Ma pubblicava romanzi storici con i maggiori editori del secondo Ottocento, Lemonnier a Firenze, Daelli a Milano – questo in quattro volume tascabili, i romanzi andavano molto. Rifacendosi a Guerrazzi – non cita mai Manzoni. Di fede dunque laica. Ma mosso da buoni propositi: qui muove scandalizzato “tra il Guizot protestante , che sorge a difendere la necessità del potere temporale dei papi, e il Renan cattolico che leva a Cristo la divinità”. In questo senso dunque contemporaneo.
È il romanzo nero dei nipoti di Paolo IV, 1555-1559. Il cardinal irpino Carafa, di vita sempre morigerata, riformatore sincero e grande italiano, arrivato al soglio a ottant’anni. Un papa di transizione, che però fece in tempo a cercare l’alleanza dei Turchi, e promuovere l’Inquisizione a Roma, l’Indice dei libri proibiti, l’istituzione del ghetto. Trevisani sceglie il suo pontificato, tra i tanti che aveva disponibili per contestare il potere temporale, per “l’esempio di un papa che, senza il temporale, sarebbe stato, come gran sacerdote, modello di pietà, di zelo e di religione, aggirato da perversi congiunti”. Con “nefandezze” e “calamità” “che si fanno appena credibili a chi consideri come in quel tempo sulla Corte di Roma, denunciata dai clamori dei riformisti, stessero aperti gli occhi di mezza l’Europa”. Negli anni, si può aggiungere, che non perdettero la chiesa ma lItalia sì. 
Cesare Trevisani, I nipoti di papa Paolo IV

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