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sabato 24 agosto 2019

I Feaci in Calabria

Si dà per scontata l’ipotesi più scontata tra gli specialisti: che le peregrinazioni di Ulisse si svolgono attorno alla Sicilia (Lestrigoni, Ade, Isola del Sole, Circe, Calipso, Scilla e Cariddi). Dopo un lunghissimo viaggio da Ilio a Cerigo, sopra Creta (Citera), a Gerba (Lotofagi), al capo settentrionale della piccola Sirte, sempre al Sud della Tunisia (Ciclopi), e a Malta (Eolo). Ma si risolve con un’ipotesi rivoluzionaria un problema altrimenti irrisolto. Ulisse attraversa Scilla e Cariddi, lo stretto di Messina, dapprima da Nord a Sud, e poi, naufrago, da Sud a Nord. Com’è che proseguendo torna a Itaca, grazie ai Feaci? Perché prosegue per via di terra. E da dove? Dall’istmo calabrese, dall’attuale golfo di Lamezia a Squillace sullo Jonio.
Sembra bizzarro, e qualcuno ancora lo contesta a Wolf. Che peraltro non è un grecista né un antichista, ma un medievista (ha insegnato a Heidelberg, membro del Max Planck Institut), e l’“Odissea” ha affrontato non da specialista ma da appassionato. Dalla prima lettura del poema, al liceo, e poi insieme col fratello maggiore Hans-Helmut, architetto. Specialista quest’ultimo, per passione e formazione, del mare: delle correnti e dei venti. Che da solo, avendo letto nel 1959 la traduzione in prosa dell’“Odissea” del classicista Wolfgang Schadewaldt, era giunto alla conclusione degli specialisti: “Se si seguono le correnti del mare e le direzioni dei venti menzionate da Omero, quello di Ulisse deve essere stato un viaggio intorno alla Sicilia” – “Sicilia e Calabria negli occhi di Omero” è il sottotitolo.
Armin  Wolf, che nel 1959 aveva 24 anni e si addottorava in Storia medievale, dai 17 anni, dalla prima lettura dell’“Odissea” a scuola, era perseguitato dall’idea che i poemi omerici non sono fiabeschi, come il professore voleva (il professore al liceo, Eduard Bornemann, poi professore di antichistica a Francoforte, era già autore di un commento all’“Odissea” per le scuole), ma storie note, che seguono percorsi identificabili. Armin pone allora al fratello il quesito che aveva posto al professor Bornemann: “Dove si trovava dunque il paese dei Feaci? Come ha potuto Ulisse prima esserte risospinto al di qua dello Stretto e poi essere condotto in patria dai Feaci senza passare per lo Stretto una terza volta?” E il fratello: “In quel momento Ulisse ha viaggiato via terra, a piedi, in Calabria”.
E così per nove anni i due fratelli hanno ponzato l’idea di “Ulisse in Calabria”, producendo alla fine una prima pubblicazione. Frutto del lavoro principalmente di Hans-Helmut, che documentò l’ipotesi con carte marine e carte isobariche, misure delle coordinate, calcoli tempo\distanze. La pubblicazione, pronta dal 1964, dovette aspettare quattro anni, ossia la raccolta di un congruo numero di pareri favorevoli, o non contrari, di antichisti in cattedra. Intanto Armin Wolf ebbe agio di fare i primi viaggi, finanziati dalla Fondazione Boehringer- Ingelheim, sull’asse Lamezia-Squillace (località dove poi è ritornato decine di volte e da alcuni decenni si è stabilito, la metà dell’anno), e a Itaca. La pubblicazione fece rumore, ma non conquistò il consenso accademico.
Questo si è costruito con le successive riedizioni, riviste in molti aspetti e ampliate – questa in  traduzione, tre volte più ampia della prima, è la sesta, pubblicata in Germania nel 2009. Già nl 1978, dieci anni dopo l’uscita di “Ulisse in Calabria”, Wolf veniva invitato a Bordeaux a confrontarsi con la “geografia” omerica di Victor Bérard, che risaliva agli anni 1920, e fu riconosciuta di maggiore obiettività. L’anno successive Wolf era invitato a parlare, da storico, alla Conferenza Internazionale della Cartografia, sul tema: “Omero aveva una carta geografica?”   
L’“Odissea” al Sud d’Italia è di Victor Bérard prima che di Armin Wolf,
Bérard, geografo della Marina e in cattedra a Parigi, notevole classicista, studioso in particolare della Magna Grecia, esordì nei primi anni 1900 con la contestazione di Samuel Butler, l’italianista inglese teorico di un Omero al femminile, “L’autrice dell’Odissea”. Butler si era invaghito di Trapani, al seguito degli inglesi industriali del Marsala, e ne aveva fatto Scheria, la terra di Nausicaa, e anche Itaca – Graves lo seguirà nel 1955, col romanzo “La figlia di Omero”, in cui l’autrice dell’“Odissea” non è ignota ma è Nausicaa, e lo è in quanto figlia. Contro questo Omero di fiaba Bérard debuttò criticando Butler, con due articoli nel 1902 nella “Revue des deux mondes”, i numeri del 15 maggio e dell’1 giugno. Nel 1924 portò a termine e pubblicò una traduzione rivoluzionaria, in prosa ritmica, dell’“Odissea”. Il cui successo lo indusse nei sette anni successivi a una prolifica produzione” omerica”. Per primi quattro volumi su “La Navigation d’Ulysse”. Circostanziati, e poi poco contestati. Dell’“Odissea” delineando una geografia che principalmente la situa nel Sud dell’Italia: Circe al Circeo, a sud di Roma, l’isola delle Sirene a Capri, Polifemo a Nisida, i Lestrigoni a Palau, sotto La Maddalena-Caprera-Santo Stefano, Cariddi e Scilla nello Stretto di Messina, l’isola di Eolo alle Eolie, l’isola del Sole identificando nella Sicilia.
Wolf va molto più in là. A Tiriolo, un paese appollaiato in alto, a cavaliere tra i due mari sull’istmo Lamezia-Squillace, al centro della Calabria, collocando Scheria, la terra amena dei Feaci. Che però erano un popolo di navigatori, “i navigatori gloriosi Feaci”, e avevano nomi di mare, a cominciare da Nausicaa, sotto il patronaggio di Poseidone:  Nausítoo, il re eponimo dei Feaci, che guidò per mare a Scheria in fuga dai Ciclopi, nonno di Nausicaa, la stessa Nausicaa, Pontònoo, e “i giovani, molti e valenti” del libro Ottavo,  Nautèo, Proreo, Ponteo, Toonte, e anche Euríalo, “il Naubolide, ch’era il più bello per aspetto e per corpo di tutti i Feaci”. È lo scoglio su cui Wolf più argomenta te per dare credibilità alla sua ipotesi - Poseidone del resto molto tardi fu dio del mare, prima era Poseidone Enosictono, dio dei terremoti.
L’edizione italiana è un regalo. Anche per i non appassionati. Ottimamente curata dall’editore, Massimo Tigani  Sava. La traduzione di Antonio De Caro è stata rivista dall’autore. Con un corredo fotografico aggiuntivo molto vasto dei luoghi in esame. Carte, mappe, itinerari prendono la metà della pubblicazione. Sewguita da una dettagliatissima “Storia dele localizzazioni”. Con un’estesa bibliografia. E dettagliati indici dei nomi e delle cose.  
Armin Moler, Ulisse in Calabria, Local Genius, pp. 412, ill. € 10

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