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La Calabria parlata, dagli Osci alla Spagna
Un’opera di fine Ottocento, che si sfoglia come contemporanea.
Di fine positivismo, che applicato all’etnografia e alla filologia ha lasciato
tracce durature. Frutto di una ricerca personale “sul campo” e di riscontri
locali, ristretti all’agro di Laureana di Borrello, al margine della Piana di Gioia
Tauro in provincia di Reggio Calabria. Ma con l’individuazione di grafia e
suoni validi per una vasta area, la Calabria ultra e buona parte del catanzarese,
l’attuale provincia di Vibo Valentia. Marzano indagò modi di dire. pratiche religiose
e superstizioni, usi agrari, e i racconti, proverbi e canti popolari.
La prima riedizione, nel 1928, si è avvalsa di una
presentazione di Raffaele Corso - che questa edizione conserva – in cui l’illustre
etnologo giustifica il titolo, applicato a una ricerca locale: “Essendo però le
voci registrate di uso comune in quasi tutta la regione (con alcune variazioni
fonetiche), non è sembrato fuori luogo il titolo generico”.
Presentando la sua ricerca nel 1890, Marzano (quella
prefazione apre questa riedizione), Marano spiega come ha tenuto conto del
primitivo strato Osco della lingua – agli Osci aveva dedicato i suoi studi – e poi
degli strati linguistici noti, greco, latino, arabo, francese, spagnolo. In breve,
una sorta di storia linguistica della Calabria.
Franco Paloscia, che cura la riedizione, esuma in
apertura una amplissima rete di ricercatori sul campo in materia, su base
localistica, in Calabria a fine Secolo. Prima dell’avvento, a partire dagli anni
1930, del lavoro esaustivo, di ricerca sul campo e di trattazione, di Gerhard
Rohlfs.
Giovan Battista Marzano, Dizionario etimologico
del dialetto Calabrese, Grifo, pp. 319 € 12
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