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giovedì 22 luglio 2021

La legge dei Procuratori – bis

“Ci sono 57 mila pendenze, con già oggi altrettante prescrizioni, solo nel distretto di Napoli, e non per effetto della riforma approvata dal consiglio dei ministri ma per una situazione di gravità estrema, una violazione ai diritti delle vittime e degli imputati”. Un ministro della Giustizia finalmente non di categoria, Maria Cartabia, non ha problemi a dire la verità ai giudici napoletani che sollevavano la solita ammuìna contro ogni (eventuale) obbligo di lavorare. “I processi non rischiano per colpa della riforma”, così “il Messaggero” titola “la lezione di Cartabia ai giudici di Napoli”.
Napoli è un caso a parte, e lo sa bene la mezza Italia che per qualche secolo l’ha sofferta. La Napoli non dell’ingegno e del fare applicato, inventivo, faticatore, ma la Napoli che si vorrebbe nobilissima, dei “professionisti”. Del non fare – giudici figli di giudici nipoti di giudici, primari figli di primari nipoti di primari, tutta l’insolenza che farebbe inorridire una democrazia, con l’insensibilità ‘ncoppa alla presunzione. Vent’anni fa il Procuratore Capo di Napoli Cordova litigò con i suoi sostituti, specialisti, a suo dire, del “non andare” meglio del “non fare”. Con montagne di procedimenti mai aperti, oltre alla montagne di quelli finiti nella sabbia. Finì che Cordova fu rimosso, dal Csm, su filippica di Giovanni Salvi, il giudice di tutti i processi “delicati”, Ustica, Pecorelli , Calvi, fratello di Cesare Salvi, senatore e ministro ex Pci.
Ora i giudici non hanno più altri giudici con cui interloquire, ma la Unione Europea, che non vuole affidare i suoi miliardi agli esperti del “non andare”. 
È curioso che, oggi come vent’anni fa, i giudici recalcitranti siano automaticamente annessi dalla sinistra politica. Questa è un’altra storia, ma è parte importamte dell’insieme. Sono annessi dalla sinistra per modo di dire (loro personalmente spesso sono fascistissimi): da “la Repubblica”, col suo filo diretto con i giudici sempre e comunque, allora con D’Avanzo (fascista professo e non pentito) ora con una selva di “cronisti giudiziari” – e quindi dal “Corriere della sera” (c’è altra sinistra all’infuori delle due tribune, di comodo – per chi?).

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