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giovedì 31 gennaio 2019

La fine dell’Europa di Angela Merkel


Sarà difficile ricordarla, se non per le quattro elezioni vinte. O allora per i danni che ha fatto, con la lesina e l’indecisione, “troppo tardi troppo poco” la divisa che le si è incollata. E l’esecuzione cieca degli interessi delle banche e dell’industria tedesche, con danno probabilmente letale per l’Europa, l’unica grande area economica che non esce dal precipizio del 2007 - sopravvive intaccando la rendita.
Ha solo deciso quello che le banche e l’industria hanno voluto. Il salvataggio multimilionario delle banche, con fondi europei. L’abbandono del nucleare, per gli interessi carboniferi. E il famoso milione di immigrati del 2015, con fondi europei, perché la Germania è in forte crisi demografica e la Confindustria ha bisogno di braccia. Creando la questione immigrati in Europa: fra i paesi che attorniano la Germania, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Croazia, Slovenia, la stesa Austria e l'Italia – e la Francia, che fa muro ma non lo dice, per la politica macroniana della ipocrisia.
Non si ricorderà nulla dei suoi dodici o tredici anni, quanti saranno. Se non la crisi dell’Europa, che dopo il suo cancellierato potrebbe essere irreversibile. E la Grecia e l’Italia per i danni che ha loro inflitto. All’Italia con la svendita dei Btp nella primavera del 2011, e i sorrisetti pubblici con Sarkozy – di cui rideva in privato.  Il suo partito lascia in macerie, avendo stroncato ogni possibile deuteragonista.

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