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martedì 20 gennaio 2026

La Calabria parlata, dagli Osci alla Spagna

Un’opera di fine Ottocento, che si sfoglia come contemporanea. Di fine positivismo, che applicato all’etnografia e alla filologia ha lasciato tracce durature. Frutto di una ricerca personale “sul campo” e di riscontri locali, ristretti all’agro di Laureana di Borrello, al margine della Piana di Gioia Tauro in provincia di Reggio Calabria. Ma con l’individuazione di grafia e suoni validi per una vasta area, la Calabria ultra e buona parte del catanzarese, l’attuale provincia di Vibo Valentia. Marzano indagò modi di dire. pratiche religiose e superstizioni, usi agrari, e i racconti, proverbi e canti popolari.
La prima riedizione, nel 1928, si è avvalsa di una presentazione di Raffaele Corso - che questa edizione conserva – in cui l’illustre etnologo giustifica il titolo, applicato a una ricerca locale: “Essendo però le voci registrate di uso comune in quasi tutta la regione (con alcune variazioni fonetiche), non è sembrato fuori luogo il titolo generico”.
Presentando la sua ricerca nel 1890, Marzano (quella prefazione apre questa riedizione), Marano spiega come ha tenuto conto del primitivo strato Osco della lingua – agli Osci aveva dedicato i suoi studi – e poi degli strati linguistici noti, greco, latino, arabo, francese, spagnolo. In breve, una sorta di storia linguistica della Calabria.
Franco Paloscia, che cura la riedizione, esuma in apertura una amplissima rete di ricercatori sul campo in materia, su base localistica, in Calabria a fine Secolo. Prima dell’avvento, a partire dagli anni 1930, del lavoro esaustivo, di ricerca sul campo e di trattazione, di Gerhard Rohlfs.
Giovan Battista Marzano, Dizionario etimologico del dialetto Calabrese, Grifo, pp. 319 € 12

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