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Letture - 604
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Cicalate - Erano a Napoli,
ancora nell’Ottocento, le conferenze\dibattito, in circoli chiusi, su temi culturali
considerati minori, curiosità, ma meritevoli di una trattazione. Per esempio
sul “Fascino volgarmente detto jettatura”, che Ernesto De Martino ha scoperto
leggendo Mastriani e ha ripubblicato negli anni 1950, considerandola un
classico sulla magia popolare e il malocchio. La “cicalata” aveva anche un
autore, Nicola Valletta. Era infatti stata stampata più volte a partire dal
1787.
Le “cicalate” Goffredo Fofi, “Arcipelago Sud”, alla voce “Mastriani”, spiega
essere state “conferenze fatte nei circoli culturali, abbastanza chiusi e molto
intellettuali e borghesi”, dove si tenevano e discutevano relazioni di chi
avesse qualcosa da dire: “Le relazioni si dividevano in relazioni vere e proprie,
qualcuno che aveva letto dei libri importanti, era stato all’estero e aveva delle
cose da dire, e le cicalate, che erano delle conversazioni un po’ a ruota libera
su temi considerati minori”.
Nicola Valletta Fofi liquida come “un filosofo napoletano”. Era stato una
sorta di ragazzo prodigio, in cattedra molto presto, giurisperito, e soprattutto
insegnante popolare, anche in casa propria, con i giovani che avessero interesse.
Vinse un concorso di Filosofia Morale ma non poté assumere l’incarico perché
aveva 17 anni. Andò in cattedra dieci anni dopo. Fu autore di opere storiche sul
diritto a Napoli che ancora sono utili.
Dante – Il più produttivo
e riproduttivo della letteratura mondiale – naturalmente dopo la Bibbia? Si dice
in America. Dove ora lo si è censito e censisce interprete e ispiratore del femminismo,
nella figura di Bearice (Margaret Fuller), dell’antischiavismo tra i neri, per
l’esilio, e della resilienza indiana, dei nativi. L’influenza indiretta è
ricostruita nella raccolta di studi “American Dantes: Traditions, Translations,
Transformations”. Con applicazioni al jazz (Ralph Ellison), alla pittura (Paul
Laffoley), al genere autobiografia storicizzata, contestualizzata, o memoir,
e nelle serie tv – la penultima o terzultima stagione della serie “Man Men”.
Intellettuale – “Scrollarsi di
dosso i riti, i privilegi, i soprusi che sono tuttora conservati nella definizione
e nella pratica dell’intellettuale”, è il proposito che Zavattini si dava
scrivendo di sé nel 1981.
Mare – Di Rafael
Cansinos Assens, che dice suo maestro in letteratura, Borges ricorda nell’intervista
alla tv spagnola pubblicata col titolo “Il linguaggio dell’intimità” specialmente
“una poesia dedicata al mare, era meravigliosa. Quando gliene parlai mi disse:
«Sì, il mare. Spero di vederlo, prima o poi». Non aveva ma visto il mare. Gli
bastò quello della sua imaginazione, come bastò a Coleridge per comporre ‘la
ballata del vecchio marinaio’”.
Nietzsche – Come filologo
fu bocciato, spiega Mauro Bonazzi recensendo la raccolta “”Lezioni di Basilea e
scritti filologici 1869-1878”, della breve stagione di Nietzsche professore a
Basilea, da tutti i filologi, con asprezza. Ulrich von Wilamowitz - l’autorevolezza
in persona per Luciano Canfora: “Il signor N. ai suoi piedi raduni tigri e
pantere, ma non la gioventù filosofica della Germania!” – “pedantemente
elencando”, continua Bonazzi, “tutti gli errori fattuali di Nietzsche, per
sottolinearne l’incompetenza”. Hermann Diels: “Nietzsche è scientificamente finito”.
Friedrich Ritschl, maestro di Nietzsche all’università di Lipsia, con una “paterna”
lettera ammonitrice e più drasticamente nel diario: “Farneticazioni di uno che
ha sbevazzato”. E gli effetti si fecero “presto sentire”, continua Bonazzi:
“Nel 1872 il seminario del semestre invernale fu annullato per mancanza di
studenti”.
Paesaggio – “Il contadino
non osserva il paesaggio, che non è che un’idea dell’uomo colto” – J. L. Borges,
“Il linguaggio dell’intimità”, p. 58.
Premi letterari – La Nave
di Teseo, l’editrice di Umberto Eco e Elisabetta Sgarbi, si qualifica sul sito
wikipedia con l’elenco dei premi letterari ottenuti dagli autori che pubblica,
anche i più locali o remoti.
Russia – “Nel 1543
Costantinopoli venne conquistata dai Turchi”, papa Ratzinger spiega il 13 maggio
2004 al Senato, nella Sala Capitolare del Chiostro della Minerva (“La necessità
dell’Europa in un mondo globalizzato”, ora in “L’Occidente vincerà”)…. Così una
delle due ali dell’Europa rischiò in tal modo di scomparire. Ma l’eredità
bizantina non era morta: Mosca dichiara se stessa come la terza Roma, fonda un
proprio patriarcato sulla base dell’idea di una seconda traslatio imperii
e si presenta come una nuova metamorfosi del Sacrum Imperium, come una propria
forma di Europa, che tuttavia rimase unita con l’Occidente e si orientò sempre
più verso di esso, fino a che Pietro il Grande tentò di farla diventare un
paese occidentale.
“Questo spostamento verso Nord dell’Europa bizantina portò con sé anche
il fatto che ora i confini del continente si misero in movimento ampiamente verso
oriente. La fissazione degli Urali come frontiera è oltremodo arbitraria, in
ogni caso il mondo a oriente di essi diventò sempre più una specie di
sottostruttura dell’Europa, né Asia né Europa, essenzialmente forgiato dal
soggetto Europa, senza partecipare però esso stesso del suo carattere di
soggetto: oggetto, e non portatore esso stesso della sua storia. Forse con ciò
è definita, tutto sommato, l’essenza di uno stato coloniale”.
Scrittura – “Si dice sempre che Cervantes e Dostoevskij scrivessero male. Ma se
quella cattiva scrittura è servita loro per regalarsi il ‘Chisciotte’ e
‘Delitto e castigo’, allora forse non scrivevano così male. Adeguarono la
scrittura ai loro fini” – J.L.Borges, “Il linguaggio dell’intimità”.
Scuole letterarie – “Sono
delle semplici comodità per la critica” – Borges, “Il linguaggio dell’intimità”,
50.
Wagner – “Non comprese
nulla dell’universo scandinavo”, delle saghe che usa, “insistendo invece sull’aspetto
romantico, enfatico” – J. L. Borges, “Il linguaggio dell’intimità”, p. 31.
Con una resipiscenza: “Forse sono io che non comprendo Wagner. O forse,
invece, sono vere entrambe le cose”.
Walt Whitman – Democratizzò
la poesia - Borges, “Il linguaggio dell’intimità”, 28: “Straordinario esperimento
il suo, l’idea di comporre un’epopea della democrazia, in cui non ci fosse un
protagonista, ma nella quale tutti fossero personaggi principali… Ogni lettore
dialoga con Whitman. In parole povere ognuno di noi, quando legge ‘Foglie d’erba’,
è un personaggio di Whitman”.
letterautore@antiit.eu
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