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domenica 18 agosto 2019

Merkel o della Finis Europae

Si celebra Angela Merkel al tramonto omettendo il fatto più importante: che ha imposto all’Europa la stagnazione e la recessione. L’Europa  è la sola delle tre macroregioni ricche ancora in affanno dopo la crisi bancaria del 2007, cioè negli ani di Merkel, mentre Usa, Cina e Giappone hanno abbondantemente superato la crisi e anzi se la passano come non mai. E questo per la politica merkeliana, un’ossessione e quasi una divisa, del “troppo poco, troppo tardi”. Nei casi della Grecia, dell’Italia e di ogni altra crisi possibile.
È stato solo possibile tirare fuori dal crac l’Irlanda, per le pressioni delle multinazionali americane, e la Germania. Con giganteschi esborsi europei in entrambi i casi, della Bce e della Comunità.
Merkel ha usato dire nei giri europei che non non poteva fare di meglio e di più perché l’opinione tedesca è nazionalista o antieuropea. Ma è con lei, e con le sue politiche del risentimento, antilatine, antimediterranee, che la destra tedesca è rinata forte, e i nazisti sono perfino in qualche Parlamento regionale, dopo ottant’anni. Il contrario è più vero: è la sua politica che ha alimentato la destra tedesca.

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