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giovedì 26 agosto 2021

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (465)

Giuseppe Leuzzi

“Focu meu, focu meu!” è - era - l’interiezione comune in dialetto calabrese (in tutta la Calabria, una delle poche espressioni unitarie) iper dirsi in allarme, preoccupati, timorosi, ansiosi – doppiata da “focu randi, focu randi”, l’interiezione si voleva doppia, superlativa alla greca.
 
“Distrutti dai roghi” di agosto “oltre 158 mila ettari. Come la superficie di Milano, Roma e Napoli”. I cinque sesti, 136 mila ettari, sono andati distrutti in tre regioni, Sicilia (79 mila ettari), Calabria (36 mila 500), Sardegna (21 mila abbondanti). Due isole poco forestate, e in Calabria i Parchi Nazionali. Si è gridato agli untori, piromani (una forma di follia), pastori, mafiosi, operai forestali, vivaisti, ma niente di più delle grida. Questo per quanto riguarda l’origine dei fuochi. Ma gli incendi sono dilagati per l’impreparazione. Che chiama in causa la politica: regioni, comuni, Parchi Nazionali. Che è sorda e si capisce. Ma non si capisce perché nessuno gliene chieda conto. 
 
Succede di leggere i famosi viaggiatori, del Grand Tour, o etnofolklorici, o semplicemente curiosi, la maggior parte curiose, in cerca del pittoresco, ormai soltanto in riferimento al Sud – chi va a leggersi Stendhal su Crema o Goethe su Firenze (non gli piaceva)? E si trovano tante cose buone e cattive, azzeccate cioè e no, come in tutta la letteratura di viaggio. Ma i luoghi non ne hanno colpa.
 
Si tiene a Valentano, nel viterbese, dopo Marina di Pisa a luglio, un rave party, una festa selvaggia di una settimana, di musica tekno sfondatimpani, e di droga libera, con alcol, organizzata da imprenditori francesi e olandesi – imprenditori dello sballo. Con qualche morto e qualche crisi di dipendenza. Con la polizia tutt’intorno schierata a controllare, cioè a proteggere. Perché in Italia? Perché l’Italia è il paese delle Feste della Legalità. Potrebbe essere una risposta. In Calabria, in Sicilia  hanno sostituito i santi, le processioni.
 
Il meridionalismo è morto con la cultura laica
Il miglior meridionalismo, quando ancora ce n’era uno, nel secondo dopoguerra, è stato quello dei liberali e delle “terza via”, Rossi-Doria, Compagna: Goffredo Fofi è perentorio (prefazione a Mario la Cava, “I fatti di Casignana”, 2018): “Nell’Italia del secondo dopoguerra , gli interpreti accreditati della storia meridionale si dividevano in quelli che scrivevano su «Nord e Sud», liberali, e in quelli che scrivevano su «Cronache meridionali», comunisti; e fu tra i primi e nella «terza via» che trovammo il maggior rispetto per la storia”.
Fofi non prende in conto la Dc, con Saraceno e la Cassa per il Mezzogiorno, sua roccaforte – che in efetti fu innovazione laica, importata dall’America del New Deal, della politica economica del presidente Franklin D. Roosevelt, come concezione. La Dc non si può certo dire assente dal Meridione, tutt’altro – anche oggi che una Dc non esiste più: non c’è altro al Sud che il sottogoverno, e il sottogoverno, sia pure grillino come già berlusconiano, è ferreamente Dc. Ma, ha ragione Fofi, non nella “questione meridionale”: non ha dato nessuna visione d’insieme, o proposto una politica che non sia il favore personale.
La formazione personale di Fofi fu socialista: “Mi furono utili in particolare il «Mondo operaio» di Raniero Panzieri e gli studi di Gaetano Arfé (lo storico dimenticato che fu anche direttore dell’“Avanti!”, n.d.r.), o le polemiche e gli interventi che comparivano sulle terze pagine dell’ “Avanti!” quando le impostavano e curavano Luciano Della Mea e Franco Fortini”.  
Anche come date, il meridionalismo si è estinto col compromesso storico, secondi anni 1970 e successivi, quando il capo del partito Comunista Berlinguer sostenne la Dc di Andreotti e De Mita.
 
Sudismi\sadismi
Il “Corriere della sera” non trova di meglio per commentare gli incendi in Aspromonte del suo Grande Inviato Stella. Lo confina alla pagina delle lettere, ma per aprirla – che il lettore non la salti. L’illustre editorialista predice, dopo gli incendi, le alluvioni: “La Calabria che brucia d’estate e poi frana d’inverno”. Con “uno studio” della solita Cgia di Mestre, “le statistiche Ispra, implacabili”, Francesco Saverio Nitti, Vito Teti, Emanuela Guidoboni, Gianluca Valensise.
Stella aveva pronto il solito pezzo “pro” Calabria, di cui è lo specialista al “Corriere”, sulle alluvioni, buono tra un mese o due, quando ci saranno, e lo curva all’attualità, agli incendi? Si sa come vanno le cose.
 
La vigilia di Ferragosto insorge il nodo del personale scolastico no wax. “La Gazzetta del Sud” mette la Sicilia al primo posto tra gli obiettori, con la Calabria al secondo o terzo. “La Repubblica” invece documenta che l’incidenza dei no wax sul personale scolastico è maggiore in Toscana e Liguria. Non c’è altra cronaca se non nel “cupio dissolvi”.
 
L’inventore di Omero
Leonzio Pilato, traduttore dal greco al latino di Omero, “Iliade” e Odissea”, è ricordato dal “Sole 24 Ore Domenica”. Portato in punta di penna da Boccaccio e Petrarca, nei diari e con i corrispondenti, per la sua conoscenza del greco. Boccaccio specialmente era infatuato del greco, che titolò “Decameron” la sua raccolta di racconti – parola sconosciuta, se non a pochi.
La raccolta di saggi “Boccaccio”, a cura di Maurizio Fiorilla e Irene Iocca, documenta, attraverso la corrispondenza , gli autografi, i documenti d’archivio, che Boccaccio si prodigò – insieme con Petrarca - per promuovere le traduzioni di Pilato, decisive per la diffusione in Europa di Omero, dell’epos omerico. Boccaccio racconta di avere ospitato Pilato a Firenze, di averne ascoltato la traduzione in latino dell’“Iliade”, e di essersi prodigato per fargli tenere lezioni pubbliche, tra il 1360 e il 1362. Un codice di recente lettura, conservato alla Marciana di Venezia, documenta il legame: è un manoscritto dell’“Odissea” in greco, sul quale Pilato ha inserito la sua traduzione latina in interlinea, e sia Boccaccio che Petrarca lo hanno annotato ai margini.
Boccaccio fu migliore allievo – o fu più interessato alla lingua, mentre Petrarca si interessava di  filosofi e letterati, di cui collezionava codici, in greco (un paio, Omero e Platone) e latino, uno dei primi collezionisti. Nei manoscritti di Boccaccio si trovano in quantità citazioni del greco in greco. In un codice oggi a Toledo, in cui Boccaccio ha copiato di suo pugno la “Commedia” di Dante, all’ultima pagina pone un “ritratto” di Omero, scrivendoci sopra il verso di Dante “Homero poeta sovrano”, e sotto, con mano tenue (la scrittura emerge ai raggi ultravioletti), un Boccaccius latinizzato scritto in caratteri greci.
Leonzio Pilalto era di Seminara, che non lo ricorda, nemmeno con una viuzza  - come Barlaam, matematico, filosofo, teologo, che fu tanta parte nella chiesa bizantina e nel dialogo tra le due chiese.
 
L’effetto Maroni
Niente Papeete, Ferragosto in Calabria, Salvini ha fatto la sua tournée des popotes, un po’ accigliato, senza la fidanzata, di corsa, s’incrociava il suo piccolo corteo, una macchina più una della sicurezza che sgommavano con i lampeggianti, saltando da un posto all’altro, sempre disponibile per le foto ricordo, nei Comuni che la Lega amministra, a Taurianova, a Santo Stefano d’Aspromonte, e in qualche Comune amministrato da Dc-Pd renziani, sempre accompagnato dal leghista Spirlì, presidente facente funzioni della Regione. Per preparare il voto dei 3-4 ottobre. In molti  Comuni e nella stessa Regione. Con discreta partecipazione di pubblico, malgrado la velocità delle visite. A Palmi il Pd ha provato a contestarlo, ma dietro lo striscione non si contavano cinquanta persone.
Un leader politico, si direbbe, coscienzioso. D’altra arte, Salvini è ben senatore eletto in Calabria. Ora, un senatore della Lega per la Calabria – peggio: la Lega, probabilmente, primo partito in Calabria fra cinque settimane, anche se, alla Regione, al coperto di un candidato berlusconiano? 
Non si saprebbe spiegare l’arcano se non si ricorda un fatto semplice: la baronessa Cordopatri sconfigge la mafia di Castellace –sconfigge la mafia - grazie al ministro Maroni. Niente elicotteri, niente Cacciatori di Calabria elitrasportati, tute nere e facce nere,  né mitra spianati. Una sorta di vedova bianca, del fratello fatto assassinare qualche decennio prima, da un mandante notorio rimasto impunito, Saro Mammoliti, una donna in età, protesta in piazza quando al ministero dell’Interno arriva infine un non democristiano, il leghista Roberto Maroni. E la mafia si squaglia: è bastato cambiare partito all’Interno.

La Calabria è ovviamente sensibile a queste cose, e non dimentica. L’ordine, se si vuole mantenerlo, è anche semplice: basta arrestare e condannare i malfattori. Saro Mammoliti, messo alle strette, subito si pentì, e la mafia dei terreni, che aveva dominato il comprensorio di Oppido Mamertina-Castellace per mezzo secolo, si è dissolta. Certo, col tesoretto in “Svizzera” – e qualcuno, anzi molti, con la pensione di Stato in quanto “pentiti”. Ma si è propro dissolta.
 
Il giudice e il delinquente – 2
Proseguono a Reggio Calabria, con la stessa allure manageriale di Seby Becchio, il mafioso ispettore di Polizia e poi assessore al Comune, per la Cultura, nonché presidente del consiglio comunale, mafioso della famiglia Serraino, che riforniva di cocaina Milano, le deposizioni di altri, minori, mafiosi politici. assessori, uno anche sindaco. Ma c’è di peggio fuori dall’aula, nello stesso Tribunale: fa senso, in un certo senso, che l’ex sindaco (non con Vecchio) ed ex presidente della Provincia Raffa, sia assolto dopo cinque anni, e dopo venti da medico e trenta da politico, dalle accuse di mafiosità, avallate da un Gup e da un Riesame. Fa senso che dica: “Credo nella giustizia”. E non intende i suoi avvocati, intende proprio i giudici:  “Quotidianamente, portano avanti un impegno gravoso  per creare condizioni migliori di vita in una città difficile come la nostra”.
Che avrà voluto dire il mite ex presidente della Provincia? Che i giudici hanno fatto bene arrestando lui e premiando Vecchio, ora pentito? Che non lavorano ad agosto con l’aria condizionata? O non intende altro? Prosegue infatti: “Encomiabile è lo sforzo della Procura della Repubblica per indagare e trovare la verità su tante pagine oscure del nostro passato”. Capito il senso? “A cominciare”, prosegure il dottore Raffa, “da delitti eccellenti (cito solo il caso dell’omicidio del giudice Scopelliti) ancora insoluti e in attesa di risposte”.
Non c’è tribunale che tenga, la zannella per il calabrese è incomprimibile, l’ironia.

leuzzi@antiit.eu

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